Da "nuovo Valentino Rossi" ai problemi, e ora un anno da record: tutto quello che non sapete su Bulega
La Gazzetta dello Sport

Da "nuovo Valentino Rossi" ai problemi, e ora un anno da record: tutto quello che non sapete su Bulega

Domenica 27 settembre 2026
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Cinque anni fa si "sentiva male all'idea di correre un gran premio" e disse "arrivederci" al Motomondiale. Dopo il titolo di Sbk sfiorato nel 2025 e assai vicino del 2026, "il nuovo Valentino Rossi" è pronto per la MotoGp

Cinque anni fa si "sentiva male all'idea di correre un gran premio" e disse "arrivederci" al Motomondiale. Dopo il titolo di Sbk sfiorato nel 2025 e assai vicino del 2026, "il nuovo Valentino Rossi" è pronto per la MotoGp

Mario Salvini Giornalista 27 settembre (modifica alle 17:52) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Per capire davvero che cosa significa quello che è accaduto oggi bisognava aver visto Nicolò Bulega cinque anni fa, nel corso della stagione 2021, quando era in Moto2 con il Team Gresini. “Mi sentivo male solo all’idea di fare la valigia e partire per un gran premio“, ha raccontato solo poche settimane fa. Una stagione drammatica, il punto più basso di tutte le sue difficoltà patite nel Motomondiale fin dall’esordio nel 2016. Quando di lui tutti dicevano che era “Il nuovo Valentino Rossi”, perché era il figlio di Davide, pilota molto ben conosciuto nell’ambiente, perché per l’appunto correva per il team di Valentino, marchiato Sky, e soprattutto perché veniva dal Cev vinto, il Campionato Spagnolo di Velocità, la scuola di specializzazione per la Moto3. 

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Illusione e problemi

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 Sensazione che sembrava essere confermata quando alla quarta gara di stagione ha centrato per la prima volta il podio: un secondo posto a tre secondi da Brad Binder e davanti a un certo Francesco Bagnaia, non ancora Pecco, non per tutti. Sembrava l’inizio di qualcosa che in realtà non è mai cominciato veramente. Solo un altro podio, infatti, sarebbe arrivato fino al termine di quella stessa stagione 2016. Poi mai più. Nicco cresceva di statura, e dunque mantenere il peso era sempre più difficile, era anche 15 kg più di certi suoi avversari. Cercava di compensare frenando dopo gli altri, a volte ci riusciva anche, ma poi si usuravano le gomme. I risultati non arrivavano. Tre anni in Moto3. L’addio, traumatico, a Valentino Rossi e alla sua squadra, nel tentativo di distaccarsi da quell’orbita dorata di cui sapeva di non aver soddisfatto le aspettative. La volontà di ovviare al tutto in Moto2. Ma niente. 

Bulega 10 anni fa con i genitori

malignità

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Ed è chiaro che se uno parte con la nomea di essere il nuovo Valentino e non combina granché, poi tutt’attorno si scateno certe malignità. Culminate appunto in quel maledetto 2021 in cui il suo miglior piazzamento è stato l’11º posto, ottenuto due volte, a Le Mans e al Sachsenring. A fine stagione era spiattellato sull’asfalto del 26° posto della Moto2. Si è guardato allo specchio. Nella sua tabella di marcia a quel punto, cinque anni dopo il debutto, avrebbe dovuto essere in MotoGP invece stava per lasciare. Con rabbia, voglia di rivincita, frustrazione, su Instagram il 14 novembre del 2021, giorno del gran premio di Valencia, ultima prova del mondiale scrisse: “Ci rivedremo presto, MotoGP”. Se ne andava, forse abbandonava addirittura il motociclismo, eppure dava appuntamento a quella massima seria cui aspirava da sempre e in cui sembrava di colpo destinato a non arrivare mai. 

Rinascita

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Non ha mollato, per fortuna. Con il suo Manager, Alberto Martinelli (lo stesso di Tony Cairoli e di Sofia Goggia) ha preso una decisione radicale, dura. Quasi autopunitiva. Scendere di categoria nell’ambito del Motomondiale non poteva, non avrebbe avuto senso, le Moto3 per lui erano piccole già qualche anno prima. E allora via, cambio radicale di Mondiale. Una botta di fortuna, finalmente: la nascita di un nuovo team, quello di Aruba con le moto Ducati. Una era pronta per lui in SuperSport, la “serie B” della Superbike. Un anno di apprendistato, e al secondo l’illuminazione. La luce che tutti vedevano attorno a lui diciassettenne che si è accesa di colpo subito dopo i 24 anni. Un 2023 trionfale, con il titolo mondiale di categoria. E poi la promozione, subito qualche successo anche in Superbike. E poi un 2025 di lotta, carenate, decine, anzi più probabilmente centinaia di sorpassi e contro sorpassi con Toprak Razgatlioglu. Un Mondiale conteso e perso di poco, non senza recriminazioni, nel 2025. 

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2026

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E poi finalmente questo strepitoso, storico, incredibile 2026 fatto di quasi sole vittorie, di tutti i podi, di record, di un dominio che ha pochi precedenti non solo nel motociclismo, in tutto il motosport. Forse nessuno, di certo non ce ne sono in Superbike. Nicoló Bulega è diventato il campione più campione della storia della categoria. Conquistandosi il diritto, sacrosanto, di tornare al Motomondiale. Viatico non scontato: Jonathan Rea, per dire, ci ha sempre sperato e non l’ha mai percorso. Nico andrà a riprovarci esattamente dove tutto avrebbe dovuto cominciare e non era iniziato mai: nel team di Valentino Rossi. Ma in MotoGP, questa volta. Come aveva promesso cinque anni fa.

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