Dall'Igna fa festa due volte, è a 100 successi con Ducati in MotoGP: "Noi inventiamo, gli altri copiano"
La Gazzetta dello Sport

Dall'Igna fa festa due volte, è a 100 successi con Ducati in MotoGP: "Noi inventiamo, gli altri copiano"

Domenica 4 ottobre 2026
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L'ingegnere ha un curriculum d'oro e dove va porta innovazione: ha iniziato in Ferrari, poi Aprilia e ora a Borgo Panigale. Tra i suoi piloti vincenti Dovizioso, Lorenzo, Bagnaia, Martín, i due Marquez e tanti altri

L'ingegnere ha un curriculum d'oro e dove va porta innovazione: ha iniziato in Ferrari, poi Aprilia e ora a Borgo Panigale. Tra i suoi piloti vincenti Dovizioso, Lorenzo, Bagnaia, Martín, i due Marquez e tanti altri

Giorgio Burreddu Collaboratore 4 ottobre - 14:31 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Non è scaramantico: è un ingegnere. Ma prima di ogni gara accarezza le moto, come si fa con gli amori più teneri. Non dite che è un duro: Gigi Dall’Igna, l’uomo dalle 100 vittorie in MotoGP con la Ducati, è un sugar man. Dolce, mite, gentile. "Tutte le vittorie sono importanti", dice oggi mentre Marc Marquez gli sventola addosso l’ultima, bellissima, pesantissima, quella del GP del Giappone, a Motegi. E la vertigine è completa. Però ci sono vittorie che valgono almeno il simbolico. E la prima della serie è una di queste. Era il 2016, Austria. Dall’Igna era arrivato da un paio d’anni a Borgo Panigale per rivoluzionare tutto. Venne fuori la Desmosedici delle meraviglie. Non un abracadabra. Semmai ingegneria portata al limite. L’elenco dei cambiamenti è lunghissimo: aerodinamica, ali sulle carene, mass damper sotto il codone posteriore, cucchiaio davanti alla ruota posteriore, abbassatore per il retrotreno, convogliatori di flusso in basso, holeshot. In sintesi: Andrea Iannone vinse sul Red Bull Ring. E il giorno dopo Dall’Igna disse: "È solo l’inizio". Sì, di cosa? "Verso il titolo mondiale. Sono arrivato a Borgo Panigale per questo". 

TANTI PILOTI

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Non è ironico: è un ingegnere. Però, a 60 anni, Dall’Igna ha imparato anche a giocare. "Amo mangiare e bere. Ho una bella cantina. Vini bolognesi? Tutta la vita l'Amarone della Valpolicella, è il mio preferito", ha raccontato. Nel suo lungo breviario (peraltro diventato un elenco di Wikiquote) si trova di tutto. Da: "Come sempre, se si copia è facile arrivare secondi". Fino a: "Il giorno in cui comincerò un Mondiale non pensando di poterlo vincere, me ne starò a casa e andrò in giro in camper". Laureato nel 1991 in Ingegneria meccanica, a Padova, Dall’Igna è un Leonardo delle due ruote. Anche se la faccia sembra più quella di Mago Merlino. In questi anni di Ducati Dall’Igna ha fatto tutto. Ha cambiato soprattutto il modo di pensare una MotoGP. Tante innovazioni da far diventare Ducati il riferimento tecnologico e spingere la concorrenza ad adattarsi. Nell’era Dall’Igna sono tredici i piloti che hanno vinto almeno un gran premio con una sua Ducati: Iannone, Dovizioso, Lorenzo, Petrucci, Miller, Bagnaia, Bastianini, Martín, Bezzecchi, Zarco, Di Giannantonio, Marc Marquez, Alex Marquez. Uno di loro ha sintetizzato meglio di tutti il flusso di idee che arriva da Borgo Panigale: è Jack Miller. In pratica, ha detto, "la Ducati inventa e gli altri copiano". 

