Conte: "In Premier il bazooka, altrove le pistole. Vorrei uno di quei club che hanno perso di vista la propria storia"
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Conte: "In Premier il bazooka, altrove le pistole. Vorrei uno di quei club che hanno perso di vista la propria storia"

Lunedì 5 ottobre 2026
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L'ex allenatore del Napoli ripercorre la propria carriera e strizza l'occhio alle big deluse. Ma valuterebbe un ritorno in panchina a stagione in corso solo "se ne valesse la pena"

L'ex allenatore del Napoli ripercorre la propria carriera e strizza l'occhio alle big deluse. Ma valuterebbe un ritorno in panchina a stagione in corso solo "se ne valesse la pena"

5 ottobre (modifica alle 10:45) - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Un possibile ritorno in panchina a stagione in corso "se ne valesse la pena", la potenza economica della Premier League paragonata a un "bazooka" contro la "pistola" degli altri campionati e il desiderio di "andare in un club che ha un po' perso di vista la propria storia, per rispolverare quel passato e farlo tornare a splendere". In una lunga chiacchierata a Londra con The Athletic, Antonio Conte ripercorre la propria carriera e lancia messaggi chiari. Con quella che sembra proprio una strizzata d'occhio a Juve, Milan, Chelsea e Manchester United.

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conte e l'ossessione per la vittoria

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"Vincente seriale", lo definisce l'intervistatore, James Horncastle e per spiegare questa sua "fame" infinita, l'ex tecnico del Napoli inizia ricordando le due finali perse da calciatore con la Nazionale (Usa' 94 ed Euro 2000) e le tre di Champions con la Juve (96-97, 97-98 e 2002-03). "Ecco perché, così spesso, quando parlo con i miei giocatori tiro fuori una feroce determinazione agonistica e cerco di trasmetterla a loro - svela Antonio Conte-. Perché so come stanno le cose. Ho vinto molto, ma ho anche perso molto. Tanto. Se perdi una finale di Coppa del Mondo o di Champions League e poi vai in vacanza, potresti pensare che ci sarà un'altra occasione. Ma non sempre c'è un'altra occasione. È quella l'occasione".

intervista conte, le difficoltà al tottenham

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Proprio questo tema è stato uno dei motivi della sua separazione dal Tottenham nel 2023, unico club, insieme all'Atalanta, con il quale Conte non è riuscito a concludere un'esperienza vincente. Tutto è riassunto in un messaggio ricevuto dall'allora presidente Daniel Levy dopo una sconfitta. "Sono andato al Tottenham con l'ambizione di cambiare un po' le cose. Ricordo che non vincevamo o avevamo pareggiato una partita e gli mandai un messaggio. Lui mi rispose: 'Non preoccuparti, vinceremo la prossima' - racconta il tecnico salentino -. 'Ma che diavolo...?', continuavo a dirgli. I calciatori scelgono sempre la strada più facile, quella che li fa stare bene e richiede meno sforzo. La cosa che mi faceva impazzire era sentire chi mi stava intorno dire: 'Il Tottenham non vincerà mai nulla'. Che sono dei perdenti". Un'eresia per Conte, che ricorda pure il titolo vinto con il Chelsea nella stagione 2016-17, l'ultimo conquistato dai Blues. "È proprio questo il problema, ecco perché il duro lavoro è fondamentale. Vincere non è facile, richiede fatica - ribadisce -. C'è chi pensa che il successo piova dal cielo e ti cada in grembo. Ma devi andartelo a prendere. Stare lì a parlarne non basta a farlo accadere".

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Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte festeggiano lo scudetto 2024-25 del Napoli. Getty Images

il messaggio di conte sul suo futuro

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Così, tra una riflessione sull'evoluzione del gioco e dei rapporti tra tecnici e società ("L'allenatore deve essere al centro del progetto, servono equilibrio ed alchimia"), un ritorno sull'ultima esperienza al Napoli ("Due anni fantastici, è stata un'esperienza meravigliosa, ma ho speso molte energie e non è stato facile") e un'analisi sullo strapotere della Premier ("In Inghilterra oggi usano i bazooka, mentre altrove si usano ancora le pistole. Ma bisogna anche fare attenzione a come vengono spesi i soldi"), Conte sparge indizi sulla sua prossima destinazione. "Se arrivi in un club la cui storia parla da sé - una storia fatta di trofei, scudetti e vittorie - puoi onorarla in un solo modo: avendo l'ambizione di riportare quel club a lottare per quegli obiettivi, qualora non ci riesca già oggi - conclude -. So bene che ogni anno può vincere una sola squadra, ma devo portare nel cuore - e trasmettere ai tifosi, ai giocatori e ai dirigenti - quella scintilla, quella speranza che ti fa dire: "Cazzo, possiamo vincere". Ci sono molti club che hanno un po' perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in una di queste società per rispolverare quel passato e farlo tornare a splendere. Club dove si respira pressione, dove sai perfettamente di non andarci solo per partecipare, ma per competere". A chi non vince da un po' di tempo, dal Milan alla Juve, dal Chelsea al Manchester United, non resta che alzare il telefono...

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