Gigio uomo bionico: i segreti dietro le sue sette parate miracolose
Tanto passa dalla sua fisicità: può coprire 5 metri e mezzo di porta senza neanche tuffarsi
Tanto passa dalla sua fisicità: può coprire 5 metri e mezzo di porta senza neanche tuffarsi
Guglielmo Buccheri Giornalista 4 ottobre - 08:53 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleSenso e misura, armonia e proporzioni ideali del corpo umano. L’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci simboleggiava tutto questo, il portiere bionico Gianluigi Donnarumma c’entra poco con il Rinascimento, molto con la rinascita della nostra Nazionale: senso e misura, armonia e movimenti tra i pali azzurri. Accade così che mentre lo Stade de France, a Saint Denis, prova a prenderci in giro ("Où sont les italiens…" ovvero "Dove sono gli italiani") nel momento più delicato del duello di una serata di ottobre, Gigio si mette la maschera del supereroe e ci trascina oltre i cori, le paure, i tremori e fino a zittire gli ottantamila francesi.
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—Sette sono le parate del nostro capitano a Parigi: cifra (quasi) da record per un ragazzo di ventisette anni che si è preso l’Europa nel 2021 e l’Oscar del più bravo di tutti. Sette, tre in meno del triste primato personale a Zenica, notte choc del terzo Mondiale fallito ancora prima che cominciasse, e una in meno di Lipsia, Euro 2024 quando Donnarumma parò l’impossibile sotto i colpi della Spagna per capitolare sull’autogol di Calafiori. Perché è giusto pensare a Gigio come al portiere “bionico”? Il capitano di un’Italia alla ricerca della felicità perduta se allarga le braccia tocca i 200 centimetri di apertura e se alle braccia allungate si aggiunge l’estensione della gamba la porta è, di fatto, coperta per cinque metri e mezzo del suo specchio senza tuffo: restano, così, da blindare circa 90 centimetri per lato. La fatica di Gigio non è soltanto quella dentro ogni partita, la sua quotidianità è da studiare a fondo: parte del suo lavoro è proprio nell’allenare la coordinazione gambe-braccia in una frazione di secondo, Doué e Dembélé, sul tema, ne sanno qualcosa dopo essere andati a sbattere sui suoi guantoni nella stessa azione e, di fatto, nello stesso istante perché dal tiro del giovane folletto al tap-in del Pallone d’Oro è passato un nano secondo. Muovere novantadue chili, peso di Donnarumma, e farlo con una reattività ed agilità non comune richiede una preparazione particolare dove non può mancare l’aiuto dei balzi sui gradoni, spostamenti laterali rapidi e il rafforzamento del piede interno al terreno per ottenere il massimo slancio nel tuffo.
Chapeau
—Gigio è rimasto al centro del ring senza mai toccare le corde. "Ci è voluto un magistrale calcio di punizione di Olise per ricordargli che, a volte, può vedere passare il pallone senza riuscire a deviarlo. I tifosi el Paris Saint Germain avranno capito di aver perso qualcosa vedendolo andare via...", così l’Equipe nella sua riflessione post-partita. Portiere bionico e portiere più bravo al mondo? Sì, forse, ci sta. Non ci sta la sua esclusione non solo dalla lista dei candidati al Pallone d’Oro, ma anche da quella dei dieci in corsa per il miglior numero uno dell’anno: d’accordo che conta chi vince qualcosa, ma, tra i pali, deve contare anche chi ti evita di perdere tutto. Donnarumma, lo scorso giugno, alzò il telefono: "Mister io ci sono…". Il mister era Silvio Baldini, ct ad interim dopo la Bosnia e ct che per i test in Lussemburgo e a Creta stava disegnando quella che sarebbe diventata l’Italia dall’età media più giovane di sempre: giovani ventenni più lui, il capitano, presente perché doveva dare l’esempio e un senso di continuità. Dieci anni fa, il battesimo azzurro del portiere bionico: a Bari, Gigio entrò al posto di Gigio Buffon e prese gol da Kurzawa, Francia, nella sera in cui si presentava al mondo la Var. Dieci anni dopo sono otto le presenze che lo dividono da Giacinto Facchetti, 86 a 94, con la leggenda interista al decimo posto della classifica di ogni tempo: la vetta (176) nelle mani del già citato Buffon sembrava irraggiungibile, non lo è più perché non è impensabile essere spettatori del passaggio di consegne anche su questo campo. Doué, Dembélé, Olise e due volte Camavinga: tutti rispediti al mittente per una prestazione che ha fatto sobbalzare ad ogni latitudine.
Garanzia
—Donnarumma vale punti d’oro nella nostra Nations ed è già valso trofei come l’Europeo che ci mancava da cinquantatré anni: il portiere bionico copre più di cinque metri di porta, chi prova a beffarlo sa che senza una magia come quella di Olise su punizione può rimanere deluso.
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