Bruno Barbieri fra cucina, viaggi e Ducati: "Scrambler, che passione. Antonelli ha qualcosa di Senna, mentre il Bologna..."
A tu per tu con lo chef bolognese, giudice di Masterchef Italia e viaggiatore di 4 Hotel, in libreria con "Controluce - Ombre e segreti di una vita" (Cairo Editore). Un volume personale, sulla sua vita, dove l'amore per i motori, in particolare per le due ruote, ha una parte importante
A tu per tu con lo chef bolognese, giudice di Masterchef Italia e viaggiatore di 4 Hotel, in libreria con "Controluce - Ombre e segreti di una vita" (Cairo Editore). Un volume personale, sulla sua vita, dove l'amore per i motori, in particolare per le due ruote, ha una parte importante
Maurizio Bertera 4 ottobre - 09:03 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Bruno Barbieri, 64 anni, sulla sua amatissima Ducati ScramblerCon Bruno Barbieri, è (quasi) più divertente parlare di sport, e di motori in particolare, che di cucina. Quasi un ossimoro, visto che è proprio quest'ultima la professione che lo ha portato a essere prima uno dei protagonisti nel nostro Paese - con sette Stelle Michelin in quattro ristoranti - e poi il solo giudice ad avere preso parte a tutte le edizioni di Masterchef Italia, con la sedicesima che inizierà a dicembre. Ma dalla cucina si è spostato on the road, che per un viaggiatore nato come lui è il massimo della vita. Ed eccolo severo esaminatore di strutture alberghiere in 4 Hotel, il programma televisivo (in onda su Sky e in streaming su Now) giunto alla nona edizione. A 64 anni, Barbieri può dire di aver combinato tanto, tantissimo: lo ha raccontato in un libro uscito da poco quale "Controluce - Ombre e segreti di una vita", pubblicato da Cairo Editore e scritto con il supporto del giornalista Francesco Capozza. Un'opera in cui lo chef bolognese ripercorre in dettaglio le tappe di un’esistenza guidata dalla curiosità e dall’ostinazione di non sentirsi mai arrivato. Sempre pronto a difendere i propri principi e a rimettersi in gioco. Ma anche a raccontare le sue passioni motoristiche e sportive che ha raccontato a La Gazzetta dello Sport, "mia lettura imprescindibile sin da quando era ragazzino" ricorda.
Bruno, partiamo prima dall'ultimo libro a cui tiene tantissimo.
"Non è stato facile, ci ho messo un bel po' di tempo, ma, attenzione, non è un’autocelebrazione, tutt’altro. A più di 60 anni ho sentito la necessità di far capire che sono arrivato dove sono arrivato non senza fatica. È un libro profondo, che racconta non solo la mia storia, ma quella di altre persone, di persone che oggi, magari, non ci sono più. Per anni la gente ha visto solo il giudizio severo, la battuta pronta, la perfezione richiesta in Tv. Ma dietro ogni piatto e dietro ogni traguardo c'è stato un prezzo da pagare: la solitudine, il sapore amaro dei tradimenti di chi credevo amico, il coraggio di rialzarsi ogni volta da solo".
Un libro intenso, senza dubbio. Ma parliamo di argomenti piacevoli come le tue moto. Tiriamo fuori dal mazzo quelle del cuore.
"Inizio con la Bonneville T-100, il modello che usava Steve McQueen, e che ho comprato nel 2010: adoro quello stile Anni 60-70, il suo colore bianco e ciliegia. Ho sempre mente di customizzarla, poi la guardo e decido che va bene così. L'altra è una Ducati Scrambler di otto anni, sono un ultrà della casa: abito a 500 metri da Borgo Panigale! La sento qualcosa di casa mia e mi diverto come un matto a guidarla. In sicurezza faccio l'àsen come dicono a Bologna... Poi ammetto che mi piacevano le moto da cross e mi sono cimentato con una Ktm. Ultimamente trovo interessante la Bmw R 80 G/S Paris Dakar, ogni tanto mi viene voglia di comprarla perché trasmette il senso di avventura".
Ha letto che c'è la ipotesi di vendere la Ducati?
"Sì e non ho parole. Abito a 500 metri dallo stabilimento di Borgo Panigale, un luogo che fa parte della mia vita e di tutti i bolognesi. Io penso che delle aziende come la Ferrari e la Ducati siano invendibili, quando ne sento parlare mi parte un neurone (una delle espressioni tipiche di Barbieri a Masterchef quando lo fanno arrabbiare, ndr): è come se decidessero di vendere Piazza Grande a Bologna!".
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Però ci sembra un po' distratto sulla Moto GP rispetto al passato o ci sbagliamo?
"In parte è vero. Le gare in moto sono cambiate tantissimo per un vecchio fan come me, a partire dal pubblico: una volta le gare diventavano un happening dove si faceva il barbecue alle tre di notte, si conoscevano un sacco di persone, si faceva casino... Del resto, si piantavano le tende anche una settimana prima. Oggi, gli appassionati di MotoGP restano diversi da quelli della F1 ma c’è sempre meno tempo e si vuole consumare tutto subito".
E i piloti?
