McNulty, un uomo solo al comando: dal camping al gravel. E ora anche in vetta al mondo
La Gazzetta dello Sport

McNulty, un uomo solo al comando: dal camping al gravel. E ora anche in vetta al mondo

Domenica 27 settembre 2026
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Il gregario di Pogacar (che ha postato i complimenti per il compagno subito dopo la vittoria), iridato a Montreal, ama la solitudine. Si diverte col pickleball ("Ma sono il peggiore") e a pedalare nello sterrato della sua Arizona

Il gregario di Pogacar (che ha postato i complimenti per il compagno subito dopo la vittoria), iridato a Montreal, ama la solitudine. Si diverte col pickleball ("Ma sono il peggiore") e a pedalare nello sterrato della sua Arizona

Alessandra Giardini Collaboratore 27 settembre - 23:24 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

"Mi piace credere nei miracoli", dice senza trattenere il pianto il nuovo campione del mondo. Brandon McNulty confessa che non aveva minimamente pensato di poter vincere il Mondiale. E invece è lui il successore del suo capitano Tadej Pogacar nell’albo d’oro della corsa iridata. McNulty ha vinto in solitaria, la modalità che gli è più congeniale: a lui piace viaggiare da solo, campeggiare da solo, andare nel deserto, correre da solo (quando può). Ma non gli crediamo fino in fondo quando dice che non aveva fatto un pensierino a questo successo: un anno fa McNulty aveva vinto il Gp Montreal, anche se per gentile concessione di Pogacar, e questo percorso gli è sempre piaciuto. La caduta alla Vuelta ha tolto a Pogacar la possibilità di arrivare a tre successi iridati di fila, come solo Peter Sagan. A quel punto la Uae Team Emirates aveva puntato sull’exploit di Isaac del Toro, che invece si è sfinito a forza di ciclopiche trenate, con Paul Seixas eternamente a ruota. Niente Pogacar, niente del Toro, eppure la squadra di Pogacar ha vinto lo stesso: oro a McNulty, argento per Matthews, bronzo a van der Poel. E il nuovo campione del mondo, abituato a correre nella squadra di gran lunga più forte di tutte (nel 2026 sono a 74 vittorie, 25 in più della seconda, la Visma), si è trovato a correre a Montreal nella nazionale più forte: era difficile immaginare che gli Stati Uniti dominassero il gioco in questo modo.

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Il paradosso è che per un anno la maglia più bella del ciclismo sarà sulle spalle di un gregario. Che non è mica una brutta parola: è semplicemente un ruolo, l’ammissione che c’è chi è più forte di te. E figuriamoci se il tuo capitano è Pogacar, il cannibale di questa epoca. Dopo questo furore, il solitario McNulty tornerà nei ranghi, al suo compito di uomo fidato del fenomeno sloveno. Nato in Arizona ventotto anni fa, cresciuto a Phoenix, messo in bici dal papà R.J., ingegnere informatico, Brandon ha cominciato a correre in mountain bike: quando aveva 11 e 12 anni vinceva quasi tutte le gare che faceva. Pian piano è passato alla strada, ma senza strappi. Non ha mai voluto forzare le tappe. Dopo diverse vittorie in Belgio a 16 anni, ha attirato l'attenzione di Roy Knickman, manager della Lux Cycling, che lo ha indirizzato all'allenatore Barney King. L’anno dopo la svolta: McNulty ha vinto la cronometro della Valley of the Sun Stage Race, mantenendo una media di 30 miglia orarie (poco più di 48 km/h) su una bici da strada. Quell'anno ha conquistato il titolo nazionale a cronometro juniores e ha partecipato ai Mondiali di Richmond.

Nel 2016, a 18 anni, ha vinto due corse a tappe, il Tour de l'Abitibi e il Trofeo Karlsberg, e si è confermato campione americano a cronometro tra gli juniores. Ai Mondiali di Doha ha vinto l’oro a cronometro juniores dando 35 secondi al secondo, il danese Mikkel Berg. Prima di lui soltanto tre americani avevano vinto il titolo: Greg LeMond, Jeff Evanshine e Taylor Phinney. L’anno dopo, nel 2017, McNulty è passato professionista, ma ha scelto di rifiutare le offerte delle squadre WorldTour per correre in Europa ed è rimasto negli Stati Uniti con una Continental, la Rally Cycling. Mai fare il passo più lungo della gamba. E poi c’era Summer Moak, anche lei ciclista: si erano innamorati, non volevano stare lontani. Si sono sposati alla fine di ottobre di tre anni fa, e durante la stagione hanno casa a Girona, in Spagna. A Montreal, sotto il podio mondiale, Summer piangeva di felicità avvolta nella bandiera a stelle e strisce.

