Irlanda, caos spogliatoio: i calciatori votano, domani contro Israele si gioca. Ma in 4 si ribellano
Il commissario tecnico ha messo la questione ai voti: la maggioranza dello spogliatoio ha deciso di scendere in campo, ma non tutti ci stanno. E anche il primo ministro era contrario alla partita
Il commissario tecnico ha messo la questione ai voti: la maggioranza dello spogliatoio ha deciso di scendere in campo, ma non tutti ci stanno. E anche il primo ministro era contrario alla partita
Carlo Tagliagambe Giornalista 26 settembre - 19:42 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUn'aria così tesa del genere, in Irlanda non si respirava da tempo. E questa volta non c'entrano i rapporti complicati con gli inglesi, ma si tratta solamente di una questione calcistica. Che poi, a ben guardare, solo calcistica non è, visto il pesante sconfinamento nella politica e nella diplomazia. Ma andiamo con ordine. Da mesi l'Irlanda - sulla spinta dei propri tifosi - minacciava di boicottare la gara di Nations League (2ª giornata del gruppo 2 di League B) contro Israele. "Motivazioni umane" e "solidarietà con il popolo palestinese", spiegavano i tanti manifestanti accorsi al raduno dei calciatori a Dublino alla vigilia della partenza per la doppia trasferta contro Kosovo e appunto Israele (con la gara in programma a Debrecen, in Ungheria). A livello politico, l'Irlanda ha fermamente condannato le operazioni militari di Israele nella Striscia di Gaza, trovando peraltro pieno supporto in una grande fetta di popolazione. "Lo sport va in difficoltà quando si scontra con la politica" aveva detto al momento del sorteggio il premier Micheal Martin, spiegando che "come nazione abbiamo fermamente condannato la politica del governo israeliano". Di qui la decisione iniziale della Fai, la federcalcio irlandese, di boicottare la gara di Nations League, in calendario domenica. Solo che il ko alla prima giornata sul campo del Kosovo ha messo la nazionale verde con le spalle al muro: un'altra sconfitta (a tavolino) potrebbe costare carissimo all'Eire, che a quel punto rischierebbe la retrocessione in League C. Oltre a pesanti sanzioni da parte dell'Uefa, proprio all'indomani dell'Europeo 2028 di cui l'Irlanda è uno dei paesi organizzatori (insieme a Inghilterra, Galles e Scozia).
il voto in spogliatoio
—Così il ct Heimer Hallgrimsson ha deciso di 'convocare' lo spogliatoio e mettere la questione ai voti. E - a quanto riferisce - la maggioranza dei calciatori avrebbe deciso di scendere in campo, nonostante le riserve sulla partecipazione dell'avversario alla competizione. "Giochiamo contro il genocidio, non insieme al genocidio" ha provato a spiegare il commissario tecnico in una surreale conferenza stampa, in cui si è anche ipotizzato che i calciatori irlandesi potessero scendere in campo, senza però porgere la mano agli avversari nel consueto saluto inziale. Parole che però hanno fatto letteralmente infuriare la federazione israeliana, che ha parlato di "stupidità e ignoranza". Salvo poi, una volta incassata la certezza di giocare, rettificare con un messaggio postato sui propri profili social: "Siamo felici che, alla fine, abbia vinto lo sport. Teniamo separati calcio e politica e sfidiamoci sul campo". Peccato che un gruppo di calciatori irlandesi - almeno quattro secondo le cronache - sia pronto a rifiutarsi di scendere in campo. In testa alla 'minoranza' sconfitta al voto c'è il secondo portiere Gavin Bazunu (nato a Dublino ma di origini israeliane), che ha scelto di non allenarsi, restare in hotel e chiedere chiarimenti al ct e alla federazione. Una presa di posizione che ha ovviamente agitato la vigilia. Morale: oggi l'Irlanda non si è allenata, calciatori e staff hanno avuto un acceso confronto durato quattro ore e i tifosi stanno facendo pressione sui social per boicottare il match. Il tutto quando al fischio d'inizio mancano circa 24 ore. In cui, ormai lo abbiamo capito, può ancora succedere di tutto.
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