Gallinari: "Dissi no a Kim Kardashian, cantavo con Steve Adams. E svoltai quando feci come Kukoc..."
La Gazzetta dello Sport

Gallinari: "Dissi no a Kim Kardashian, cantavo con Steve Adams. E svoltai quando feci come Kukoc..."

Domenica 4 ottobre 2026
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Il Gallo al Festival si racconta intervistato da sua moglie Eleonora Boi: "Serve un accordo tra Nba ed Eurolega. Spero si possa partire nel 2027-28: se troviamo la collaborazione, facciamo fuochi d’artificio"

Il Gallo al Festival si racconta intervistato da sua moglie Eleonora Boi: "Serve un accordo tra Nba ed Eurolega. Spero si possa partire nel 2027-28: se troviamo la collaborazione, facciamo fuochi d’artificio"

Dal nostro inviato  Davide Chinellato 4 ottobre - 11:22 - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Da sinistra verso destra: Eleonora Boi, Danilo Gallinari

Comincia con un bacio sulla guancia alla conduttrice, la moglie Eleonora Boi, a cui poi fa la sorpresa dell’in bocca al lupo dei figli. Poi Danilo Gallinari apre, con simpatia, il libro dei ricordi, tra campo e aneddoti come la corte di Kim Kardashian, quelli che l’hanno portato a giocare in Nba per 14 stagioni, spalmate in 16 anni. Comincia però dal suo futuro e da Nba Europe, stuzzicato da Eleonora che si "vendica" per il video a sorpresa dei figli. "Mi auguro solo che si possa iniziare nel 2027-28, è molto difficile ma si può fare. E soprattutto, mi auguro si trovi un accordo tra Nba e Eurolega, che dopo l’Nba è la lega migliore del mondo. Serve collaborazione, ma se la troviamo facciamo fuochi d’artificio". 

NEW YORK E KIM

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 La Grande Mela è da dove tutto è cominciato. "Incontrai Jamal Crawford, uno dei miei veterani preferiti. Mi fece capire come dovevo cambiare il mio gioco: mi disse quello che Phil Jackson disse a Toni Kukoc, che quando ricevevo la palla dovevo già sapere cosa fare". Poi racconta di quella volta che rischiò di ritrovarsi nello show delle Kardashian: "Lei stava facendo un nuovo format per lo show di famiglia e chiese ai Knicks se c’era qualche giocatore interessato. Il pr della squadra venne da me, per una settimana facevo allenamento al mattino e al pomeriggio col pr della squadra incontravamo la produzione per capire se si poteva fare. Alla fine decisi di dire no, anche perché non avevamo controllo sul copione. Ed era una decisione che ti avrebbe cambiato la vita, come successe al povero Khris Humphries: finì per accettare lui, e in ogni palazzetto in cui andava veniva fischiato solo per quello". 

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denver

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Eleonora poi accompagna Danilo a Denver. E anche qui si comincia con un aneddoto: "Ricordo la prima sera, diedi appuntamento per cena agli altri giocatori che come me erano arrivati dai Knicks. Ci siamo visti nella hall dell’hotel alle 9 di sera, pronti per uscire alle 9.30, orari normali per New York. A Denver invece a quell’ora era tutto chiuso, come scoprimmo passeggiando per strada. Finimmo per cenare col servizio in camera". Denver però gli è rimasta nel cuore: "Ci vivrei, ma a Eleonora piace il mare - dice con un sorriso -. Ma ai Nuggets sono molto legato, soprattutto nel vedere ragazzi che erano matricole con me diventati star, come Nikola Jokic e Jamal Murray. Nikola per me è già adesso uno dei 5 migliori giocatori di sempre, perché mi piacciono i giocatori che corrono poco, saltano meno ma sanno sempre cosa fare con la palla. Il titolo di più forte del momento però se lo giocano per me lui e Shai Gilgeous-Alexander, con cui ho giocato a Oklahoma City". 

ricordi e rimpianti

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Il viaggio prosegue, tra il ricordo della bolla ("Steven Adams suonava la chitarra per me ogni giorno e io cantavo. Peccato non ci siano video"), la cavalcata playoff con Atlanta e il rimpianto di Boston, coronando il sogno di diventare un giocatore dei Celtics ma con l’infortunio che non gli ha mai permesso di vestire in campo quella maglia. "È stato l’unico momento in cui mi sono chiesto: perché sempre io". E poi la chiusa a Portorico: "Li si gioca tanto come in Nba e non sapevo se il mio corpo avrebbe retto. Invece abbiamo vinto".

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