VIDEO: MotoGP in Giappone, i segreti della pista di Motegi

SA ASCOLTARE

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Preciso, puntuale, attento: Dall’Igna è un ingegnere. Le 13 stagioni in Ducati sono un concentrato di bellezza. Con 4 Mondiali piloti vinti consecutivamente. Nel 2022, dopo il primo vinto da Pecco Bagnaia, anche Gigi aveva gli occhi lucidi: "Era il mio sogno e finalmente sono riuscito a realizzarlo: è proprio per questo che sono venuto in Ducati". Anche se, da bravo ingegnere, aveva precisato: "Pensavo di vincerlo prima, ma la MotoGP è una categoria difficilissima". Confermato quello di Pecco anche nel 2023, sono poi arrivati Jorge Martín e Marc Marquez, nel 2025. Tre piloti diversi campioni del mondo con la stessa moto. Dall’Igna ha visto di tutto, anche quando i paddock erano officine un po’ più chiuse di oggi. "L’attuale generazione di piloti è profondamente diversa. Oggi vedo molta più educazione nel paddock, prevalgono il valore sportivo e il rispetto". Una volta gli hanno chiesto: ma è vero che gli ingegneri ascoltano i piloti solo per fare il contrario? In realtà, ha detto Dall’Igna, "l’ingegnere deve trovare nei dati il racconto del pilota: bisogna capire che cosa ti dice, ritrovare le parole nella tecnologia e cercare le soluzioni. Insomma, gli diamo retta". 

LA SUA STORIA

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Ha ascoltato sempre tutti, Gigi. Cresciuto a Schio, più veneto di così non si può. Ha lavorato anche per la Ferrari. "Il mio primo lavoro è stato alle Officine Michelotto di Padova. Giuliano era preparatore di Ferrari da competizione, la tesi in ingegneria meccanica l'ho fatta nella sua officina. Tema: calcolo di una scocca in carbonio di una Gruppo C. Sono rimasto un paio di anni, Michelotto seguiva per la Ferrari le F40 nel campionato Imsa, frequentavo spesso Maranello. Poi, quando il programma fu chiuso, cominciai a guardarmi intorno. E la mia fortuna fu incontrare Jan". Jan è Witteveen, l'ingegnere olandese che per 15 anni ha diretto il reparto corse Aprilia, portando Noale a dominare tra le piccole e medie cilindrate. Dall’Igna arrivò lì nel 1992, è cresciuto diventandone prima delfino e poi successore quando, con l'acquisto dell'Aprilia da parte di Piaggio, nel 2004 la proprietà passò da Ivano Beggio a Roberto Colaninno. "Con Jan ho sempre avuto un gran rapporto". A Noale Gigi è rimasto fino alla fine del 2013, portando Aprilia al vertice anche nel Mondiale Superbike. 

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LIBRI E IDEE

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Però anche gli ingegneri sognano, non dimentichiamolo. Dall’Igna voleva fare il fisico. Poi la vita ti sorprende sempre. Più che motociclista è stato "turista", come ha detto lui. Lasciò la moto dopo la nascita di sua figlia. Ama i libri. Una volta ha detto di avere sul comodino "Centomila gavette di ghiaccio" di Giulio Bedeschi, sulla ritirata degli alpini in Russia. "E sa perché? Tra i protagonisti c'è la mula Gigia". Gigi e la Gigia, la moto di Dovizioso. Quattro fratelli, abbastanza per saltare il militare. "Avevo in mano la cartolina, ma essendo il quarto fratello l'ho scampata. Meno male. Avessi fatto la naja, chissà dove sarei finito". È finito invece a inventare velocità. Lui: "Restare semplici e restare modesti è una qualità importante". Dall’Igna è sempre rimasto modesto, pure se ha quello sguardo diabolico. Luciferino, lo ha definito qualcuno. Negli occhi gli si accende qualcosa ogni volta che sente il rombo. Lo ha detto anche Marquez dopo la vittoria numero 100 in Giappone: "Mi diverto con la sua creatura". E per un ingegnere non c’è complimento migliore.

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