Busto, ecco Grozer junior: "Mi manda papà ma anche...la matrigna"
Leana è la figlia di Georg, ex Monza e Piacenza, e ha accettato la Uyba su consiglio di Helena Havelkova che ci ha vinto uno scudetto: "Era ora di confrontarmi col campionato più forte"
Leana è la figlia di Georg, ex Monza e Piacenza, e ha accettato la Uyba su consiglio di Helena Havelkova che ci ha vinto uno scudetto: "Era ora di confrontarmi col campionato più forte"
Laerte Salvini 30 settembre - 16:21 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUn cognome che nella pallavolo pesa come un attacco da centoventi all'ora, e una ragazza di vent'anni che prova a portarlo con leggerezza. Leana Grozer, del 2007, è nipote di Georg Grozer senior, storico opposto scomparso da poco, e figlia di Georg Grozer Jr., opposto internazionale oggi all’Al-Ittihad e sposato con Helena Havelková, schiacciatrice ceca, oggi in Grecia con il Paniónios, che con la maglia di Busto Arsizio vinse lo scudetto 2011-12. Da questa estate quella storia di famiglia si intreccia di nuovo col club biancorosso: dopo la massima serie in Germania e un Europeo da protagonista in Nazionale, Leana ha scelto l'Italia, e ha scelto proprio Busto Arsizio, dove anni fa la matrigna scrisse pagine di storia. Timida di carattere, ma con la voglia di imparare e portare energia a una Laica Cioccolato UYBA giovane, pronta come ogni anno a spiccare il volo. Il via dell'A1 sarà domenica in casa contro l'Igor Novara (dove giocano le compagne di Nazionale Weske e Alsmeier) alle 17.
Leana scherza con Helena, ceca, che ha affrontato in VnlPERCHÉ L'ITALIA
—"Ho giocato tre stagioni a Schwerin, e già dopo la seconda mi ero messa in testa che l'Italia potesse diventare un'opzione, perché è uno dei campionati migliori, se non il migliore al mondo". Poi la scelta di restare un altro anno, e infine la certezza di partire: "Avevo offerte da un paio di squadre, e ne ho discusso a lungo con la mia matrigna, che ha giocato anche lei a Busto, oltre che con mio padre e mia madre. Ma alla fine, ad essere sincera, è stata solo un'intuizione mia: con Busto avevo un buon feeling, così ho deciso che la prossima stagione l'avrei giocata lì".
Leana con papà GeorgI CONSIGLI DI PAPà
—Georg, il padre di Leana, in Italia ha lasciato il segno, tra Loreto, agli inizi, fino al ritorno con Piacenza e Monza. Una vita da opposto ai vertici del volley mondiale non gli ha impedito di guardare con occhio critico, e affettuoso, il salto della figlia: "Mi ha detto che sarebbe stato un passo importante, perché è un campionato davvero forte, ma anche molto diverso: avrei affrontato le squadre più forti al mondo, competendo in un altro modo. Sapeva che non sarebbe stato semplice, soprattutto all'inizio, dovendomi abituare a un nuovo torneo, un nuovo paese e una nuova squadra". Gli avvertimenti non hanno scalfito l'entusiasmo: "Era davvero felice per me, e alla fine sono contenta di aver compiuto questo passo verso l'Italia".
UNA STORIA GIÀ SCRITTA
—Busto Arsizio è uno dei luoghi più storici della pallavolo italiana, e a raccontarglielo da vicino è stata proprio Helena, che quella maglia l'aveva indossata da protagonista: "Mi ha raccontato tante cose. Ha sempre avuto un ricordo bellissimo di Busto, le è sempre piaciuto moltissimo il club quando ci giocava, è un ambiente quasi familiare. Però mi ha anche detto che alla fine la scelta dovevo farla io". Un racconto del passato che ha comunque pesato nella bilancia: "Ha voluto trasmettermi la sua esperienza in quel club, ed erano tutte impressioni positive: credo che questo mi abbia aiutata a decidere con più facilità, perché avevo già sentito parlare bene di questa società".
il primo obiettivo
—Per la prima stagione italiana, il pensiero di Leana non è tecnico ma fisico: "Per me la cosa più importante in questo momento è stare bene fisicamente. Sono giovane, ma ho già qualche problema con il mio corpo, alle ginocchia e alla schiena: voglio irrobustirmi per rendere più agevole la stagione. Voglio diventare più solida in ogni dettaglio, migliorarmi e misurarmi con questo campionato, che forse è il migliore al mondo: un'occasione bellissima per crescere giorno dopo giorno insieme alla squadra. Sono davvero felice di conoscere le giocatrici e questo campionato in generale".
uscire dalla comfort zone
—Il primo passo lontano dalla terra natia è sempre il più difficile, ma anche il modo migliore per uscire dalla propria zona di comfort. Grozer però, non vuole cambiare la sua natura: "Sono una giocatrice piuttosto emotiva in campo, e ci vuole un po' di tempo per trovarla. Non dico di essere già la persona più esplosiva del mondo, ma mi piace trasmettere buone vibrazioni, mi piace anche urlare in campo: voglio essere la leader emotiva in campo per questa squadra". Un percorso che a Busto sembra già avviato: "Con le ragazze mi trovo davvero bene, sono molto carine, e questo rende tutto più semplice per ritrovare la mia dimensione".
famiglia, il valore più grande
—Il legame con Helena e con il padre resta il pilastro di tutto. Della matrigna, che conosce fin da piccola, racconta: "Ho un rapporto davvero buono con lei. Mi conosce da quando ero molto più giovane, è passata insieme a me attraverso momenti difficili e altri bellissimi. Con l'età è migliorato sempre di più: mi aiuta con la parte della pallavolo, ma con lei posso parlare di tutto, e anno dopo anno il nostro legame si rafforza". Col padre il rapporto è, nelle sue parole, "speciale": "Posso confidargli qualsiasi cosa, c'è sempre per me. Nella pallavolo capitano periodi in cui sei in difficoltà, magari una o due volte a settimana: in quei momenti lui è sempre al mio fianco e cerca di aiutarmi in ogni modo possibile". Un affetto che in questi giorni si allarga anche al ricordo del nonno Georg Grozer senior, scomparso da poco ma figura centrale nella crescita della giovane di Moers.
il peso di un cognome
—Essere la nipote e la figlia di due giocatori che hanno fatto la storia del volley porta con sé una pressione che Leana non nasconde: "Quando hai un cognome conosciuto nell’ambiente, la pressione c'è sempre: credo sia così fin da quando ero giovanissima. Provo a viverlo come qualcosa di positivo, perché altrimenti rischierei di caricarmi da sola di un peso che non mi aiuterebbe affatto". Una pressione toccata con mano già a sedici anni, con la prima chiamata in Nazionale maggiore nonostante non si sentisse ancora del tutto pronta: "Avevano visto il mio talento e, certo, avevo già un nome: volevano darmi la possibilità di conoscere quel livello, di allenarmi già insieme a loro. Sono felice che mi abbiano dato quelle opportunità". Ora, alla vigilia dell'esordio italiano, l'emozione si ripete: "So già che sarò molto nervosa quando inizieranno le prime partite, e ne parlerò con mio padre: porto un nome ed è una pressione normale, ma devo imparare a gestirla. Ci sono giornate in cui funziona alla perfezione, altre più complicate: bisogna solo abituarsi".
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