"Firmerò il prossimo anno... se mi vogliono": Jokic e il rinnovo con Denver
La Gazzetta dello Sport

"Firmerò il prossimo anno... se mi vogliono": Jokic e il rinnovo con Denver

Mercoledì 30 settembre 2026
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La situazione contrattuale, in scadenza giugno 2027, non preoccupa The Joker: "Il piano è rimanere ai Nuggets per sempre". Nonostante tutto

La situazione contrattuale, in scadenza giugno 2027, non preoccupa The Joker: "Il piano è rimanere ai Nuggets per sempre". Nonostante tutto

Riccardo Pratesi Collaboratore 30 settembre - 13:59 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

"Firmerò il prossimo anno… se mi vogliono”. Nikola Jokic non cambia mai. Unico in campo e fuori dal parquet. Non omologato, speciale. Il 31enne centro serbo di Denver si è presentato al media day dei suoi Nuggets, a Boulder, in scadenza di contratto e con poca voglia di parlare coi giornalisti, al solito. Però la frase a effetto non la fa comunque mancare mai, come gli assist in partita. Quella pausa che pare scenica, dopo la dichiarazione d’intenti - non ha nessuna voglia di traslocare dal Colorado, troppo pigro e comodo in un mercato decentrato per andare a cercarsi guai, pressione e vetrina, nelle grandi città - è genuina. Nell’anima resta il ragazzone di Sombor ancora convinto di dover convincere qualcuno perché troppo lento e troppo poco atletico rispetto al classico giocatore Nba. Eppure è il migliore al mondo. E Denver non può più permettersi di sprecare i suoi anni migliori, deve poter lottare per il Larry O’Brien Trophy. 

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in scadenza

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Il Joker ha il contratto da 59 milioni di dollari e spiccioli che termina nel giugno 2027, a fine stagione. Per ogni altra stella Nba sarebbe un problema, lui ci ride sopra. Tranquillo. Firmerà un’estensione quinquennale da 359.5 milioni, dicono i beneinformati. Declinando l’opzione di rinnovo annuale da 62.8 milioni che lo tutela, non si sa mai, gli infortuni non guardano in faccia al talento, neppure smisurato come il suo. Ma il futuro agonistico resta a Denver, giusto o sbagliato che sia considerati gli svarioni dirigenziali degli ultimi anni che hanno indebolito la squadra invece di rinforzargli il cast di supporto. Però Jokic l’ha detto e ribadito, nel recente passato: “Il piano è rimanere ai Nuggets per sempre”. Il serbo ha una parola sola, non c’è da dubitarne. 

rimbalzi e assist

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È reduce da una stagione assurda, persino, per qualità di rendimento. Ha vinto la classifica degli assist, lui che è alto 211 centimetri, smazzandone 10.7 per partita, e ha dominato quella dei rimbalzi, con 12.9 di media, gigante sotto i tabelloni. Con 27.7 punti segnati di media di contorno, tirando col 56.9% dal campo, col 38% da 3 punti e l’83% dalla lunetta. Cifre da videogioco, da romanzo fantasy. Invece è tutto vero. Persino che non gli abbiano assegnato l’Mvp stagionale, penalizzato dalla squadra rispetto al suo contendente per quel premio, Shai Gilgeous-Alexander, il capobranco dei Thunder. Il Joker non ha perso il filo del discorso in estate: promosso capitano dalla Serbia l’ha trascinata nelle partite di qualificazione per il Mondiale 2027 griffando una tripla doppia da 20 punti, 11 assist e 10 rimbalzi contro la Bosnia e sconfiggendo l’Italia, pur febbricitante. E dice: “Mi piacerebbe che ogni giocatore Nba andasse a giocare sei mesi in Europa, per vedere quanta pressione c’è...Giochi di mercoledì contro l’Olympiacos in Grecia, poi in casa contro la Stella Rossa o il Partizan. Se perdi tre partite di fila, è un grosso problema…”. Fa scuola ai colleghi americani. Col progetto Nba Europe in fase di decollo impareranno presto. 

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scenari nuggets

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Un solo titolo Nba vinto sinora. L’asterisco presente in ogni discorso che riguarda Jokic. Uno sgorbio, un’aberrazione, uno sfregio a quell’onnipotenza tecnica con pochi eguali nella storia del gioco. Per dargli una mano i Nuggets, costretti a lasciar andar via Peyton Watson per colpa dello spazio salariale saturo, hanno portato a Denver DeMar DeRozan. Che ha 37 anni ormai, ma che si ricorda ancora come si fa canestro. Aiuterà parecchio il Joker in attacco, gli scrollerà di dosso i troppi raddoppi di marcatura e la pressione di dover segnare sempre e comunque perché se non lo fa lui per Denver si fa tardi presto. DeRozan porterà quel senso di urgenza, per il californiano il traguardo di fine carriera ormai è vicino, che ai Nuggets, troppo narcisisti e finesse, serve come il pane. “Voglio ricevere un suo pazzesco passaggio no look” - dice DeRozan -. Jokic fa sembrare tutti più bravi, con le sue visioni di gioco celestiali. Ma ai playoff 2026 ha tirato col 19% da 3 punti, ha litigato coi canestri dalla grande distanza. Ha bisogno di aiuto per concedere il bis del trionfo del 2023 da Mvp delle Finals, allora. E i Nuggets partono dietro nella griglia di partenza della Western Conference. San Antonio, l’ultima finalista dell’Ovest, e Oklahoma City, campione nel 2025, sono davanti a tutti senza se e senza ma, cambia solo l’ordine di preferenza personale. E resta tutto da dimostrare che Denver in prospettiva playoff - specie con David Adelman in panchina, inesperto e pasticcione rispetto a Coach Malone, cacciato troppo prematuramente – sia migliore di Houston, Los Angeles Lakers e Minnesota. Ma Jokic è un tipo paziente, lo sapete ormai. Non ha fretta, si prende i suoi tempi. Firmerà il rinnovo al momento che riterrà giusto, non assillerà proprietà e dirigenza dei Nuggets chiedendo rinforzi e minacciando l’addio in caso non arrivino. Sa che il suo gioco, che non dipende minimamente dall’atletismo, gli consentirà di invecchiare bene, come il vino buono. Resta convinto di poter vincere con Denver un’altra volta, prima o poi. La proverbiale pazienza di Giobbe, si diceva un tempo. Forse adesso è il caso di dire la pazienza del Joker. Fino a quando durerà…

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