Memoria nella terza età: uno studio italiano spiega perché alcuni ricordano meglio
Una ricerca del SISSA di Trieste collega una maggiore "riserva cognitiva" a ricordi più precisi in età avanzata. Ma come si costruisce?
Una ricerca del SISSA di Trieste collega una maggiore "riserva cognitiva" a ricordi più precisi in età avanzata. Ma come si costruisce?
Eu.Spa. 30 settembre - 17:53 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleC’è chi arriva alla terza età ricordando nomi e appuntamenti con una facilità quasi irritante, mentre altri cominciano molto prima a perdere il filo. Questione di geni, ma non solo: una parte del vantaggio potrebbe essere stata accumulata lentamente, attraverso gli anni trascorsi a studiare o a dedicarsi ad attività che mettono alla prova il cervello. È la cosiddetta riserva cognitiva, una sorta di capitale mentale costruito nel tempo, che potrebbe aiutarci a conservare una memoria più precisa anche quando l’età comincia a farsi sentire. A dirlo è uno studio condotto dal laboratorio della professoressa Raffaella Rumiati della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste e pubblicato sull'autorevole Brain Sciences. Le autrici hanno confrontato il ruolo della riserva cognitiva con quello dell’intelligenza emotiva, trovando una differenza importante tra le due: la prima era associata alla precisione della memoria, la seconda soltanto alla velocità di alcune risposte.
Riserva cognitiva
—Lo studio ha coinvolto 45 persone tra i 65 e gli 84 anni, tenendo conto del percorso di studi e dell’attività lavorativa, ma anche di hobby e interessi capaci di tenere la mente impegnata (la cosiddetta riserva cognitiva). Con un secondo questionario è stata invece valutata l’intelligenza emotiva. Poi, i volontari si sono trovati davanti a uno schermo con fotografie di volti felici o arrabbiati, mentre altri non mostravano alcuna espressione particolare: a volte dovevano indovinare l’età di una persona ignorandone lo stato d’animo, in altri casi giudicare l’emozione. Il compito si complicava man mano che andava avanti per mettere sotto sforzo la memoria di lavoro, quella che usiamo di continuo per tenere a mente qualcosa mentre facciamo altro.
Esercizi per la memoriaCome prevedibile, aumentando la difficoltà peggioravano sia la precisione sia la rapidità: "Un carico cognitivo più elevato è stato associato a una minore accuratezza e a tempi di risposta più lunghi", scrivono Stefania Lucia e le altre autrici. A fare meglio erano però le persone con una maggiore riserva cognitiva, che davano risposte più accurate in tutte le prove. Anche se il vantaggio riguardava più la precisione che la velocità. "La riserva cognitiva è risultata positivamente associata all’accuratezza complessiva, senza interazioni con le richieste del compito o con il contenuto emotivo".
Intelligenza emotiva
—Diversi i risultati relativi all’intelligenza emotiva. Anche se si pensava che una maggiore capacità di comprendere gli stati d’animo aiutasse a riconoscere e ricordare meglio le espressioni, non è stato così. L’unico effetto riguardava i tempi di reazione davanti ai volti felici: chi aveva ottenuto punteggi più elevati di intelligenza emotiva, rispondeva più rapidamente quando doveva ignorare l’espressione e concentrarsi sull’età, mentre rallentava se gli veniva chiesto di giudicare proprio l’emozione. E con i volti arrabbiati o neutri la differenza spariva.
"L’intelligenza emotiva non ha previsto l’accuratezza, ma ha modulato selettivamente i tempi di risposta in base alla rilevanza dell’emozione per il compito", precisano le autrici, che attribuiscono alle due risorse funzioni diverse: la riserva cognitiva sembra proteggere la precisione della memoria, mentre l’intelligenza emotiva interviene solo in particolari circostanze e sul tempo necessario per arrivare alla risposta. Una scoperta che non riguarda soltanto il benessere del singolo. Come sottolinea Rumiati, l’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo e l’aumento della popolazione anziana porta con sé una crescente domanda di assistenza sanitaria e di servizi di cura a lungo termine. Capire i fattori che contribuiscono a preservare più a lungo memoria e altre capacità cognitive significa quindi non solo migliorare la qualità della vita delle persone, ma anche affrontare una delle grandi questioni sociali poste dall’invecchiamento della popolazione.
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