Stoppa: "Ho esordito in B a 16 anni, alla Juve mi allenavo con CR7. Oggi segno e sogno col Campobasso"
Quattro gol e quattro assist in otto partite per l'attaccante biellese di 26 anni che prova a rilanciare il club molisano in Serie C: "Non ho rimpianti, ho ancora tanto da dare e un giorno vorrei giocare in Serie A"
Quattro gol e quattro assist in otto partite per l'attaccante biellese di 26 anni che prova a rilanciare il club molisano in Serie C: "Non ho rimpianti, ho ancora tanto da dare e un giorno vorrei giocare in Serie A"
Pellegrino Dell'Anno Collaboratore 8 ottobre - 17:42 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNegli ultimi vent’anni di Serie B, dal 2006/2007, solo nove giocatori erano più giovani di Matteo Stoppa (16 anni, 7 mesi e 21 giorni) all’esordio. Per lui il debutto arrivò il 18 maggio 2017 in un Carpi-Novara con la maglia dei piemontesi. Doveva essere l’inizio di una grande storia, per un ragazzo che due anni dopo sarebbe stato acquistato dalla Juventus, allenandosi con i campioni d’Italia e sognando la Serie A. Ma la vita spesso segue percorsi tortuosi e l’attaccante biellese, oggi 26enne, ha girato l’Italia da Nord a Sud, dalla Sampdoria al Catania, passando per Palermo e Catanzaro, in cerca di un’isola felice. Che potrebbe aver trovato infine nel girone B di Serie C in Molise, la seconda regione più piccola del nostro Paese. Con il Campobasso Stoppa, classe 2000, sembra aver raggiunto la sua dimensione definitiva. I numeri non lasciano scampo: quattro gol e quattro assist in otto partite. In questo inizio di stagione nessuno in Italia, dalla Serie A alla C, ha contribuito a così tante reti. E Stoppa non pensa a dove sarebbe potuto arrivare o a cosa poteva fare meglio. Guarda all’oggi, ad una piazza in cui è finalmente di nuovo il protagonista: “Non ho rimpianti, questo era il mio destino. Ma ho ancora tanto da dare, punto alla Serie A”.
Quattro gol e quattro assist, numeri che in Italia non ha nessuno finora a livello professionistico. Si aspettava un inizio del genere?
"Sicuramente è stato un inizio positivo da parte mia. Venivo da un anno difficile e particolare, ma sapevo che quest’anno avrei iniziato con il piede giusto perché avevo tanta voglia di rivalsa e di dimostrare quello che è davvero il mio valore. I risultati stanno andando bene”.
Il Campobasso è la dodicesima squadra della sua carriera. Come ci è arrivato e come è ripartito dopo un anno complicato? Che ambiente ha trovato?
“Ho ricevuto la chiamata del Campobasso quando ero in ritiro con il Catania a Norcia. Mi ha chiamato il direttore sportivo, poi anche il mister Devis Mangia e ho sentito subito una grande fiducia e un grande senso di responsabilità che mi mancava un po’. Parlando bene con il procuratore abbiamo fatto questa scelta, perché avevo bisogno di rilanciarmi. Una piazza del genere è molto importante perché il Campobasso è ‘difficile’ proprio perché ha grandi esigenze, dobbiamo fare bene come stiamo facendo”.
Tra l’altro ha già giocato in grandi piazze…
“Venivo da Catania, quindi si figuri che piazza importante è. E avevo anche fatto sei mesi a San Benedetto (con la Sambenedettese, ndr), ma avevo bisogno di un po’ più di responsabilità in campo e qua la sto trovando perché ho sentito subito grande fiducia sia dal direttore che dal mister. La sto ripagando finora”.
Sentiva il bisogno di tornare ad essere al centro del progetto.
“Sì, anche quello, ma magari era più un ‘problema’ mio. Avevo bisogno di sbloccarmi un po’ e trovare una dimensione come ora che sta dando i frutti. Devo continuare così”.
Ho solo ventisei anni, ho ancora tanti anni davanti e posso puntare in alto. Sono arrivato ad un’età in cui ho più consapevolezza dei miei mezzi, di cosa posso fare e posso dare in campoRiavvolgiamo il nastro: nasce a Biella, cresce nel Novara, ma da dove è partita la passione per il calcio? Quando arriva il sogno di fare il calciatore?
