Cambiano i tecnici, lui resta: Lobotka è ancora al centro del Napoli
La Gazzetta dello Sport

Cambiano i tecnici, lui resta: Lobotka è ancora al centro del Napoli

Martedì 29 settembre 2026
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Esploso con Spalletti, il play slovacco è una certezza pure per Allegri. E il club potrebbe tenerlo almeno fino al 2028

Esploso con Spalletti, il play slovacco è una certezza pure per Allegri. E il club potrebbe tenerlo almeno fino al 2028

Antonio Giordano Collaboratore 29 settembre - 11:17 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Questa è una luce che arriva da lontano, si direbbe dalle tenebre, da un tempo opaco e anzi oscuro, il buio più cupo di un anno e mezzo di conflitti interiori. Quando Stanislav Lobotka atterra a Napoli, sembrerebbe lo mandi Hamsik, e un po’ è vero, perché Giuntoli - che lo aveva voluto dal Celta Vigo - chiede in epoca non sospetta al suo capitano cosa possa rappresentare quel regista che l’aveva colpito frontalmente. "È un grande, fidati". Ne succedono di tutti i colori, in quell’impatto bruciante della stagione del Covid, in cui Lobo si ritrova ai margini, non gioca quasi mai, resiste silenziosamente, soffre per un problema fisico che poi verrà risolto, rimane in un tunnel che sembra inghiottirlo, perché non basta aver vinto una Coppa Italia (contro la Juventus, ai rigori, nel deserto dell’Olimpico) festeggiata dal divano di casa. È un periodo in chiaro-scuro, annuncia la tempesta che sta arrivando, in genere propedeutica al sereno.

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la svolta

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Lobotka è un interrogativo grosso come le forme che assume, che spingono all’ironia gratuita, perché chi si serve d’una tastiera per sentirsi un leone non sa che dentro quell’uomo s’annida un tormento. Ma la vita sa essere anche comprensiva e quando i problemi spariscono, dal nulla è comparso Luciano Spalletti che tacita le diffidenze popolari ed un pregiudizio di fondo che s’avverte: "Io Lobotka lo conosco da quando giocava in Spagna e quando ero all’Inter avevamo pensato a lui". Niente germoglia per caso e Lobotka diventa così il faro di una squadra che va assai vicina al trionfo nella prima stagione di Spalletti e che rifà la storia nel 2023, regalandosi il terzo scudetto, stracciando la concorrenza, imponendosi per bellezza, demolendo la stagione, conquistandola con quattro giornate di anticipo aritmeticamente ma virtualmente almeno tre mesi prima. E Lobo c’è ma ad oltranza, pure nel secondo scudetto in tre stagioni (ma realmente in settecento giorni) che il Napoli conquista con Conte, al quale non viene mai il sospetto di poter prescindere da un uomo del genere.

si riparte da lui

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Il giorno in cui Aurelio De Laurentiis chiamò Massimiliano Allegri, nella radiografia di una squadra da proiettare in zona Champions, Stanislav Lobotka restò uno dei pilastri fondanti: a lui la regia, intorno a sé il nucleo storico — i Rrahmani, i Di Lorenzo — poi gli acquisti di due mercati generosi economicamente — McTominay, De Bruyne e Hojlund — e il resto sarebbe stato affidato al destino, orientato però a confrontarsi con una realtà diversa da quella immaginata. Ma Lobotka è il riferimento cerebrale del Napoli, è la sua fonte di ispirazione, perché lì sorge la fase offensiva e, a pensarci bene, pure quella difensiva. Lobotka è il calcio palleggiato, è la cifra tecnica elevata, è quella forma di generosità espressiva che aiuta nelle difficoltà ed è stato anche l’uomo capace di risolvere le prime situazioni complesse: gol con il Bologna, immediatamente, già alla quarta giornata ("E adesso, viste le statistiche, sto bene così"), per uscire dagli equivoci e per sublimare questa sua ottava stagione d’azzurro.

e adesso...

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Le voci, si sa, appartengono allo spettacolo quotidiano del calcio, e intorno a Stanislav ne sono decollate tante: il contratto in scadenza in realtà sa di inganno per i mercanti, perché il Napoli si è riservato il sacrosanto diritto di esercitare il diritto di opzione e di prolungarlo da giugno 2027 a quello successivo. E nell’estate del 2028, chi può dirlo, magari ci scappa un altro ciak: la vita di Lobotka è tutta un bellissimo film.

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le condizioni di buongiorno

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Si ricomincia, sempre con quel che rimane, e la sosta lunga richiederà soprattutto dialoghi e qualche incursione in infermeria per sapere come se la passano gli infortunati. Allegri ne ha sette fuori, però, e almeno qualche buona notizia arriva da lontano e dai social: Alessandro Buongiorno, che non si è mai visto, sorridente, ha annunciato che la prima parte del processo di riabilitazione si è appena concluso all’Istituto di Medicina dello Sport. Buongiorno è stato operato il 23 luglio scorso a Lione alla clinica “Jean Mermoz Prívate Hospital” e dopo l’intervento di "riparazione della radice del menisco mediale del ginocchio destro" ha cominciato la rieducazione. Buongiorno è uno dei giocatori più rappresentativi dell’organico, sul quale il tecnico Allegri non ha mai potuto contare; il suo rientro è previsto tra non meno di due mesi e mezzo, dunque la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Il centrale, particolarmente sfortunato, ha saltato entrambi i ritiri estivi (a Dimaro Folgarida e poi quello a Castel di Sangro).

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