Parò un rigore a CR7, oggi boicotta la sfida a Israele: chi è Bazunu, il portiere che molla l'Irlanda per principio
A 16 anni affrontava 15mila fischi svedesi, a 19 disinnescava Ronaldo dal dischetto. Oggi, a 24, il portiere del Bolton ha scelto di ritirarsi per non giocare contro Israele
A 16 anni affrontava 15mila fischi svedesi, a 19 disinnescava Ronaldo dal dischetto. Oggi, a 24, il portiere del Bolton ha scelto di ritirarsi per non giocare contro Israele
Lorenzo Topello Collaboratore 27 settembre (modifica alle 22:58) - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleGavin Bazunu e il coraggio hanno spesso indossato gli stessi guantoni. Una sera lo buttano nella mischia in una notte europea: lui difende la porta dello Shamrock, il resto del mondo intorno a lui tifa Aik Solna e gli urla contro qualsiasi cosa. Motivo? Ha appena deciso di perdere tempo uscendo direttamente dalla propria area: "Io non ho mai visto una cosa del genere", ricordava Luke Byrne, il suo ex allenatore. Piccolo dettaglio: sulla carta d’identità, quella sera, c’è scritto sedici anni. Ma quando c’è da metterci la faccia, il ragazzo di Dublino non si tira indietro. Concretamente, come quando parò un rigore con gli incisivi a Cristiano Ronaldo. E metaforicamente: sussurrano in Irlanda che nello spogliatoio della nazionale abbiano messo ai voti l’idea di giocare oppure no contro Israele. Un’ipotesi è che sia finita 14-8 per quelli che sono voluti scendere in campo. Una certezza, invece, è che a capeggiare il boicottaggio sia stato Bazunu.
BOICOTTAGGIO
—Il calciatore ha spiegato i motivi della sua scelta attraverso una nota pubblicata sul proprio profilo Instagram: "Sono giunto a una decisione che non ho preso alla leggera. Sono un uomo di profonda fede e faccio del mio meglio per essere una persona di sani principi e valori; per questo motivo, sento che sarebbe sbagliato partecipare alle prossime partite contro Israele". Il doppio impegno di Nations League ha diviso il Paese e la stessa Federazione dublinese ha ricevuto pesantissime pressioni per non presentarsi. Gavin è divenuto il leader della minoranza: "La mia decisione si basa unicamente sulla mia personale convinzione che l'uccisione di persone innocenti sia sbagliata. È importante precisare che la mia posizione non è in opposizione al popolo israeliano o alla comunità ebraica, ma contro le atrocità che stanno avvenendo nella regione". Petto in fuori e paura zero. Come Bazunu fa da sempre.
PRONTO
—Gavin, nato a Dublino nel 2002 con in tasca un lascito di Nigeria (da parte di padre), è inevitabilmente un internazionalista convinto. Entra da ragazzino nel vivaio dello Shamrock Rovers e scala le gerarchie come bere un bicchier d’acqua: "A 15 anni giocava in Under 19" diceva di lui l’ex coach Byrne, "e sapeva già che nel giro di poco sarebbe finito in prima squadra". Oddio, magari non così poco: nel luglio 2018 mister Bradley si stufa delle incertezze del titolare Chencinski (che rimedia cinque schiaffi dal Dundalk in una sola uscita) e va a vedere una partita al piano di sotto, nelle giovanili. Gli mormorano che Bazunu potrebbe essere pronto. Lui non sente il condizionale. E via in campo, allora: debutta a 16 anni nel giugno 2018, un mese dopo si prende i fischi di 15mila svedesi in Europa League e fa spallucce. Bradley lo lancia ("Se uno è pronto, è pronto"), Byrne gongola: "Il bello è che durante la settimana, negli esercizi di possesso, faceva le cose che normalmente chiedevamo ai centrocampisti". Sì, anche i piedi sono discreti.
IL RIGORE A RONALDO
—E proprio perché a Gavin non fa paura girellare fuori area si fionda su di lui il Manchester City: mezzo milione al volo, pronto l’imbarco per il Nord d’Inghilterra. Gli chiedono esattamente cosa si aspetti dalla nuova avventura: "Ovviamente sono qui per poter diventare il portiere titolare. Ogni giorno lavoro per quell’obiettivo". Paura zero, rimpianti qualcuno: Gavin accumula presenze con le Under 18 e 23, ma dal club gli dicono che ha bisogno di giocare altrove. Via ai prestiti: Rochdale e Portsmouth, buone sensazioni. Nel frattempo, siccome anche la nazionale irlandese non pare esattamente in buone mani, gli danno pure quei guantoni. A settembre 2021 gli fanno notare che, con la maglia verde dei gaelici, sta per entrare nel lato antipatico della storia. Quello di chi è destinato a incassare un gol da copertina. Tipo il Gato Andrada, colui che subì la millesima rete di Pelè. Stavolta dall’altra parte del campo c’è Cristiano Ronaldo: il suo Portogallo cerca punti per il Mondiale in Qatar, lui vuole superare il record di gol in nazionale stabilito da Alì Daei. Bazunu lancia il guanto (letteralmente) di sfida: vince Ronaldo che sigla una doppietta, ma il ragazzo di Dublino prima di prendere gol gli para un rigore tuffandosi letteralmente di faccia sul pallone. E così nella storia entra col piede in due scarpe: il gol lo ha preso, ma ha anche parato un rigore a Ronaldo con soli diciannove anni sul documento d’identità.
VIDEO: Gilberto Mora è il baby Iniesta del Messico! Beffa tutta la difesa e segna cosìGUARDARE AVANTI
—Chiude la stagione 2021-22 col premio di miglior giocatore del Portsmouth e su di lui si fionda il Southampton: 14 milioni per strapparlo al City che intuisce di dover lasciare andare. Bazunu gioca due anni in biancorosso e poi comincia a girare ancora: in prestito a Liegi e allo Stoke, poi da questa estate firma da svincolato col Bolton. Non è il predestinato di cui parlavano in casa Shamrock, ma la faccia la mette subito anche con la maglia dei Wanderers: “Io voglio far parte di un gruppo che guarda avanti”. E soprattutto che non si volta dall’altra parte, come ha scritto sui social a proposito del boicottaggio del match contro Israele: "Ci sono poche occasioni nella vita in cui si ha l'opportunità di esporsi per qualcosa di più grande, e credo fermamente che questa sia una di quelle". Sotto i riflettori è andato per la prima volta a 16 anni, con una zingarata fuori area volta solo a perdere tempo. Stavolta ha scelto un intervento decisamente più incisivo. E no, il rigore di Cristiano Ronaldo non c’entra nulla.
Leggi anche Perché l’Italia non riesce più a rialzarsi? Mancini tira in ballo Totti e Del PieroMontella: "In Turchia se vinco sono alto e biondo... L'Italia l'avrei evitata, in passato mi ha chiamato"© RIPRODUZIONE RISERVATA