Mancini cambia l'Italia: Kayode e non solo, ecco le novità con la Turchia
Dopo il brutto ko all'esordio col Belgio, il ct rivedrà le sue scelte in ogni ruolo: poche le conferme rispetto alla prima gara
Dopo il brutto ko all'esordio col Belgio, il ct rivedrà le sue scelte in ogni ruolo: poche le conferme rispetto alla prima gara
Dal nostro inviato Fabio Licari 28 settembre - 08:57 - BURSA (TURCHIA) Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNel calcio il tempo è un concetto relativo, è come in un film di fantascienza dove chi viaggia alla velocità della luce non si rende conto che un suo giorno vale molto di più sulla Terra. Siamo tutti d’accordo che serve tempo per costruire una squadra, ma abbiamo lo stesso tempo delle altre nazionali, cioè zero o quasi. Restiamo manciniani, e ci mancherebbe, con il destino dell’Italia sempre più in bilico e il rischio che salti tutto al primo colpo. Ma non si possono chiedere tanti sconti in una situazione come la nostra, chiunque sia il ct, e con il presidente che l’ha scelto un po’ meno saldo. Con l’Italia presa a schiaffoni da tutte le parti, il pericolo di finire in B di Nations League, l’Europeo che incombe, il pensiero di un nuovo Mondiale che chissà. E Turchia-Italia che stasera rischia già di essere uno spareggio per evitare il quarto posto nel girone. Serve tempo, ma ne abbiamo poco.
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—La classifica è già impietosa dopo 90 minuti, Francia e Belgio se ne vanno, azzurri e turchi sono lontani non solo nei punti ma anche per gioco, atteggiamento, cifra tecnica. Mancini soffre, non sta meglio Montella verso il quale l’apertura di credito s’è ristretta dopo il Mondiale. Montella non ha Calha e Yildiz, i due più forti con Guler, e contro la Francia non c’è stata storia. Ma gli azzurri hanno subito di più contro il Belgio. Primo tempo in totale soggezione, secondo con una minima reazione, più individuale che collettiva. Non s’è vista la squadra. Non si sono viste idee, il doppio centravanti di Gattuso, il calcio “fluido” pur se non sempre lucido di Spalletti, ma un 4-3-3 scolastico e invecchiato rispetto a quello meraviglioso dello stesso Mancini del 2021. Strano, pensando alle idee visionarie del primo Mancio.
Rifare l'italia
—Sospendiamo per ora il giudizio, aspettando la Turchia, snodo cruciale per classifica e futuro, e rifacciamo l’Italia stasera a Bursa, 150 chilometri a sud di Istanbul, contro una squadra che con noi non ha mai vinto in 13 precedenti. Rifacciamo l’Italia in tutti i sensi. Giocando da Italia vera, per quanto possibile, e ridisegnando la Nazionale. Mancini ha detto che tatticamente non ci saranno variazioni. Ma gli interpreti si alterneranno, com’è logico, visto che tra 96 ore si va in Francia a conoscere Zinedine Zidane. In difesa, intoccabile il capitano Donnarumma, si va verso una mezza rivoluzione, con Kayode a destra per Di Lorenzo, in mezzo Scalvini e il rientrante Bastoni, a sinistra forse Ruggeri per avere Calafiori fresco per il match di venerdì a Parigi.
fratelli d'attacco
—Nuovo anche il centrocampo. Tonali è giù ma prima di rinunciare al potenziale leader ce ne vuole. Andrà davanti alla difesa come in Inghilterra, con ai lati due mezzali di incursione, Frattesi e Doumbia, che non può non giocare dopo aver visto il suo quarto d’ora a Roma: incursori per riempire un’area dove c’era solo Pio Esposito che dovrebbe essere confermato con, ai lati, Cambiaghi e Raspadori, che però è in ballottaggio con Seba Esposito. Può essere la serata dei due fratelli, ipotesi affascinante ma da valutare alla luce della prova di Romano, play dal futuro assicurato ma forse gravato di troppe responsabilità.
tutte le novitÀ
—Ma le novità dovranno essere anche altre. L’atteggiamento, intanto: non si scherzava quando si chiedeva un ct psicologo, gli azzurri sono ancora prigionieri di Zenica e del recente passato, le catene non sono state ancora spezzate. Paura e quindi poca iniziativa. Il ritmo poi: Capello ha parlato di “passaggetti”, di quel rallentamento che consente sempre agli avversari di piazzarsi. Mai una volta siamo stati in superiorità. Il secondo gol è arrivato anche perché, prima di fare un cross, Barella, non l’unico, ha girato e rigirato senza sapere dove andare. Loro correvano, noi no. Speriamo che tutti i discorsi sulla velocità in A non siano slogan. La pressione collettiva: mai vista, ma subita sempre. Le distanze: il calcio “dominante” è un manifesto da applicare con equilibrio, tra i reparti c’erano autostrade americane e in quei vuoti De Bruyne e Godts si sono infilati come negli scivoli degli acquapark. Purtroppo, queste quattro partite sono già decisive. E non è colpa di nessuno, se non di un calendario cinico e baro ma uguale per tutti.
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