Pescante: "Preoccupato per il futuro. Lo sport resti autonomo e la politica si faccia da parte"
La Gazzetta dello Sport

Pescante: "Preoccupato per il futuro. Lo sport resti autonomo e la politica si faccia da parte"

Lunedì 28 settembre 2026
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Il dirigente: "Il governo continui a fare ciò che fa contribuendo ai grandi eventi. In una fase così complessa servirebbe unità. Lo sport italiano ha raggiunto risultati straordinari"

Il dirigente: "Il governo continui a fare ciò che fa contribuendo ai grandi eventi. In una fase così complessa servirebbe unità. Lo sport italiano ha raggiunto risultati straordinari"

Elisabetta Esposito Giornalista 28 settembre - 08:00 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Presidente Pescante, lei che conosce bene l’ambiente ed è membro onorario del Cio, che idea si è fatto di quello che sta accadendo tra Figc e Coni?

"Intanto possiamo dire che c’è un terzo convitato di pietra, che è la politica. Ma ne parliamo dopo. Vorrei partire dagli ottimi risultati che in diverse discipline, dal tennis alla pallavolo fino alla mia atletica, ottiene il nostro sport. L’Italia dello sport è un’Italia vincente e questo è un dato indiscutibile. Otteniamo risultati più che positivi da 80 anni e il fattore che ha consentito di riuscirci è uno solo: l’autonomia dello sport. È stato sempre questo il segreto. Per cui sentirsi puntare il dito contro in questo modo dispiace". 

Mario Pescante e Giovanni Malagò

C’è preoccupazione per l’autonomia dello sport italiano? 

"È una questione seria e io la preoccupazione ce l’ho, soprattutto per il futuro. Il tema dell’autonomia è centrale, perché riguarda la capacità delle istituzioni sportive di governarsi da sole, di amministrare le proprie risorse e di prendere decisioni senza interferenze. Io credo che il Governo debba continuare a fare quello che fa adesso, contribuire a organizzare i grandi eventi, sperando in un rapporto unitario con lo sport italiano che deve assolutamente continuare a godere della sua autonomia. Chi conosce le leggi sa come poterla rispettare. Quando questa viene messa in discussione, tutto il sistema entra in sofferenza". 

Come se ne esce? 

"Serve un uomo che possa dare garanzie, che non venga dribblato facilmente. Io credo che ora ci sia una persona in grado di dare al calcio la spinta giusta per riprendersi, cosa quanto mai urgente, vista la centralità che questo sport ha per l’opinione pubblica". 

Presidente, lei non è l’unico a essere in ansia per l’autonomia dello sport. 

"Autonomia è la parola che più di altre in questo momento sta preoccupando il Cio e non vorrei che la questione possa avere delle conseguenze importanti su tutti gli eventi che il nostro Paese vorrebbe organizzare, dall’Europeo di calcio all’Olimpiade per la quale abbiamo delle chance. Di questo bisogna tenere conto, rientriamo tutti nei ranghi perché ci sono le persone giuste". 

All’interno del Coni il clima sembra molto teso. 

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"Devo confessare una certa tristezza nel trovarmi in una Giunta in cui, dopo sessant’anni di presenza in quel palazzo, non mi ritrovo più e la colpa è di quello che sta accadendo. In Giunta si avverte del disagio, tanto che a volte mi chiedo se come membro Cio sia ancora utile la mia presenza. Non è una situazione normale, né sana per un’istituzione che dovrebbe essere un punto di riferimento. In una fase così complessa servirebbe unità: il mio vuole essere un vero e proprio appello a restare insieme, compatti. Andiamo oltre i discorsi caratteriali e personali, questo è un problema serio, importante". 

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