Undici figli, 7 mogli, 3 Champions, 160 milioni persi: la vita spericolata di Roberto Carlos
La Gazzetta dello Sport

Undici figli, 7 mogli, 3 Champions, 160 milioni persi: la vita spericolata di Roberto Carlos

Domenica 27 settembre 2026
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L'esterno brasiliano ha ammesso di essere stato truffato di tutti i guadagni della carriera. Un altro numero da affiancare a tutti quelli di un'esistenza sopra le righe

L'esterno brasiliano ha ammesso di essere stato truffato di tutti i guadagni della carriera. Un altro numero da affiancare a tutti quelli di un'esistenza sopra le righe

Furio Zara Collaboratore 27 settembre - 19:49 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Come il più imprevedibile dei suoi tiri, se avete presente: quelle punizioni supersoniche che l’hanno reso celebre in tutto il mondo, anche la vita di Roberto Carlos ha preso all’improvviso un’altra direzione, saettando verso un disastro finanziario che è stato raccontato dallo stesso campione. Falsi amici, agenti malandrini e familiari scaltri gli hanno svuotato il conto in banca. Il brasiliano è rimasto al verde. Nell’impatto che fa la vita quando va a sbattere contro i guai, si ridefinisce così la figura di questo eterno ragazzo - oggi di anni ne ha cinquantatré - che oggi sembra invecchiato di colpo, lui che ha frequentato il giardino dei giochi con quella faccia da bambino mai cresciuto, sorridente per ogni stupore, dritto come un parafulmine contro un cielo che - da quando ha smesso di correre su e giù per la fascia - custodisce solo temporali.

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trofei e figli

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Già nel conteggio della sua quotidianità, emerge una generosità di vita stupefacente, che mescola cromosomi e trofei in bacheca, incubi e amori, vizi e virtù, notti insonni vissute nell’angoscia e altre consumate ballando sopra i tavoli.

Con Mariana Luccon, una delle 7 mogli che ha avuto. Afp

E dunque, un bel respiro: 11 figli riconosciuti avuti da 7 mogli, 2 sono i matrimoni e 2 le foto-ricordo con le fortunate, 8 le squadre di cui ha vestito la maglia da calciatore, 5 quelle allenate senza successo, 25 i trofei in bacheca, comprese le 3 Champions vinte con il Real Madrid e la Coppa del mondo con il Brasile, 125 le presenze con la Seleçao - 2° di tutti i tempi dopo Cafu - 137 i chilometri orari fissati dal suo famoso tiro nell’amichevole Francia-Brasile del 1997 a Lione, 11 gli anni a Madrid (a volerlo fu Capello), 527 le presenze con i Blancos - primo tra i calciatori nati fuori dalla Spagna - 3 i Mondiali disputati (1998, 2002 e 2006), molte di più le lacrime versate per quello mancato nel 1994 (il ct gli preferì Branco), 3 le dita del piede sinistro usate per calciare la valvola del pallone così da imprimergli il più imprevedibile degli effetti speciali, 12 gli anni che aveva quando, nato povero a Garça, nello stato di San Paolo, cominciò a lavorare in una fabbrica tessile, 10 i miliardi di lire spesi da Moratti nel 1995 quando lo portò all’Inter, 9 i milioni a stagione del contratto, due anni e mezzo, che riuscì a strappare al patron dell’Anzhi, Kerimov, quando a 38 anni decise di fare tappa da quelle parti.

Contro Antonio Conte in un Juve-Real. Afp

ronaldo il fenomeno

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E ancora: 30 i secondi di angoscia che gli bloccarono il sangue quando, per primo, girandosi dal letto dove dormiva svegliato dai lamenti, si accorse del malore - no, non era una crisi epilettica - del suo grande amico Ronaldo il Fenomeno alla vigilia della finale del Mondiale del 1998 tra Francia e Brasile, 42 gli anni del fine corsa, quando decise di smettere con il calcio 24 quelli messi a referto da professionista, 11 i secondi, scarsi, con cui era capace, ai tempi belli, di correre i 100 metri, 1 l’assist più inverosimile nella storia della Champions, quello per il favoloso tiro al volo di Zidane contro il Bayer Leverkusen nella notte del trionfo madridista, 15 gli anni che aveva quando - secondo la pesantissima accusa della televisione tedesca Ard cominciò a doparsi per "imbottire" la muscolatura, seguito dal più chiacchierato dei medici brasiliani dell’epoca, tale Julio Cesar Alves (lui negò tutto e minacciò querele, ma la questione si silenziò senza bisogno dei tribunali) e infine 160 milioni di euro, quelli guadagnati con il calcio, che secondo la sua stima gli sono stati sottratti dal conto in banca - puff! - lasciando solo una nuvola di zolfo, a contezza della diavoleria che l’ha trasformato da cigno ricchissimo in anatroccolo senza il becco di un soldo.

Ronaldo, Pelè e Roberto Carlos. Afp

dissessto finanziario

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All’inizio del 2025 era circolata la voce che, proprio nei giorni in cui si stava separando dalla seconda moglie, in attesa di trovare una sistemazione, aveva chiesto al Real Madrid di concedergli l’utilizzo di una camera nel centro sportivo. Voce smentita prontamente dal brasiliano, con sdegno pari alla rabbia. Ora però è lui stesso a raccontare del dissesto finanziario che lo ha inchiodato ad una muro non previsto. Se l’è sempre cavata, se la caverà anche stavolta. Ai tempi del Madrid era presenza fissa alle feste che organizzava il suo amico Ronaldo (si conoscono dal 1992, quando erano entrambi due ragazzi che sognavano la gloria): memorabile quella volta che, nella villa del Fenomeno, dove i colleghi calciatori e le loro mogli, compagne e fidanzate stavano sorseggiando aperitivi al tramonto, comparve al cancello un pullman che, suonando, reclamava l’ingresso. Dentro c’erano una decina di ragazze, reclutate per l’occasione dal Fenomeno (ha detto Roberto Carlos: "Ho dormito più notti con lui che con le mie due mogli"). I compagni del Madrid raccontarono in seguito che, nell’imbarazzo generale - erano pur sempre lì con le mogli - se ne andarono via quasi tutti, salutando in fretta i commensali e congedandosi prima che la situazione degenerasse nella bolgia in area di rigore. I soli a rimanere, persino un po’ stupiti, furono Ronaldo e Roberto Carlos che - ma qui si entra nel territorio della leggenda non verificabile - non si persero d’animo e, pur in inferiorità numerica, con ammirabile senso del dovere, portarono avanti la partita fino ai supplementari.

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Un giovane Roberto Carlos con l'Olimpica del Brasile nel 1996. Afp

piede sinistro

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Del suo tiro al fulmicotone, si diceva prima. Il pallone calciato con il piede sinistro, l’arto micidiale in uscita di gambe ipertrofiche, da trapezista, dure come il marmo, con circonferenze da record, variabili dalla coscia destra alla sinistra tra i 66 e i 68 centimetri. Anni dopo quella famosa punizione di Lione un team di fisici francesi provò a comparare la potenza, la gravità, la resistenza dell’aria, persino la dinamica che hanno i proiettili e un sacco di altre cose, nel vano tentativo di spiegare il segreto di quel formidabile tiro. Ma la scienza si arrese di fronte all’evidenza. Quel tiro rimaneva un segreto. Uno dei tanti di Roberto Carlos.

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