Sneijder candida l'Inter: "Chivu ha un tocco speciale. E la finale di Champions proprio a Madrid..."
La Gazzetta dello Sport

Sneijder candida l'Inter: "Chivu ha un tocco speciale. E la finale di Champions proprio a Madrid..."

Lunedì 5 ottobre 2026
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Il grande ex nerazzurro incorona il tecnico: "Cristian sembra nato per fare l’allenatore di questa squadra: sa giocare bene un calcio moderno. E in Europa è una delle migliori"

Il grande ex nerazzurro incorona il tecnico: "Cristian sembra nato per fare l’allenatore di questa squadra: sa giocare bene un calcio moderno. E in Europa è una delle migliori"

dal nostro inviato  Filippo Conticello 5 ottobre - 10:13 - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

A ccovacciato su una poltrona di un hotel nella prima collina trentina, dopo cena Wesley Sneijder può finalmente godersi questo nuovo arancione catalano, e per una sera anche un po’ “italiano”: l’Olanda di Xavi batte la Serbia con gol di Koopmeiners e Zirkzee e l’ex interista può concludere a dovere una giornata che non scorderà. Qualche ora prima in città ha ricevuto l’ennesimo abbraccio nerazzurro della vita, al Festival dello Sport ha sentito il vecchio tifo perfino in un nobile teatro lirico. Il tutto, mentre in video si emozionava davanti ai videomessaggi di alcuni fratelli tripletisti, da Zanetti a Materazzi, fino allo stesso Chivu che ha registrato direttamente dall’ufficio di Appiano. Per il 42enne olandese, l’Inter è, infatti, passato, presente e pure futuro, con un sogno di gloria che attraversa le epoche: "Quanto ci starebbe bene una nuova Champions quest’anno, poi la finale si gioca di nuovo a Madrid...".

Certo, Sneijder, ma stavolta è al Metropolitano.

"Non importa (ride, ndr). Ciò che conta è che la squadra sia pronta per provarci. Per me lo è, ha tutto: non solo un Lautaro caldissimo, ma anche l’allenatore top che serve. Il mio amico Cristian ha trovato un tocco speciale, ancora di più dopo lo scudetto e la Coppa Italia. All’inizio, anche per le difficoltà del momento, non sembrava che guidasse una “sua” macchina. Nel tempo, ha costruito una squadra molto riconoscibile in un stile. Ora l’Inter è ancora più aggressiva e bella, nel senso che sa giocare bene un calcio moderno".

Basterà per competere contro le corazzate del Continente?

"In Italia è la migliore, questo mi sembra chiaro; in Europa una delle migliori, senza dubbio. La squadra si diverte e non deve perdere mai questa voglia di sorridere: il gruppo è già vincente da anni, può fare l’ultimo salto, anche se solo col tempo capiremo il reale livello di tutte le big di Champions".

Qual è la missione principale per Chivu adesso?

"Non devo dirlo io a lui, semmai lui a me, anche se ora che è un coach così importante non mi risponde più... (altra risata, ndr). Scherzi a parte, sembra nato per fare l’allenatore dell’Inter e non mi aspettavo che facesse anche i 100 metri per andare a festeggiare con i giocatori sotto la curva. È un po’ invecchiato ma nel cuore è rimasto sempre lui. Tutti i mestieri sono fatti di cose imparate sul campo, un po’ alla volta: ad esempio, Cristian dovrà verificare l’effetto di una sosta così lunga sui giocatori. Poi, è importante anche non dover rimontare sempre...".

Uno come Calhanoglu lo terrei sempre, l'età non è un problema

Per lei questo può diventare un problema serio?

"Non credo, siamo all’inizio, c’è stato un Mondiale prima, che avrà pesato sulla preparazione e qualche giocatore ancora deve adattarsi. Appena tutto farà clic, l’Inter non andrà sicuramente sempre sotto di due reti. Resta il fatto che ogni volta è riuscita a recuperare, per poco non ce la faceva anche a Madrid: solo le grandi squadre riescono a fare rimonte così".

In campionato chi è la principale antagonista?

"La Roma con Gasperini è particolarmente aggressiva e pericoloso, soprattutto con questo Malen che segna sempre e attacca la profondità al momento giusto: pochi sanno farlo così. Ora il Como ha gli occhi di tutti addosso ed è molto interessante. Ma le altre – Milan, Juve e pure Napoli –, come fai a non considerarle?".

Rispetto all’anno scorso, c’è qualcuno che le ha rubato ancora di più l’occhio?

"Lautaro è davvero innamorato dell’Inter, un po’ come Zanetti. Ha lo sguardo dell’attaccante cattivo, con quello ha già fatto mezzo gol. Sono curioso di vedere anche gli inglesi: Jones è un gran bel centrocampista, moderno, e Spence sulla fascia mi sembra più offensivo di Dumfries. In mezzo, poi, tutto gira attorno a Barella e, soprattutto, a Calhanoglu, che mi piace tantissimo anche per il modo in cui calcia".

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Calha scadrà a fine anno quando avrà già 33 anni: che fare con lui?

"Non so la situazione, non posso dire molto, ma uno così io me lo terrei sempre e l’età non mi sembra un grossissimo problema. Poi, in generale, nel club si fa sempre un giusto ricambio: Thuram fa benissimo, ma è esploso un grande Pio. Vale per l’Inter, ma anche per la maglia azzurra: questo ragazzo ha un fisico da paura e con quello sta spingendo la Nazionale. Io amo l’Italia ma penso che tutto il mondo voglia rivedere gli azzurri al livello più alto possibile".

Anche l’Olanda con Xavi sta facendo i passi giusti?

"La Federazione ha fatto bene ad affidarsi a un allenatore che conosce bene la scuola olandese. Contro la Serbia hanno segnato pure due giocatori molto importanti nella Serie A degli ultimi anni".

Tornando alla Champions, ha visto Mou al Real Madrid? Non è che, a differenza di Chivu, lui ha smarrito il tocco magico?

"Se lo avesse smarrito, lo avrebbe mai richiamato il club più importante del mondo? Certo, è anche la squadra con più pressione: se José ne aveva tanta 15 anni fa, oggi ne avrà il doppio, ma da un allenatore così puoi aspettarti di tutto".

Da lei, invece, cosa ci si può aspettare?

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"Io sono felice, questo basta. Quando ho smesso di giocare non lo ero perché ho dovuto affrontare tanti momenti duri. Mia mamma e mio padre si sono ammalati uno dopo l’altra. Ho combattuto per loro, prima ero ingrassato anche per quello, ma adesso mi sento più in forma. I miei non torneranno, ma il vecchio Wes sì che è tornato".

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