Festival dello Sport: un omaggio a Mazzola con il figlio, Boninsegna e Altobelli
L'evento si svolgerà sabato 3 ottobre alle ore 1530 a Palazzo Benvenuti: l'ingresso è gratuito
L'evento si svolgerà sabato 3 ottobre alle ore 1530 a Palazzo Benvenuti: l'ingresso è gratuito
30 settembre - 18:29 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleDue settimane dopo, Sandro Mazzola torna tra la sua gente. Sabato, alle 15.30 a Palazzo Benvenuti, il Festival dello Sport di Trento riabbraccia un campione senza tempo, scomparso il 19 settembre a 83 anni. Due giorni dopo la morte, nella Basilica di Sant’Ambrogio, Milano lo aveva salutato commossa. Tutta la città, non solo quella nerazzurra: migliaia di persone, la maglia interista numero 8 sulla bara, tifosi di squadre diverse, campioni e amici arrivati per accompagnare un pezzo della propria storia che esce di scena. Il racconto continua a Trento, attraverso tre persone che con Mazzola hanno condiviso quanto di più sacro per lui: famiglia e Inter. Per ricordare il papà, Sandro junior, per tutti "Bulli", terzo di quattro figli e custode della memoria paterna. Roberto Boninsegna e Alessandro Altobelli lo accompagneranno come pezzi di un racconto interista e azzurro.
VIDEO: Il Festival dello Sport sta tornando! Scopri tutte le novitàbonimba
—Con Boninsegna c’è un filo rimasto teso fino a oggi. Nell’ultima intervista concessa alla Gazzetta, pubblicata esattamente un mese prima della morte, Mazzola aveva voluto sistemare un vecchio conto con l’amico ed ex compagno: "Voglio chiedere scusa a Boninsegna…". Il riferimento era allo scambio del 1976 che portò "Bonimba" alla Juventus e Pietro Anastasi all’Inter. Sandro spiegò che avrebbe potuto opporsi e non lo fece perché allora pensava che l’operazione convenisse al club. Boninsegna rispose subito, sempre su carta rosea: "Lo perdono". Quasi cinquant’anni dopo quello scambio, i due hanno da poco chiuso il cerchio. Anche Altobelli deve a Mazzola un pezzo importante della propria vicenda nerazzurra. Nel 1977 Spillo giocava nel Brescia: l’Inter lo acquistò per 80 milioni di lire grazie al lavoro di Sandro e del direttore sportivo Giancarlo Beltrami. Cominciarono così undici stagioni nerazzurre, 209 gol e uno scudetto, prima del curioso incrocio con la Juventus che avrebbe segnato anche la parte finale della carriera di Altobelli come per Bonima. In qualche modo, tutto ritorna.
un secolo di calcio
—Mazzola, campione senza tempo, attraversa quasi un secolo di calcio italiano. Prima c’era il padre Valentino, capitano del Grande Torino, morto a Superga quando il figlio aveva sei anni. Poi quello stesso bambino, crescendo, avrebbe incontrato l’Inter e un maestro come il Mago Herrera, in una squadra indimenticabile: vinse quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Intercontinentali, poi con la Nazionale il titolo europeo del 1968. Raggiunse pure la finale mondiale del 1970, condita dalla celebre staffetta con Rivera, l’amico-nemico rossonero tra i più commossi dopo la morte del rivale. Finito di giocare, Sandro rimase dentro al club della vita e cambiò mestiere. Da dirigente portò a Milano Javier Zanetti nel 1995 e fu uno degli uomini decisivi nell’operazione Ronaldo. Sempre nell'ultima intervista definì proprio il Fenomeno il sua "capolavoro". Da Valentino al Ronaldo, passando per il Mago, i compagni della Grande Inter come Facchetti, l’avversario storico Rivera e la maglia azzurra: poche vite hanno attraversato così tante stanze del nostro calcio come quella di Sandro Mazzola.
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