Bomber Olivari: "Dormivo con la canotta firmata da Curry, ora mi segue. A Trento ho una missione"
La Gazzetta dello Sport

Bomber Olivari: "Dormivo con la canotta firmata da Curry, ora mi segue. A Trento ho una missione"

Martedì 29 settembre 2026
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Decisivo nella prima giornata con le sue triple: "Sono qui con la benedizione di Steph, continuiamo a sentirci. Obiettivo portare la squadra ai playoff e alzare un trofeo"

Decisivo nella prima giornata con le sue triple: "Sono qui con la benedizione di Steph, continuiamo a sentirci. Obiettivo portare la squadra ai playoff e alzare un trofeo"

Francesco Pioppi 29 settembre - 08:27 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Sangue freddo come un rettile, tiro letale come quello del suo mentore Steph Curry. Il biglietto da visita di Quincy Olivari alla nostra Serie A è stato clamoroso. Alla prima partita ufficiale in maglia Dolomiti Energia Trento (chiusa con 23 punti, 7 rimbalzi e 2 assist) il play-guardia classe 2001 ha stroncato Reggio Emilia con tre triple consecutive negli ultimi quattro minuti. Veri e propri siluri - di cui uno da quasi dieci metri - che hanno completamente rovesciato l’inerzia del match, consegnando alla squadra di coach Rossi un successo di platino. 

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Olivari, diventa difficile immaginare un debutto migliore del suo: quali sono le sue prime impressioni sul campionato italiano? 

“È stata una serata davvero fantastica e sono rimasto molto sorpreso dall’atmosfera che c’era a Reggio Emilia. Il pubblico era caldissimo, ha tifato ogni istante, anche in maniera selvaggia. So che per voi è normale, ma è davvero bellissimo provare quelle sensazioni. Sono situazioni che tirano fuori il meglio di me”. 

Lo sa che il PalaBigi è stato uno dei luoghi del cuore di Kobe Bryant quando era al seguito di papà Joe? Insomma, è stato spietato proprio come un “Black Mamba” in un luogo molto speciale. 

“Quando sono arrivato lì non sapevo di questa connessione, durante il riscaldamento me l’ha spiegata Fabio (Bongi, assistente allenatore, ndr) e sono rimasto colpito da questa cosa. Kobe è il motivo per cui indosso il numero otto ma, proprio come lui, una volta che scendo in campo penso soltanto a distruggere i miei avversari. Sono qui con una missione e voglio portarla a termine…”. 

Qual è la sua missione? 

“Voglio portare questa squadra ai playoff e provare ad alzare almeno un trofeo”. 

Parlando di figure che l’hanno ispirata, qualche anno fa sono diventate virali alcune immagini in cui lei si emoziona parlando di Steph Curry che, pochi istanti prima, le aveva fatto i complimenti per la sua prestazione in Summer League quando vestiva la maglia dei Lakers (2 presenze in Nba nel 2024-2025). Cosa le è rimasto di quell’incontro così speciale con il suo idolo? 

“È stato qualcosa di indescrivibile. L’avevo incontrato la prima volta quando avevo circa 12 anni e mi aveva firmato la canotta. Quella maglia credo di averla messa diversi mesi anche per andare a letto. Poi la vita è davvero incredibile e mi sono ritrovato con lui che mi diceva che apprezzava il mio gioco e che mi seguiva… Pazzesco”. 

Siete ancora in contatto? 

“Sì e sono davvero fortunato. Anche se siamo lontani, continuiamo a sentirci (Olivari è uno dei pochi privilegiati che Curry segue su Instagram, a fronte dei 57 milioni che invece seguono lui, ndr) Steph sa che sono qui a Trento e quali sono i miei obiettivi, di oggi e del futuro. È come una benedizione”. 

Le ha già detto che alla prima partita è stato decisivo con tre triple nel “clutch time”? 

“No, non ancora, ma lo disturberò solo per qualcosa di veramente speciale”. 

Un obiettivo potrebbe essere vincere la classifica dei marcatori in Serie A? 

“Effettivamente mi piacerebbe infrangere qualche record statistico qui da voi…Però come vi ho già detto, per me gli obiettivi di squadra vengono prima di tutto”. 

Il cognome “Olivari” ci sembra di chiare origini italiane, ha forse qualche nonno proveniente dal nostro paese? Se la risposta fosse affermativa si potrebbe eventualmente lavorare per convocarla in Nazionale… 

“Questa è bella (ride, ndr), francamente non ci ho mai pensato e i miei genitori non me ne hanno mai parlato. Io sono nato ad Atlanta e l’unica cosa che al momento posso dirvi è che mio padre è di origini portoricane”.

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