Hinault: "La Roubaix? Una porcheria, il pavé è da matti. Pogacar come me e Merckx, ma deve ancora..."
Il francese ha riavvolto il film della sua carriera al Festival: "Avrei potuto vincere qualche Tour in più". Poi il ricordo di Moser, l’aiuto a Lemond e il ritiro a 32 anni: "Volevo chiudere da vincente"
Il francese ha riavvolto il film della sua carriera al Festival: "Avrei potuto vincere qualche Tour in più". Poi il ricordo di Moser, l’aiuto a Lemond e il ritiro a 32 anni: "Volevo chiudere da vincente"
Dal nostro inviato Furio Zara 2 ottobre - 21:44 - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Bernard Hinault al Festival dello Sport. Foto Mattia Pistoia"Sì, certo, io e Hinault abbiamo corso insieme, ma solo alla partenza gli ero a fianco… al traguardo arrivava sempre prima lui". Risate e applausi all’Auditorium quando Davide Cassani, che con Hinault ha condiviso un tratto di strada, introduce insieme a Pier Bergonzi, uno dei più leggendari ciclisti della storia. Bernard Hinault, classe 1954, bretone, i francesi lo chiamavano "Le Blaireau", il "Tasso", 5 Tour, 3 Giri d’Italia e 2 Vuelta di Spagna in bacheca negli anni d’oro tra i 70 e gli 80, l'unico ciclista nella storia ad aver vinto almeno due volte tutte i "Grandi giri" ciclistici, ("Ma forse qualche Tour in più avrei potuto vincerlo", scherza ma chissà poi quanto Hinault) poi il ritiro a 32 anni, nel 1986, il giorno del suo compleanno, il 14 novembre. "Volevo chiudere da vincente, avevo visto due idoli, Merckx e Anquetil che dopo una certa età non riuscivano più a ripetersi, così mi sono fermato".
carriera
—Hinault riavvolge il film della sua carriera, punteggiata da tante imprese memorabili, "come quella volta al Giro d’Italia del 1980, quando trionfai sullo Stelvio: ne conservo un ricordo bellissimo". Il campione gentiluomo ha cominciato da ragazzo. "A sedici anni ho vinto la prima gara, mia mamma non era tanto d’accordo. Pensava che non avrei combinato niente in bici. Così quando ho vinto le ho portato il bouquet che consegnano al vincitore: la mia storia è cominciata là. Ho capito che il ciclismo sarebbe stato il mio destino quando, categoria dopo categoria, ho cominciato da vincere". Il carattere è stata la molla dei suoi successi. Un carattere non facile, una determinazione unica. Aneddoto: Giro di Lombardia, 1979, Hinault comincia ad attaccare a 150 chilometri dall’arrivo. Una follia? Il suo direttore sportivo gli intimò: "Ma cosa fai?". Strepitosa la risposta di Hinault. "Gli dissi: tu sei sull’ammiraglia, preoccupati del volante. Al manubrio della mia bicicletta ci penso io".
VIDEO: Hinault: "Per il Giro restano Nibali e Fuglsang"rivali
—Sul palco dell’Auditorium Santa Chiara ad un certo punto salgono anche Francesco Moser e Gianni Bugno. Del primo Hinault è stato rivale - ("Quante sfide tra me e lui - dice il francese- quando ha fatto il record dell’ora avrei voluto batterlo…Chi era il più forte a cronometro? Dai, eravamo alla pari…") e del secondo l’idolo. Scatta Moser: "Quando Bernard è venuto per la prima volta al Giro d’Italia abbiamo capito di che pasta era fatto e ho pensato: adesso sarà dura…". Bugno a ruota: "Era davvero il mio idolo, quando mi sono presentato per la prima volta ero in soggezione e gli ho dato del lei".
ricordi
—I ricordi si rincorrono. Come quella volta, 1981, che, dopo che un cane lo ostacolò durante la corsa, vinse la Parigi-Roubaix e sentenziò: "Questa non è una corsa! Questa è una porcheria! Non la farò mai più". Hinault odiava la Parigi-Roubaix: "il pavé è cosa da matti, troppo pericoloso per biciclette e muscoli". O come quell’altra in cui aiutò Greg Lemond a vincere il Tour de France: "Prima mi aveva aiutato lui, gli avevo dato la parola. E una promessa si mantiene". Una panoramica sul ciclismo di oggi: "Ammiro tantissimo Pogacar, è un campione speciale. È come me e Merckx. Non so se può diventare il più grande di sempre, dovrà vincere ancora, ma è sempre difficile confrontare le epoche diverse. Comunque già adesso va considerato uno dei più grandi di sempre". E infine un giudizio su una promessa azzurra: "Mark Finn è giovane, è talentoso, può davvero fare una bella carriera".
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