Alexander non gioca, Filip gioca e nessuno prende più gol di lui: il momentaccio dei fratelli Stankovic
Dopo la sosta vissuta insieme con la nazionale serba, l'obiettivo è invertire la rotta
Dopo la sosta vissuta insieme con la nazionale serba, l'obiettivo è invertire la rotta
Lorenzo Topello Collaboratore 3 ottobre - 08:44 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIn uno dei contenuti social offerti all’inizio della sua avventura con l’Inter, Aleksandar Stankovic doveva definirsi con tre parole. Ha scelto “divertente, professionista e serio”. Ultimamente, forse, prevale l’ultimo aggettivo. Perché il centrocampista classe 2005 è rimasto quasi sempre seduto in panchina: nel primo spezzone di stagione (5 partite di Serie A e una in Champions, al Bernabeu) ha giocato solo un quarto d’ora. E al fratello Filip, numero 1 del Venezia, non sta andando meglio: in laguna per ora imbarcano solo acqua, viste le 13 reti incassate nel primo mese di stagione. Non è ancora la Serie A degli Stankovic.
INDIETRO NELLE GERARCHIE
—“Conoscete la mia opinione: per me fa parte del gruppo e se la gioca con tutti per minutaggi importanti durante la stagione”. Così Cristian Chivu ha descritto Aleksandar Stankovic a inizio anno, prima del debutto col Monza. Il “bestione” come lo chiamava papà Dejan fin dai primi passi col pallone, ha raccolto like e sguardi interessati durante il precampionato, lasciando intuire che la recompra interista nelle casse del Bruges fosse cosa buona e giusta: contro il City, a inizio agosto, aveva impugnato il primo violino in mediana coordinando Barella e Mkhitaryan. Poi, però, è scivolato più indietro nelle gerarchie. I motivi? Tecnici e numerici: nella coda per la cabina di regia Aleksandar ha impugnato il numerino 3 e quindi deve attendere il proprio turno dietro Calhanoglu e Zielinski. Al polacco, in particolare, Chivu rinuncia con difficoltà: è partito mezzala col Monza, prima di diventare il regista titolare dopo il ko del turco. L’ex Napoli studia ormai da più di un anno da tuttocampista: recupera centralmente, verticalizza, tira da fuori e offre ricami come quello con cui Esposito ha trafitto l’Udinese. Un mix di ingredienti che anche Stankovic ha in canna, ma gli servono tempo e opportunità: pioveranno molto probabilmente durante il prossimo mese, se è vero che l’Inter è attesa da 9 partite in 28 giorni.
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—Se Aleksandar il campo lo ha visto poco (quindici minuti fra Monza e Udinese), 270 chilometri più in là c’è Filip che la maglia da titolare l’ha indossata sempre, ma di soddisfazioni se ne è tolte meno di zero. Il maggiore degli Stankovic viene da un mese complicato a Venezia: 13 gol subiti, nessun clean sheet e soprattutto neanche un punto conquistato per ora in Serie A. Due anni fa, al debutto al piano di sopra con gli arancioneri, aveva destato buone sensazioni: due interventi clamorosi contro il Cagliari, il rigore parato a Lukaku in casa del Napoli, 16 gettoni complessivi. Nella scorsa stagione in B le ha giocate tutte e 38 chiudendo con la miglior difesa del campionato: una certezza. Stavolta la sua è la retroguardia più perforata di tutte. Serve un’inversione di tendenza per la salvezza.
riscatto
—“Riscattarsi”, in serbo, richiede uno sforzo extra. Servono quattro parole per tradurlo: “Ispastati za svoje greske”. Un invito a metterci qualcosa in più. I fratelli Stankovic lo sanno bene e, a proposito di Serbia, hanno modo di distrarsi rispetto ai pensieri col club perché hanno risposto alla chiamata della nazionale per la Nations League. Certo, cercano un riscatto di diversa natura. Anzi, forse opposta: ad Aleksandar serve scalare le gerarchie nel foltissimo centrocampo nerazzurro, perché in regia ci sono Calha e Zielinski ma pure da mezzala la concorrenza non manca dopo l’arrivo di Curtis Jones e il rispolvero di Mhkitaryan. Filip invece deve sì provare a restringere la porta, ma anche confidare che il reparto davanti a lui (insufficiente per rendimento in tutte e 5 le giornate di Serie A finora) faccia la sua parte. Aleks è il fanalino di coda per utilizzo nello spogliatoio della capolista, Filip tenterà di fare il Superman per evitare che gli ultimi restino ultimi. La missione riscatto non è impossibile e il folto calendario aiuterà entrambi: uno deve buttarsi nella mischia, l’altro la mischia deve evitare che si formi davanti alla porta. Per un aperitivo di aggiornamenti reciproci, poi, non mancherà occasione: il 28 ottobre c’è Venezia-Inter.
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