Mobilità per tutti, ma ognuno la interpreta a modo proprio
La Gazzetta dello Sport

Mobilità per tutti, ma ognuno la interpreta a modo proprio

Mercoledì 30 settembre 2026
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Una tavola rotonda organizzata da Confcommercio mobilità evidenzia ancora una volta divergenze di vedute: l’Europa sottolinea la necessità di ragionare su aree metropolitane e non singole città, diversi amministratori locali chiedono maggiori coordinamento e risorse

Una tavola rotonda organizzata da Confcommercio mobilità evidenzia ancora una volta divergenze di vedute: l’Europa sottolinea la necessità di ragionare su aree metropolitane e non singole città, diversi amministratori locali chiedono maggiori coordinamento e risorse

Emilio Deleidi 30 settembre - 18:00 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google La congestione del traffico costa in Europa 180 miliardi di euro all'anno

La Settimana europea della mobilità 2026, in corso a Milano in questi giorni, ha offerto l’occasione di una riflessione sul tema della «mobilità per tutti», promossa da Confcommercio mobilità e ospitata negli uffici di collegamento del Parlamento europeo. Un’opportunità di confronto tra rappresentanti delle istituzioni comunitarie e delle amministrazioni locali, Comune di Milano e Regione Lombardia in testa. Per prima cosa, infatti, si è appreso dall’onorevole Carlo Fidanza, componente della Commissione Trasporti del Parlamento europeo, che i negoziati per la revisione del regolamento europeo in tema di emissioni di CO2 - che fissano, com’è noto, nel 2035 una scadenza fondamentale per la sopravvivenza dei motori a combustione interna delle auto - sono ancora in corso e che altrettanto aperti sono ancora i lavori per imprimere all’orientamento comunitario «un necessario approccio tecnologico neutrale, capace di accompagnare la transizione all’elettrico senza indebolire l’industria europea, dalla produzione alla componentistica (fondamentale per le piccole e medie imprese italiane), e senza trascurare la tenuta sociale e l’autonomia strategica europee». Con le sue parole, Fidanza ha dunque confermato come, nonostante il tempo trascorso dalla prima ipotesi di revisione della scadenza, Bruxelles sia ancora lontana dall’aver trovato un accordo in vista del fondamentale appuntamento del 2035.

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La Corte dei conti europea ha condotto uno studio su sei città

lo studio europeo

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Tutto questo mentre nelle città europee i problemi in tema di governo e strategie di mobilità non mancano. La riprova è venuta dall’intervento di Carlo Alberto Manfredi Selvaggi, membro dell’Eca, la Corte dei conti europea, che ha presentato i risultati di una ricerca condotta in sei aree urbane di particolare interesse su 21 progetti di mobilità finanziati dall’Unione europea. Nella Ue, tre persone su quattro vivono nelle aree urbane e il costo della congestione in questi contesti ammonta a 180 miliardi di euro all’anno, mentre il trasporto urbano che genera circa il 25% delle emissioni di CO2 prodotte dall’insieme di tutti i trasporti nei Paesi dell’Unione. Lo studio ha riguardato le aree di Praga, Siviglia, Lilla, Budapest, Katowice (in Polonia) e Lisbona e ha evidenziato come ci sia in generale in Europa la tendenza a fermarsi ai confini amministrativi delle città, con carenza di collaborazione con le autorità locali esterne al perimetro urbano. «Il rapporto della Corte dei conti europea», ha spiegato Selvaggi, «chiarisce come gli sforzi per favorire il passaggio dall’auto a modalità di trasporto più sostenibili sono ancora insufficienti, soprattutto per la carenza di alternative realmente accessibili, efficienti e attrattive, in particolare in periferia». Per Selvaggi, 45 minuti è il tempo medio accettabile per raggiungere il posto di lavoro: se il mezzo pubblico non soddisfa questo requisito, è inevitabile che i cittadini ricorrano a quello privato. Nelle sei città oggetto della ricerca, l’auto consente in 45 minuti (ricerca del parcheggio compresa) di raggiungere dalle periferie molte più aree anche nelle ore di punta, rendendo le alternative sostenibili meno competitive per il pendolarismo. Questo probabilmente deriva anche dal fatto che i Piani urbani della mobilità sostenibile (detti Pums) hanno riguardato aree molto più ristrette di quelle realmente interessate dai flussi dei pendolari, con un minimo del 46% di Budapest e un massimo del 64% di Siviglia (un altro studio ha fissato invece all’85% questo valore per Milano). Non basta, quindi, che i progetti di mobilità siano completati, perché, se non risolvono il problema per il quale sono stati ideati, non hanno raggiunto il loro obbiettivo. E l’auto privata continua a non avere alternative di mobilità sostenibile: «La Corte dei conti europea», ha concluso Selvaggi, «non chiede la proibizione dell’utilizzo delle auto, che è indispensabile, ma la realizzazione di alternative migliori».

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Un momento del dibattito organizzato da Confcommercio mobilità

pari opportunità

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Il confronto è poi proseguito con l’intervento di Biagio Ciuffo, dirigente del centro di ricerca della Commissione europea a Ispra, in provincia di Varese. Nel suo intervento, Ciuffo ha ribadito come «demonizzare l’auto non ha senso, considerato il ruolo che continua ad avere nella società e nella vita quotidiana delle persone: la transizione ambientale, pur puntando a rendere più sostenibile il movimento dei veicoli, rischia infatti di aumentare ulteriormente la dipendenza dall’auto, soprattutto quando si esce dai confini delle grandi città. Per questo, il nodo non è soltanto cambiare il tipo di veicoli, ma trasformare il modo in cui vengono soddisfatte le esigenze di spostamento dei cittadini». Per esempio, dando poteri reali a chi, come Daniela Caputo, consigliera delegata alla Mobilità della Città metropolitana di Milano, opera quotidianamente in un organismo di governo del territorio che dovrebbe coordinare le esigenze di trasporto di 133 Comuni, compreso quello di Milano, ma che di fatto non dispone degli strumenti e delle risorse necessarie. E questo nonostante, ha spiegato Caputo, «le comunità locali non siano mere periferie di Milano, ma realtà che devono godere di pari opportunità: ben venga la sostenibilità, ma se tiene conto degli interessi dei cittadini di tutta l’area, spingendosi a Comuni come quelli di Lodi e Bergamo che ormai gravitano sul centro metropolitano».

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