Il retroscena: Tonali, Barella, Mancini e Di Lorenzo, ecco cosa Mancini vuole dai suoi senatori
Il ct si aspetta uno scatto dai "più esperti" che si sono eclissati contro il Belgio. E nella gestione precedente furono due flop a dare il via al ciclo vincente
Il ct si aspetta uno scatto dai "più esperti" che si sono eclissati contro il Belgio. E nella gestione precedente furono due flop a dare il via al ciclo vincente
dal nostro inviato Guglielmo Buccheri 27 settembre - 08:33 - ROMA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleC’è una squadra in apnea e ci sono “senatori” che sembrano non accorgersene: il copione della sfida persa contro il Belgio può essere letto così. Parlare di tradimento non avrebbe alcun senso, raccontare di qualcosa che non è andato come la logica avrebbe dovuto dire, sì: Sandro Tonali più Nicolò Barella in mezzo, Giovanni Di Lorenzo più Gianluca Mancini là dietro, non è il gioco delle coppie, è la traduzione del concetto di “senatori” assenti.
LE FALLE
—Tonali, mister 116 milioni per il passaggio dal Newcastle al Tottenham, fa fatica alla guida degli Spurs ultimi in Premier e non prende mai il volo quando la causa Nazionale si fa ingombrante; Barella, nell’Inter, risponde presente, con l’Italia lo fa a corrente alternata; Di Lorenzo, in azzurro, non batte un colpo da tempo e vivacchia ai margini, il Mancini giallorosso va a sbattere su un’irruenza fuori luogo e fuori tempo quando è chiamato a “blindare” l’area di rigore di casa nostra. E, allora? Chi dovrebbe proteggerci deve darsi una mossa altrimenti il processo di rinnovamento faticherà a decollare perché costruito, come accade altrove, sul mix di esperienza ed intraprendenza, saggezza tattica e leggerezza dell’età.
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—Mettere il silenziatore alla notte romana, quella della grande disillusione, non è possibile, ma, al risveglio, il ct Roberto Mancini ha suonato la carica. Nelle sue parole al gruppo riunito c’è una riflessione da leggere con gli occhi dell’ottimismo: la strada deve essere questa, un percorso lungo e non facile, ma che ci porterà lontano, molto: è la sintesi del ct azzurro. Mancini ha ricordato ai suoi ragazzi il sentimento di una nazione di tifosi esasperati da quanto non raccolto negli ultimi anni e, per questo, i fischi vanno accettati e compresi perché figli dell’amarezza e di un amore tradito. Capitò lo stesso, così Mancini alla squadra, nel settembre del 2018: a Bologna, 1-1 con la Polonia in Nations League, il pubblico accompagnò l’Italia negli spogliatoi sotto un diluvio di fischi, tre giorni dopo ci fu il ko doloroso in Portogallo, poi la risalita con il successo di Chorzow (rete di Biraghi al 92’) dopo la brillante amichevole di Genova con l’Ucraina. Risalita fino alle trentasette gare senza sconfitta dall’ottobre citato all’ottobre del 2021.
LA BUSSOLA
—La grande disillusione e la grande delusione: quattro “senatori” hanno perso la bussola sul più bello e il bottino è finito in mano ai belgi. Tonali o Barella: se stonano nello stesso contesto sono dolori. Di Lorenzo rischia di essere sorpassato a destra, Gianluca Mancini al centro. L’altro Mancio, il ct, riunisce il gruppo e gli consegna una memoria da mandare giù senza esitazioni: dentro una strada giusta occorre metterci l’atteggiamento giusto. Otto stagioni fa andò proprio così perché ad un avvio tremolante a dir poco seguì uno scatto d’orgoglio tra i più prolifici della nostra storia: in panchina c’era Mancini, allora come oggi. Il Belgio è più forte di noi si può dire. Ma non si dovrà più dire che l’Italia è rimasta a guardare.
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