Dwyane Wade, dal cancro alla depressione: "Sto ancora cercando il mio scopo"
La Gazzetta dello Sport

Dwyane Wade, dal cancro alla depressione: "Sto ancora cercando il mio scopo"

Domenica 27 settembre 2026
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Per sedici anni il basket è stato il centro della sua vita. Dopo il ritiro la sfida più difficile è iniziata lontano dal parquet: capire chi essere quando la pallacanestro non è più il centro di tutto

Per sedici anni il basket è stato il centro della sua vita. Dopo il ritiro la sfida più difficile è iniziata lontano dal parquet: capire chi essere quando la pallacanestro non è più il centro di tutto

Elena Cecchetto 27 settembre - 13:18 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Per Dwyane Wade il basket non è mai stato soltanto uno sport. Dalla crescita ai Miami Heat fino alla consacrazione con gli stessi colori, ogni fase della sua vita è stata accompagnata dalla pallacanestro. In sedici stagioni Nba, Wade ha conquistato tre titoli, è stato convocato 13 volte all'All-Star Game ed è diventato uno dei giocatori simbolo della sua generazione. Per anni ha vissuto seguendo una routine precisa: allenarsi, giocare, vincere. Tutto in repeat per prepararsi alla partita successiva. Il basket gli dava obiettivi concreti e, allo stesso tempo, rappresentava una forma di sfogo. Sul parquet poteva scaricare emozioni negative, pressioni e difficoltà. Per questo il ritiro del 2019 non ha significato soltanto smettere di giocare.

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LA TERAPIA

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Una volta terminata la carriera, Wade si è trovato davanti a una domanda molto più complicata di qualsiasi sfida affrontata in campo: cosa viene dopo? Il successo non era il problema. Aveva già vinto tutto ciò che un giocatore può desiderare e aveva costruito una carriera destinata a rimanere nella storia della Nba. Il basket era  una sorta di terapia e senza quel punto di riferimento ha dovuto imparare a gestire diversamente ciò che provava e a costruire una nuova quotidianità. "Mi sono detto: 'Ok, dove incanalo questa energia?' Finirà per andare a chi mi sta intorno, e io non volevo che succedesse. Quindi la prima cosa che ho fatto, nel bel mezzo dell'incertezza, è stata sedermi di fronte a qualcuno e iniziare a parlare, capisci?". La risposta di Wade è arrivata progressivamente attraverso una ridefinizione della propria identità. Il basket non è scomparso, ma ha cambiato funzione. "Sto cercando uno scopo. Pensavo che il basket lo fosse... e infatti era una parte fondamentale", ha detto la leggenda degli Heat al podcast "Conversation with Cam". "Ma a 37 anni ho chiuso. C'è molto di più da vivere per me. Credo che la cosa che mi spinga ad alzarmi ogni giorno sia fare tutte queste cose proprio perché sto cercando uno scopo nuovo".

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la prevenzione

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Anche il concetto di eredità ha assunto un significato diverso. Durante la carriera, la legacy di un giocatore viene generalmente misurata attraverso titoli, statistiche e record. Fuori dal campo, invece, non esiste un tabellone che possa stabilire il valore di ciò che una persona ha costruito. Per questo Wade ha voluto che la sua voce si estendesse oltre il mondo della pallacanestro, in particolare per incoraggiare gli uomini a prendersi maggiormente cura della propria salute fisica e mentale. Così il tre volte campione Nba ha iniziato a parlare apertamente della prevenzione e del cancro di cui ha sofferto nel 2023. "Quando ho compiuto 40 anni mi sono sottoposto ad alcune visite mediche, sono andato dal dottore e gli ho detto che volevo sapere tutto sul mio corpo. Dalla testa ai piedi. Avevo problemi di stomaco, ma volevo essere controllato ovunque". Una scelta maturata dai precedenti casi di cancro alla prostata in famiglia. "Volevo sapere perché avevo i crampi allo stomaco, perché la mia urina uscisse lentamente. Mi hanno trovato qualcosa al rene destro" ha raccontato. Non essendo chiaro se si trattasse di una ciste o un tumore, il medico ha suggerito l’intervento. "Grazie a Dio mi sono operato, avevo un tumore maligno. Mi hanno asportato il 40% del rene destro".

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