Crepet: "Perché gli atleti hanno più paura di non ottenere like che risultati. Basta seguire Velasco..."
Il sociologo: "Il meccanismo è perverso, difficile intervenire. Chi vince ha meno bisogno di esporsi, parlano i successi per lui. È un po' come in tv, dove le trasmissioni con i famosi sono piene di ex famosi..."
Il sociologo: "Il meccanismo è perverso, difficile intervenire. Chi vince ha meno bisogno di esporsi, parlano i successi per lui. È un po' come in tv, dove le trasmissioni con i famosi sono piene di ex famosi..."
Lorenzo Cascini Giornalista 4 ottobre - 12:24 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleViviamo in un mondo in cui gli sportivi di livello mondiale sono diventati delle rockstar, fanno una vita da rockstar con ritmi e pressioni annesse. Ma non è tutto. Sono anche delle aziende, brand di loro stessi, con dei fatturati da multinazionali e allo stesso tempo sono condannati a condurre la loro esistenza sotto i riflettori, esposti all’ennesima potenza. Una vita in prima pagina. Negli anni c’è chi si è ‘ribellato’ al sistema, togliendosi dai social - vedi Dusan Vlahovic, Marcell Jacobs e tanti altri - chi consiglia alle sue giocatrici di non usare il telefono in ritiro - vedi Velasco - e ancora chi come Leclerc cancella le app dal proprio telefono per evitare distrazioni. Quale è la strada da seguire? I social sono il male assoluto o possono essere un valore aggiunto? Ne abbiamo parlato con Paolo Crepet, psichiatra e sociologo.
VIDEO: Velasco: "La fuga di Cristiano Ronaldo? Una crisi tremenda, sottovalutata..."Crepet, partiamo dalla cronaca degli ultimi giorni. Julio Velasco al Festival dello Sport di Trento ci ha raccontato di aver più volte consigliato alle sue giocatrici di chiudere i social. Che pensa?
“Velasco è una persona straordinaria, di un’intelligenza sopraffina. Non mi sorprende un comportamento del genere da un uomo come lui. Sempre controcorrente, nel verso giusto, a mio modo di vedere. Siamo d’accordo su tante cose e non da oggi. Ovviamente è una soluzione intelligente, però Julio è una mosca bianca. Credo sia uno dei pochi a pensarla così in questo mondo. La sua lezione andrebbe seguita da tutti"
Il problema è alla radice?
“Il problema è nel meccanismo, perverso e facilmente comprensibile. Gli atleti sono sovraesposti a livello mediatico, poi ci sono gli agenti, le agenzie, i social media manager e i giornali. Capisce che diventa difficile fermare la macchina? A volte basterebbe avere senso della misura. Almeno finché non scoppia la bolla…”
Il campione ha meno bisogno di esporsi sui social: per lui parlano le vittorie, mica i post su Instagram. L’auto esposizione è spesso inversamente proporzionale alla bravura"
Crepet sull'uso dei social da parte degli sportiviScoppierà la bolla?
“Mah, chi lo sa. È ovvio che i post che piacciono, in quanto poveri di contenuto (nella maggior parte dei casi, non generalizziamo), corrono il rischio di stancare e di entrare in un mondo saturo. Troppo spesso conta più la buccia della polpa… sui social funziona così. E credo ci sia un altro grande problema, se posso espormi…”
Prego.
“L’Intelligenza artificiale. È un discorso di cui si parla troppo poco, ma credo sia anche arrivato il momento. Ormai puoi creare contenuti finti in serie. E una volta che sei online, prima che arrivi la smentita o il post di scuse, il post è già virale. Ripreso da tutti e quindi “vero” per una fetta di pubblico. Soprattutto perché sui social, spesso, si va in modo distratto, senza leggere troppo. Quindi hai voglia a smentire…”
Come ci si difende da tutto questo?
“Intanto, bisogna considerare una vecchia regola. Il campione ha meno bisogno di esporsi sui social: per lui parlano i successi e le vittorie, mica i post su Instagram. Si diventa grandi con il talento e il sacrifico, non con i followers. L’auto esposizione spesso è inversamente proporzionale alla propria bravura o alla propria influenza in quel determinato momento. Soprattutto perché poi il risultato che ottieni, influenza anche la popolarità e le interazioni. Si ha più paura di questo che fame di ottenere il risultato. Ovviamente non vale per tutti, ci sono virtuose eccezioni. Guardate Velasco: vince e… non si fa le foto”.
Succede anche in televisione, però.
“Mah, si. I social oggi sono un po’ quello che era la televisione vent’anni fa. Eppure, se guarda, ancora oggi vengono fatti programmi in cui “ex famosi” sono protagonisti. Se fossero sulla cresta dell’onda lo farebbero? Non credo. Sui social è uguale. Dico ex perché sono uomini dello spettacolo in fase discendente e vanno in tv per far vedere che sono ancora sul pezzo. Per gli sportivi è lo stesso”.
E l’odio sui social influenza la “paura” dei famosi?
“Sì, è un problema reale. Tocca gli uomini quanto le donne. E anche tra “gli haters da tastiera” ci sono sia uomini che donne, anche nel calcio. Ma l’unica soluzione è ignorarli, come consiglia Julio alle sue ragazze”
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