Camillo Placì: "Ho girato il mondo, per i 70 anni mi regalo l'Olimpiade con la Tunisia"
Il tecnico italiano e l'ennesima esperienza di una carriera da giramondo: "Qui ci alleniamo a 51°. Ogni giorno c'è una problematica, a volte ci bloccano anche le scarpe alla dogana"
Il tecnico italiano e l'ennesima esperienza di una carriera da giramondo: "Qui ci alleniamo a 51°. Ogni giorno c'è una problematica, a volte ci bloccano anche le scarpe alla dogana"
Davide Romani Giornalista 28 settembre - 18:25 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleÈ l’allenatore giramondo. A 69 anni Camillo Placì ha allenato in Russia, Bulgaria, Turchia, Serbia, Qatar. E dall’estate 2025 guida la nazionale tunisina che nel fine settimana ha vinto il campionato africano battendo in finale il Camerun e ha staccato il biglietto per le Olimpiadi del 2028.
Placì, è stato un torneo che ha cambiato sede di gioco qualche settimana prima del via. Cos’è successo?
“Il paese che si era aggiudicato l’organizzazione dell’evento era il Congo ma con il problema Ebola e tutti i morti causati dall’epidemia, le altre federazioni africane hanno chiesto lo spostamento del campionato africano così la scelta è ricaduta sulla Tunisia”.
Per lei sarà la terza Olimpiade?
“Da vice allenatore della Russia ho conquistato il bronzo a Pechino 2008, poi con lo stesso incarico alla Bulgaria ho concluso al 4° posto Londra 2012 e ora potrò godermi Los Angeles 2028 alla guida della Tunisia. Mi sono fatto in anticipo il regalo per i 70 anni che compirò a novembre”.
Che bilancio dà delle due stagioni alla guida della Tunisia?
“Stiamo portando avanti un percorso. Nel 2025 abbiamo raggiunto il miglior risultato a un Mondiale (ottavi di finale, ndr) e il trionfo al campionato arabo, quest’anno è arrivato il successo all’Africano e la qualificazione al prossimo torneo iridato in Polonia nel 2027 e il pass per le Olimpiadi. Tutto questo provando a ringiovanire la rosa a causa di qualche rinuncia importante come Ben Tara”.
Come si trova a lavorare in Tunisia?
“Ci sono tante assonanze tra il mio sud Italia (il tecnico è di Specchia, ndr) e la Tunisia. Soprattutto i sapori, le spezie, i gusti. Ma anche la musica popolare e il calore che trasmettono nella quotidianità”.
Lei ha lavorato con allenatori come Bagnoli, Prandi, Alekno… Cos’ha imparato da ognuno di loro?
“Ho iniziato con l’argentino Kike Edelstein. Con Prandi è stato un percorso che ha unito lavoro e amicizia. Siamo stati insieme otto anni tra club e nazionali. Con Alekno ho condiviso l’esperienza in Russia ma abbiamo ci siamo conosciuti quando è venuto a Cuneo, mentre ero il secondo di Prandi, per aggiornarsi. Dopo l’esperienza con la Russia ho lavorato anche in Siberia, a Novy Urengoy. Con Bagnoli invece siamo stati insieme a Modena. Tutti mi ha trasmesso la capacità di gestire la squadra e di dare spazio ai componenti dello staff”.
VIDEO: A soli 13 anni è alto 2 metri 10: il giovane talento qatarino fa paura!Qual è lo stato di salute dello sport africano?
“Io posso parlare per la pallavolo e penso che il percorso verso l’eccellenza sia legato alle strutture. In finale abbiamo battuto il Camerun, una squadra di grandi atleti ma forse non hanno le stesse capacità nostre di organizzazione e strutture. E potrei fare anche altri esempi”.
Prego…
“Quest’anno abbiamo preso una piccola spara palloni per allenare la ricezione ma la velocità non va oltre i 115 km/h ma oggi le battute dei top vanno a 130 km/h. Mi sono anche prodigato per fare costruire dei tavoli da dove schiacciare per allenare la difesa e dei canestri per perfezionare la precisione dei palleggiatori”.
E le condizioni climatiche?
“Sono state due estati dove ho dovuto fare i conti con il caldo. Alcuni giorni abbiamo toccato i 51 gradi. In tre occasioni ho dovuto sospendere l’allenamento perché il palasport da 10000 posti non è climatizzato. Inoltre per tre settimane hanno razionalizzato l’acqua e con questo caldo è fondamentale idratarsi bene quando ti alleni. Per non non parlare delle scarpe”.
A cosa si riferisce?
“Spesso le ho ordinate io per i miei giocatori ma a volte rimangono ferme in dogana settimane. Insomma, le problematiche quotidiani sono all’ordine del giorno”.
Cos’ha imparato dalle sue esperienze all’estero?
“Saper accettare le diversità senza giudicare. A cominciare dal ramadan durante un periodo importante della preparazione. In quei giorni i giocatori non bevono quindi bisogna calibrare il lavoro considerando anche questo aspetto”.
A 69 anni ha ancora voglia di girare il mondo e mettersi in gioco?
“I giovani mi trasmettono il colore, la felicità di vivere, potersi gustare la vita giorno dopo giorno. E io cerco di godermela. Ma non parlo di champagne e ostriche o di donne. Voglio fare quello che amo”.
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