Nazionale, le mosse di Mancini contro la Turchia: Barella torna dal 1', chance per Mancini e Doumbia
Gli azzurri vogliono confermarsi dopo il pari di Parigi. Montella è in crisi, come dimostrano le cinque sconfitte nelle ultime sei: bisogna vincere per poi giocarsi tutto in Belgio
Gli azzurri vogliono confermarsi dopo il pari di Parigi. Montella è in crisi, come dimostrano le cinque sconfitte nelle ultime sei: bisogna vincere per poi giocarsi tutto in Belgio
dal nostro inviato Fabio Licari 5 ottobre - 07:31 - BOLOGNA Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNella prima vita azzurra di Roberto Mancini, quella di Wembley, la partita della svolta è addirittura la sesta: un’amichevole con l’Ucraina dopo il ko in Portogallo che addensa nubi minacciose sul cielo azzurro. L’Italia non c’è ancora, ha una fisionomia indistinta e quasi preoccupante, rischia di finire nella B di Nations League. Quella sera di ottobre 2018 a Genova l’esperimento è radicale: 4-3-3 con tridente rotante Bernardeschi, Insigne e Chiesa, più Barella debuttante ma come se fosse in Nazionale da sempre, e la coppia Jorginho-Verratti in mediana. Scrive la Gazzetta che i due sono “si sono impossessati della palla (quasi 66%) e l’hanno fatta girare veloce”. Mai 1-1 è tanto importante. Se aggiungiamo un 9 vero, Immobile, quella è l’identità dei campioni. Non ci sono più sei partite in cinque mesi per diventare Italia, ma quattro in due settimane scarse. Benvenuti nel nuovo calcio. Stasera contro la Turchia serve conferma che l’Italia sia quella che ha stravinto nel coccodrillo di Bursa e conquistato il pareggio della maturità in Francia. Non possiamo fermarci a Parigi.
rivoluzione
—Una frenesia che stressa tutti e sta creando scompiglio tra le grandi, Germania affondata in casa dalla Grecia, Norvegia due volte ko, Croazia sepolta di gol dall’Inghilterra che invece, come la Spagna, sembra in linea con il Mondiale non avendo cambiato ct e giocatori. L’Italia da riformista sta diventando rivoluzionaria, giovani, mostri sacri quali Di Lorenzo e Barella messi in discussione, l’attacco che è un ballo dei debuttanti tra Sebastiano Esposito, Zoma, Vergara. Tranne Donnarumma, Bastoni, Tonali e Pio, apparentemente non ci sono intoccabili. Poi le gerarchie si fisseranno meglio, ma oggi la Nazionale esibisce una ventina di titolari. Nel 2018 ne avevamo meno, però c’erano Bonucci, Chiellini, Jorginho, Verratti, Chiesa e Spinazzola versione fenomeni. Lo sono diventati strada facendo, servirà tempo anche oggi.
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—Le quattro partite incastonate in undici giorni, un mini-Europeo, obbligano a cambiare. Ma in teoria Italia-Turchia è la miglior partita per un turnover massiccio, perché Vincenzo Montella non poteva arrivare nel momento peggiore (per lui): in crisi di risultati, cinque sconfitte nelle ultime sei, con la squadra e lui contestati, lo scandalo arbitrale che farà dimettere domani il presidente federale, e i tre big assenti, Calhanoglu e Yildiz infortunati, Guler squalificato. Siamo sinceri allo stremo: questa è una partita da vincere, considerata già la superiorità di Bursa dove un irriducibile Guler tentò invano di tener viva la Turchia. Stasera è un esame di gioco, per capire se i presumibili nuovi, Mancini, Ruggeri, forse Romano e Doumbia, Vergara, possono rendere meno preoccupante l’assenza dei grandi. A trascinare tutti, Barella, che si riprende il posto e, s’è visto dal finale con la Francia, farà come l’ultimo giapponese sull’isola prima di cedere la maglia.
più il risultato
—Esame di gioco ma anche di personalità. Il Mancio è entrato nella testa dei suoi, ora chiede una nuova risposta: una squadra vera non si rilassa, ma affronta la Turchia, alla deriva su una zattera, come affronta la Francia di Saint Denis. Alla vigilia di Parigi, la prestazione era quasi più importante del risultato, dovevamo dimostrare di aver sconfitto la paura, si poteva perdere. Ora il risultato va in primo piano, perché ci saranno partite “sporche”, che a volte non si risolvono, e Italia-Turchia può rientrare in questa categoria se non la giocheremo subito per affermare la nostra superiorità. Noi a Parigi siamo la dimostrazione di come anche la Grande Francia possa essere incatenata.
tante partite
—Una partita sul campo e tante attorno, quella di Malagò allo stadio ma che aspetta la Giunta Coni di domani sul caso tesseramento, quella di chi resterà ancora in tribuna ma dovrà sentirsi nel gruppo, e l’ultima, infine, importantissima, ancora a Parigi: Francia-Belgio è uno snodo chiave di classifica. Tutto è opinabile, ma un successo di Zidane chiarirebbe che l’eventuale secondo posto, battendo la Turchia, ce lo giocheremo in Belgio a novembre. E lì, dopo lo 0-2 di Roma, c’è un solo risultato. Un pari o, peggio, un successo belga scatenerebbe un mischione in vista della volata finale, in cui i nostri rivali hanno la Turchia e noi Francia e Belgio. Parigi o cara, dacci un’altra mano.
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