Lautaro freme, rientro da oltre 11mila chilometri: il Parma è già nel mirino
Il capitano nerazzurro sarà l’ultimo a tornare a disposizione di Chivu: solo 48 ore per allenarsi, ma lui vuole giocare
Il capitano nerazzurro sarà l’ultimo a tornare a disposizione di Chivu: solo 48 ore per allenarsi, ma lui vuole giocare
Guendalina Galdi Giornalista 5 ottobre - 08:01 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIn Argentina ancora in tanti si chiedono come mai Lionel Scaloni lo abbia lasciato in panchina nella finale del Mondiale contro la Spagna. L’epilogo è noto, Yamal si è portato a casa la Coppa e Lautaro ha assistito dalla panchina alla vittoria degli avversari. Una ferita ancora aperta che il Toro però, partita dopo partita, sta provando a rimarginare facendo ciò che gli riesce meglio: i gol.
Terzo
—Nella notte del 4 ottobre (orario italiano), Lautaro ha segnato la sua quarta rete con la maglia Albiceleste nelle sue ultime quattro presenze, ovvero le ultime sfide mondiali di luglio contro Svizzera e Inghilterra (qui decisivo) e le recenti amichevoli contro Bolivia e Burkina Faso. Ma soprattutto è salito a quota 42 gol in totale nelle sue 86 presenze complessive in nazionale fin qui. Ed è così che si è preso un altro pezzetto di storia locale e il terzo gradino del podio dei migliori marcatori argentini di sempre. Collezionista di record, collezionista di podi. In nazionale come nell’Inter.
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—In patria è dietro a Messi (125) e a Batistuta (55), in nerazzurro insegue prima Alessandro Altobelli, poi un (bel) po’ più lontano Giuseppe Meazza. Però... "Sarebbe bello raggiungerlo perché è la Storia, dell’Inter e di Milano", aveva ammesso qualche mese fa alla Gazzetta. E quando un desiderio diventa obiettivo possono succedere cose incredibili a chi, come Lautaro, sogna quanto segna. Tanto. In grande. Per riprendere la marcia verso Spillo e verso la leggenda deve soltanto aspettare di tornare a Milano. Stavolta lo farà per ultimo (tutti gli altri nazionali interisti sono già rientrati o rientreranno a breve prima di lui), e dalla sfida col Parma che riaprirà il campionato lo separeranno appena 48 ore. Oppure anche meno. Poche, pochissime, per preparare qualsiasi impegno, sia che si riveda ad Appiano giovedì oppure addirittura venerdì. Ancor di più dopo un viaggio da oltre 11 mila chilometri. Con la Champions League che fa già capolino, perché tre giorni dopo il Parma si risentirà la musichetta a San Siro, sarà da vedere se Chivu preferirà tenerlo a riposo oppure se non se ne priverà nemmeno contro la nuova creatura di Gilardino.
La rincorsa per Parma
—Ad Appiano hanno altri cinque giorni per ragionare sulla formazione titolare anti-Parma; Lautaro avrà molto meno tempo a disposizione per allenarsi. Contro il Benin, sua terza e ultima fatica dall’altro lato del mondo e di fatto gara-evento per celebrare e salutare Messi, giocherà nella notte italiana tra martedì e mercoledì. Tradotto: prima di giovedì sarà praticamente impossibile rivederlo. Stanchezza, fuso orario: non proprio il migliore dei mix, soprattutto all’alba di un filotto di 7 partite in 21 giorni. Il Toro è un imprescindibile per l’Inter, per gol e leadership. In campionato è rimasto in panchina solo contro l’Udinese — per risparmiarsi un match dopo l’esordio in Champions —, ma prima e dopo, ovvero contro Napoli e Roma, è lui che ha ispirato e completato le rimonte su Allegri e Gasperini. Lautaro è un fattore. Psicologico e tecnico. E non è affatto escluso che al momento del rientro si candidi lui stesso per una maglia per sabato. Il Parma evoca bei ricordi, la scorsa stagione è stata la partita scudetto, e la mentalità del capitano interista è chiara: fosse per lui, giocherebbe sempre. A Chivu, che comunque lì davanti avrà un Thuram tirato a lucido e i ben più freschi" Pio e Bonny, l’ardua decisione.
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