Brandon e Summer il giorno del matrimonio. Instagram

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L’esordio nel WorldTour è arrivato a 20 anni, al Tour of California: Brandon è stato quarto nella tappa regina e settimo nella classifica generale, a tre minuti e mezzo dal vincitore Egan Bernal. L’anno dopo è arrivata la prima vittoria da professionista, al Giro di Sicilia, a Ragusa. E sempre l’Italia ha fatto da sfondo al primo grande Giro della sua vita: McNulty ha debuttato sulle tre settimane al Giro 2020, in autunno, chiudendolo al quindicesimo posto. L’anno dopo era al Tour con Pogacar, che ha vinto la corsa. E da lì in avanti Brandon è sempre stato poco lontano. Anche quando ha dovuto abbandonare la corsa, come quest’anno, è tornato a festeggiare Tadej e la squadra a Parigi: il 21 luglio, mentre stava andando alla partenza della cronometro a Évian-les-Bains, ha avuto un diverbio con un automobilista, che lo ha superato per poi frenare bruscamente davanti a lui costringendolo a tamponarlo. Spaventato, McNulty ha corso comunque la crono ma poi ha abbandonato la corsa per le conseguenze della caduta. Quest’anno non aveva ancora vinto, e non era mai salito sul podio: può capitare, se fai il gregario.

La passione per il gravel. Instagram

Un gregario non senza qualità in proprio: all'Olimpiade di Tokyo, nel 2021, era nel gruppo di testa nel finale e a 40 km dal traguardo ha attaccato. Soltanto Richard Carapaz è riuscito a tenere il suo ritmo, hanno scavato un bel vantaggio ma a meno di 24 km dalla fine l’ecuadoriano ha allungato ed è andato a prendersi l’oro, mentre McNulty è stato ripreso dal gruppo dei migliori. Può succedere, se non sei abituato a vincere. La prima tappa in un grande Giro l’ha vinta a maggio 2023, battendo in volata Ben Healy e Marco Frigo dopo una fuga a tre nella quindicesima tappa del Giro, a Bergamo. Un’ora dopo la fine della corsa iridata di Montreal è arrivato il messaggio Instagram di Pogacar: "The King of Montreal, Proud of you". Fiero del suo scudiero che ha tenuto la maglia arcobaleno sul pullman della Uae. In attesa che torni in re quello vero.

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Quando la stagione McNulty finisce ama dedicarsi al campeggio e al gravel. "Non ho mai fatto gare, ma durante l’inverno ho scoperto di poter montare pneumatici gravel da 32 mm sulla nostra bici da strada Colnago. Ho pedalato un po’ su sterrato in quel periodo ed è stato davvero piacevole. Potevo allenarmi senza stare in strada. È sempre bello sentirsi un po’ più al sicuro. Dove vivo ci sono molte strade sterrate che non portano da nessuna parte e poi ci sono dei sentieri molto facili, adatti alla mountain bike". Appena può si dedica al pickleball, uno sport simile al tennis ma giocato su un campo più piccolo che sta avendo un vero boom negli States: persino Andre Agassi e Steffi Graf lo preferiscono al tennis. "Io e Summer giochiamo con una coppia di amici: io sono di gran lunga il peggiore dei quattro". Brandon ama il gelato, e la sua cucina preferita è quella messicana. "Sono piuttosto fortunato perché vivo a Phoenix. Confiniamo con il Messico, quindi si trova dell'ottima cucina messicana autentica". La difficoltà più grande per lui è sempre stata quella di definirsi: "Cerco di essere un uomo da classifica generale, ma a volte ottengo ottimi risultati a cronometro o vado bene nelle gare di un giorno, non ho mai capito bene". Con la maglia iridata addosso magari sarà più facile darsi una risposta.

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