"Bravissimi per carità, ma lontani dagli eroi che ammiravo. Non sono così tecnico ma ho la sensazione che il manico conti in misura minore rispetto al passato. Mi pare ci sia una prevalenza del mezzo e della tecnica sull’uomo, aspetto che a me toglie l’ entusiasmo. Ma è un pensiero mio, eh".
Passiamo alle quattro ruote: quanto batte il cuore per la Ferrari di questi anni?
"La passione mi è stata trasmessa da papà, andava spesso a Fiorano per seguire i test. Io andavo con gli amici alla Tosa, giorni prima e in tenda, per vedere il Gran Premio di Imola. Spero che gli organizzatori, come leggo, portino lì l'atto finale del campionato. Quanto batte il cuore? Non sono un tecnico ma a me pare che ci sia sempre qualcosa che non va e non si capisce il perché. Da una vita, all'inizio dell'anno la Ferrari sembra in lizza per il campionato, poi si passa a qualche risultato, ma a metà campionato si pensa già alla stagione seguente. Ma così non vince un Mondiale da 20 anni mentre Mercedes e Red Bull continuano a dominare".
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La consola che un suo concittadino, Kimi Antonelli, sia in testa al Mondiale?
"Premessa: ha un'auto eccezionale e questo conta molto. Resto dell'idea che il miglior pilota del campionato sia Verstappen che con un mezzo palesemente inferiore riesce a fare comunque prestazioni superbe. Detto questo, Kimi è formidabile, il classico cinno (ragazzo in dialetto bolognese, ndr) delle mie parti che sprizza simpatia e piace a tutti. Sempre solare, guascone il giusto, con una bella famiglia. Che vince da campione e poi mangia subito gli spaghetti nel trofeo che gli hanno consegnato a Monza o le tagliatelle della mamma. Ha qualcosa di Senna, che però aveva un'età diversa ed era meno estroverso".
Siamo entrati nel mondo delle quattro ruote. Quindi attendiamo le sue auto del cuore.
"La mia è una famiglia dove la Mini è una religione, dagli Anni 70 più o meno tutti i componenti ne hanno guidato una o più di una, spesso customizzata ai limiti. Quella che ho amato di più è comunque la serie speciale ispirata al Rally di Montecarlo che è uscita nel 2020 (la Cooper S Paddy Hopkirk Edition, ndr) ma l'ho tenuta pochissimo perché andavo troppo forte e rischiavo di farmi male con quasi 200 Cv! Adesso ho in mente due modelli: la Caterham di cui mi piace l'originalità e la Jaguar-E-Type che per me resta il massimo dell'eleganza".
Il viaggio in auto che ricorda emozionandosi?
"Nel 2004 sono partito da Panama per raggiugere le cascate dell'Iguazú, al confine tra la provincia argentina di Misiones e lo Stato brasiliano del Paraná. Mi ricordo che ero a bordo di un'auto americana, di quelle classiche, ma non so quale modello fosse. E una strada infinita da Caracas, in Venezuela a Manaus, in Brasile: 2.500 km, praticamente nel nulla e in posti incredibili. Se uno ha un guaio alla macchina, deve solo sperare che passi qualcuno, sennò non sa come fare. Almeno, vent'anni fa, era così".
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Un Barbieri in versione kartista (grintoso)
Allarghiamoci ad altri sport: su Instagram appari come un fan sfegatato di Sinner. Stai soffrendo per la sua assenza prolungata dal circuito?
"Non dirmelo, è un casino! Capisco benissimo che non è più il tennis dei tempi di Panatta e Jannick debba tornare quando è realmente pronto per vincere ancora ma in questi mesi si è letto di tutto e non sono riuscito a comprendere precisamente l'origine dei problemi. Quindi mi agito molto e non vedo l'ora di seguirlo nuovamente in campo".
E le due squadre simbolo di Bologna?
"Quella calcistica evidentemente non poteva tenersi ai livelli di quando vinse la Coppa Italia e fece la Champions League: però hanno venduto troppo e comprato poco! E i risultati latitano. Non bisogna mai dimenticare che Bologna è una piazza importante, non facile perché i tifosi vogliono il bel calcio e non galleggiare. E poi non capisco l'idea del nuovo stadio nella zona della Fiera con tutti i problemi che potrebbe portare. Devono farlo in campagna, dove c'è tanto spazio: propongo Medicina dove sono nato".
Quanto alla Virtus cestistica?
"Sono felice che il nuovo sponsor sia Costa Crociere, compagnia per cui preparo i menu dei ristoranti gastronomici. Ho scritto subito al mio amico Micky Arison, presidente e maggiore azionista della Carnival Corporation (gruppo che controlla Costa Crociere, ndr) che è anche proprietario dei Miami Heat, squadra dell'Nba: gli ho detto 'manda qualche panchinaro a Bologna sennò Milano vince sempre lo scudetto'. Ma non so se mi darà retta..."
Barbieri, torniamo sulla strada. Qual è il sogno del grande viaggiatore?
"Facile e in fase di preparazione. Voglio percorrere senza fretta la Route 66, in auto e in moto. La chiamano The Mother Road e quindi intendo scoprirla nei suoi aspetti caratteristici, sui luoghi e i personaggi che incontri lungo la strada. Magari ne viene fuori un racconto televisivo: un Barbieri on Route 66 non sarebbe male. Chissà..."
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