Giuntoli: "Sarri ha bisogno di tempo. Non sarà una sconfitta a cambiare l'approccio dell'Atalanta"
Zappacosta: "A Bergamo ho ritrovato una famiglia. Il club è cresciuto ma la forza resta la stessa"
Zappacosta: "A Bergamo ho ritrovato una famiglia. Il club è cresciuto ma la forza resta la stessa"
Francesco Rizzo Giornalista 2 ottobre (modifica alle 21:59) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Cristiano Giuntoli. Foto Loris PatriziDove sta andando l’Atalanta del nuovo ciclo affidato a Maurizio Sarri? Lo raccontano al Festival dello Sport di Trento il ds Cristiano Giuntoli, arrivato a maggio dalla Juventus e il difensore Davide Zappacosta, a Bergamo dal 2021. Dopo un inizio di campionato in cui, spiega Giuntoli, "abbiamo giocato meglio nelle ultime tre partite, che abbiamo perso, rispetto alle prime due, in cui abbiamo fatto punti. La squadra è stata più corta dopo un avvio in cui eravamo molto bassi, poi siamo migliorati nella classifica del baricentro e dei tiri in porta. Ora contano gli ultimi trenta metri ma ci vuole tempo, all’inizio Sarri fa molta didattica".
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—E allora vediamo com'è nata questa nuova Dea, a cominciare dall’ultimo mercato. "Ogni anno resta qualcosa nel taschino - dice Giuntoli - Ma siamo contenti di aver convinto Sarri, Ederson ha prolungato volentieri così come Scalvini. Abbiamo fatto un mix tra i più esperti come Davide, Kolasinac e i nuovi. Puntiamo a prenderci delle soddisfazioni nel medio termine. Non sarà una sconfitta a cambiare il nostro approccio. Stiamo ragionando sulle prestazioni, il nostro è un percorso e c’è bisogno di tempo". Un percorso cominciato a inizio stagione con una conversazione fra Sarri e lo stesso Zappacosta, che con lo stesso tecnico, al Chelsea, ha vinto un'Europa League. "Sarri l’ho ritrovato uguale, forse più elastico su determinate cose. Lavora molto, cura i dettagli in modo scrupoloso per cercare di raggiungere la perfezione. Venivamo da un’idea di gioco che prediligeva il seguire l’uomo, mentre lui si concentra sulla palla, sul tenere la palla corta, quindi serve tempo. Ma è un grande lavoratore e ha trovato una squadra di lavoratori".
Similitudini
—Ci sono anche punti di contatto fra il Sarri (con Giuntoli) di oggi e quello a Napoli: nel 2015-16 il Napoli partì con 6 punti in 5 gare, poi finì secondo con 82. "Sarri difende sempre i suoi giocatori, anche nelle camere segrete. Si prende sempre tante responsabilità. Ma ha bisogno di tempo per conoscere i ragazzi, era stato così anche allora, serve il tempo per cucire l’abito giusto. È un periodo di conoscenza, e so che come allora troverà l’assetto giusto", conferma il ds. Poi analizza alcune operazioni di mercato. "Gaetano lo conosco da tanti anni, faceva l’attaccante e poi il trequartista. Cercavamo un centrocampista che si adattasse al gioco di Maurizio. Grande lavoratore, può essere utile anche per la Nazionale". Elmas: "Non si sapeva nulla grazie al ragazzo e al club di appartenenza (il Napoli, ndr) che ha tenuto il segreto per 4-5 giorni. Di solito le cose invece emergono". Kristensen: "Ha grande fisicità, molto veloce, tecnico nel giocare la palla. Giocando a quattro e partendo da dietro, ci è utile. Lui è bravo a giocare così, la palla non gli scotta, come Scalvini". Ragiona Zappacosta: "I nuovi sono tutti dei bravissimi calciatori. Ognuno ha qualcosa di buono su cui lavorare per migliorare. Rowe magari ruba di più l’occhio per le giocate che sa fare, e un po’ ricorda Lookman, vuole la palla, cerca di saltare gli uomini ma Gaetano, ad esempio, sa recuperare tanti palloni". E Kessie? "Abbiamo chiuso grazie alla volontà del calciatore", chiosa Giuntoli.
Modello
—Me le novità non cambiano il dna del modello-Bergamo. "La forza dell’Atalanta è che non è cambiata. Il club è cresciuto, ha un blasone diverso, ma sono stati bravi i Percassi a mantenere la stessa mentalità e la stessa voglia di lavorare. Così nasce quella sensazione che si ha quando si entra a Zingonia e ci si sente a casa", dice Zappacosta. Conferma Giuntoli: "A Zingonia il livello umano è altissimo, c’è tanta condivisione, è una grande famiglia. Il settore giovanile è una miniera, si investe tanto denaro, c’è cura maniacale su ogni squadra. E poi andare a Bergamo a giocare è sempre stato come andare dal dentista. C’è una mentalità inglese, sentiamo la vicinanza dei tifosi, abbiamo aperto anche qualche allenamento perché abbiamo bisogno di loro". E ora si guarda a Venezia, Pafos in Coppa e Milan: "Sulemana è quasi al rientro, Hien e Kossounou tornano alla seconda sosta. Raspadori ha una cosa piccola, sarà dei nostri. Obric? Siamo curiosi, ha le qualità per giocare, poi però tocca a lui. Vediamo come reagirà quando verrà chiamato".
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