Le parole restano sulla punta della lingua? C'entra anche il grasso addominale
Uno studio italiano collega l'adiposità addominale a una minore fluidità verbale e a un declino più marcato con l'età
Uno studio italiano collega l'adiposità addominale a una minore fluidità verbale e a un declino più marcato con l'età
Eugenio Spagnuolo 27 settembre - 14:35 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNel film Odio l’estate di Aldo, Giovanni e Giacomo, il personaggio interpretato da Giovanni ha uno strano tic: mentre parla, non riesce a trovare le parole. Le cerca, si interrompe, prova ad aggirarle con definizioni improbabili, come se il termine giusto fosse lì da qualche parte ma non volesse farsi afferrare. Nella commedia il meccanismo funziona benissimo, perché trasforma una difficoltà piuttosto comune in un tormentone. Fuori dal cinema, però, quella sensazione di avere una parola "sulla punta della lingua" è sempre più frequente con l'età e potrebbe avere a che fare anche con qualcosa che, apparentemente, riguarda tutt'altro: il grasso accumulato sull'addome.
Odio l'estate - Aldo, Giovanni e GiacomoA suggerirlo è un importante studio italiano, condotto dai ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, coordinato da Francesco Landi e pubblicato su Frontiers in Aging Neuroscience. Sono stati presi in esame 3.615 adulti tra i 30 e gli 80 anni che partecipano al Look Up 8+ Study, progetto sulla longevità partito nel 2015. Ed ecco il primo dato interessante: la cosiddetta fluidità verbale, ossia la capacità di ripescare rapidamente una parola dalla memoria, non cala inesorabilmente anno dopo anno. Raggiunge il massimo intorno ai 45-50 anni, poi comincia progressivamente a perdere colpi.
Per misurarla, i partecipanti dovevano pronunciare, in 30 secondi, il maggior numero possibile di parole che iniziassero con la lettera F, senza usare nomi propri o città. Un gioco da Settimana Enigmistica, che in realtà cela un test neuropsicologico che richiede di andare a cercare velocemente nel proprio magazzino lessicale, selezionando le parole giuste mentre si tengono a bada quelle sbagliate. "Le traiettorie cognitive iniziano a modificarsi già nella mezza età", spiega Landi, direttore del Dipartimento di Scienze dell'invecchiamento, ortopediche e reumatologiche del Gemelli. E qui conta parecchio anche quanto abbiamo studiato: chi possiede un livello di istruzione più elevato ottiene risultati significativamente migliori, un vantaggio che rimanda alla cosiddetta riserva cognitiva, ossia al patrimonio di risorse costruito dal cervello nel corso della vita.
grasso e linguaggio
—Fin qui, niente di sorprendente. Più curioso è ciò che succede quando nella faccenda entra la pancia. I ricercatori hanno valutato l'adiposità centrale, cioè il grasso concentrato nella zona addominale, scoprendo che all'aumentare di questa, peggiorava la fluidità verbale; e non basta, perché la pancia sembrava anche accentuare la riduzione delle prestazioni associata all'età. "Una maggiore adiposità a disposizione centrale si associa ad una peggiore verbal fluency e, soprattutto, modifica l'associazione tra età e performance cognitiva", osserva Landi, che considera questo uno dei risultati più innovativi della ricerca. Non significa, banalmente, che chi pesa di più ricordi meno. Il punto è dove si accumula quel peso: il grasso viscerale che si deposita intorno agli organi non è un'innocua imbottitura, ma un tessuto metabolicamente attivo, coinvolto nei processi infiammatori e nelle alterazioni del metabolismo. Nello studio, del resto, anche avere la glicemia entro valori normali si associa a una migliore fluidità verbale; lo stesso accade con un'alimentazione aderente al modello mediterraneo e con l'attività fisica. Insomma, alcuni dei fattori che siamo abituati a mettere nel capitolo salute cardiovascolare sembrano avere qualcosa da dire anche quando si parla di funzionamento del cervello.
E poi ci sono le gambe. Tra i vari test eseguiti c'era anche il chair stand, una semplicissima prova nella quale bisogna alzarsi e sedersi ripetutamente da una sedia: chi impiegava più tempo, mostrando quindi una peggiore funzionalità degli arti inferiori, otteneva risultati inferiori anche nella prova delle parole. E non era la quantità di muscoli a fare la differenza, ma la mobilità. "Il risultato suggerisce una possibile connessione funzionale tra adiposità, mobilità e invecchiamento cognitivo", precisa Landi. Insomma, corpo e cervello, ancora una volta, ci dicono che desiderano invecchiare molto meno separatamente di quanto ci piaccia immaginare.
Leggi anche Blu di Metilene per migliorare memoria e concentrazione? Cosa si sa sull'ultima moda socialStai invecchiando bene? Ecco 4 semplici test di fitness per capirloSarcopenia: primi sintomi della perdita di massa muscolare con l'avanzare dell'età© RIPRODUZIONE RISERVATA