Alcaraz: "Ho cambiato il servizio e nessuno se n'è accorto". L'ha modificato così
Carlos ha apportato piccoli correttivi al movimento della battuta, come a suo tempo fece Djokovic
Carlos ha apportato piccoli correttivi al movimento della battuta, come a suo tempo fece Djokovic
Luigi Ansaloni Collaboratore 27 settembre - 20:06 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleCarlos Alcaraz ha cambiato il servizio ma "nessuno se n'è accorto". A confessarlo ridendo in conferenza stampa dopo la vittoria in Laver Cup contro Taylor Fritz è stato proprio il fuoriclasse spagnolo, che sembra pienamente guarito dopo i quattro mesi di infortunio al polso. Dopo lo US Open, dove è stato sconfitto ai quarti di finale, lo spagnolo si è preso il tempo necessario per rimettere a posto il fisico. "Ho trascorso quasi una settimana senza toccare la racchetta, poi ho lavorato molto dal punto di vista fisico. Ora sto tornando gradualmente al mio ritmo". E nel frattempo ha messo mano a un dettaglio tutt’altro che secondario: il servizio.
VIDEO: Il fratello di Alcaraz è una promessa: il futuro rivale di Carlos è in casaIl cambio di servizio
—"È un’arma molto importante per me, l’ho allenato tanto e ho fatto un paio di piccoli cambiamenti. Per quanto ho potuto vedere, nessuno se n’è accorto. Fantastico", ha detto Carlos ridendo. Una frase che ha acceso la curiosità. Ma perché Alcaraz avrebbe modificato il movimento del servizio, anche se in piccola parte? Nessuno ha la certezza, ma il punto sarebbe la protezione del polso infortunato, che lo avrebbe costretto a modificare soprattutto la parte finale del movimento, in particolare sulla battuta a effetto, sul servizio ad uscire. Una soluzione che potrebbe essere temporanea, ma che per ora sembra aver cambiato anche la velocità del colpo, più "lenta", soprattutto sulle prime palle. Il polso, dopotutto, rappresenta la catena finale del movimento, con lo scatto dato dall'avambraccio. Dunque, anche durante il servizio, senza dubbio si sollecita, eccome. Il servizio ad uscire potrebbe comunque rappresentare una soluzione di lunga durata, visto che, come si è visto, in questo modo lo spagnolo può sfruttare il suo gioco a rete o nei colpi d'attacco, con l'avversario "fuori" dal campo.
I precedenti
—Già prima degli Australian Open Alcaraz aveva lavorato sulla preparazione del servizio, con movimenti che ricordano da vicino quelli di Novak Djokovic. Dalla posizione della racchetta a quella della testa, fino al polso durante il lancio della palla: le similitudini sono evidenti. Il polso flesso verso il basso, in particolare, aiuta a mantenere il controllo della testa della racchetta e a rendere il gesto più fluido, il corpo che si carica come una molla per poi liberare energia nel momento dell’impatto. Alcaraz ha capito che il servizio non deve essere soltanto potente, ma soprattutto efficiente. Non sarà mai un Karlovic o un Raonic da 230 km/h, ma può trasformare la battuta in un’arma più continua e affidabile. Un po’ come ha fatto Djokovic per tutta la carriera: meno spettacolo sulla velocità pura, più qualità, precisione e pressione. Un'evoluzione che continua ancora oggi.
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