“Ho iniziato a giocare a cinque anni, poi giocava anche il mio papà. Abbiamo fatto tante partite insieme in casa, pallonate qua e là. La passione è nata da piccolo, negli anni è diventata anche il mio lavoro e non c’è cosa più bella. Poi sono arrivato al Novara, che è stata la mia seconda casa. Sono stato lì da quando avevo dieci anni e ho fatto tutta la trafila del settore giovanile, fino alla prima squadra a diciotto anni. Ho esordito in Serie B a sedici. A livello calcistico devo tanto a quella piazza, mi ha fatto crescere e ho avuto tante belle esperienze, sono contento di aver fatto quel percorso e aver bruciato tante tappe. Ho con me un grande bagaglio di esperienza”.
Riguardo il bruciare le tappe, lei è stato un grande prospetto, ha esordito in B molto giovane…quanto è difficile gestire tutto a quell’età? Le luci della ribalta, le voci di mercato, il passaggio ai professionisti…
“Non è facile, devi avere tanta forza mentale perché ci sono tante situazioni che possono portarti verso un’altra strada o deconcentrarti e farti perdere l’obiettivo che è arrivare sempre più in alto. Bisogna sempre stare sul pezzo, concentrati, avere tanta testa perché arrivare anche in Serie C non è per niente facile. Anche se tanti dicono ‘fa il calciatore, sai che bella vita’, ma in realtà la vita del calciatore è fatta di sacrifici e rinunce. Devi avere una mentalità vincente”.
Nel 2019 arriva poi la chiamata della Juventus. Giocava nell’Under 23, ma ci sono anche stati allenamenti in prima squadra. Ha conosciuto grandi giocatori, cosa le è rimasto?
“Ho avuto la fortuna di passare dal Novara alla Juventus ed è stata un’esperienza incredibile, molto formativa. Da lì passano grandi campioni e ti rendi conto quanto è alto il livello nel calcio che conta. Quando arrivi in certe dimensioni non è facile rimanerci, ed è stato molto costruttivo come periodo dal mio punto di vista. Ho avuto anche la fortuna di allenarmi diverse volte con la prima squadra e c’erano gente del calibro di Ronaldo, Higuain, Douglas Costa. E puoi solo imparare guardandoli”.
Qualche insegnamento o consiglio che le hanno lasciato?
“Sicuramente quello di crederci sempre e di avere la testa sulle spalle, che è la cosa più importante. Perché può capitare l’annata che fai bene ma devi ripeterti l’anno dopo, perché è sempre una sfida con sé stessi. Non bisogna mai accontentarsi e mai mollare, perché si può passare in un attimo da essere al top ad essere non più conosciuto da nessuno. Quindi sempre testa sulle spalle e voler migliorare sempre più”.
C’è stato qualche momento nella sua carriera in cui si è scoraggiato, in cui pensava di non farcela più? Cosa in quei casi le ha permesso di ripartire?
“Ho avuto momenti difficili nella mia carriera. Perché nonostante abbia solo 26 anni gioco da parecchio. Ci sono state situazioni complicate, ma devo ringraziare la mia famiglia e la mia ragazza che sono sempre stati vicini a me. La loro mano è stata grande, perché quando arrivano questi momenti difficili e sei da solo non è facile uscirne. Grazie al loro aiuto e alla forza di volontà mia ce l’ho fatta. Perché nonostante tutto non ho mai mollato e sapevo che dopo tutte le difficoltà ci sarebbe stata la risalita, perché in questo mondo qua o risali o non esci più”.
Lei è al decimo anno di carriera, ma c’è ancora un sogno a cui ambisce, da poter realizzare? Ha anche giocato nelle nazionali giovanili.
“Ho fatto fino all’Under 19, ma il mio obiettivo è ancora quello di arrivare più in alto possibile. Sono già arrivato in Serie B ma voglio tornare per affermarmi, puntando alla Serie A. Ho solo ventisei anni, ho ancora tanti anni davanti e posso puntare in alto. Sono arrivato ad un’età in cui ho più consapevolezza dei miei mezzi, di cosa posso fare e posso dare in campo”.
Il futuro è chiaro, ma guardando al passato c’è qualche rimpianto nella sua carriera? Qualcosa che cambierebbe?
“Non ho rimpianti. Anche perché se hai rimpianti continui a guardare il passato e non va bene. Sicuramente alcune occasioni avrei potuto sfruttarle meglio, ma faceva parte del mio destino essere così. Non ho rimpianti perché non mi piace parlare di passato, magari pensare a cinque o sei anni fa e dire ‘avrei potuto fare quello, avrei potuto fare questo’. Ormai è successo e ora sono qua, sono felice, sto facendo bene. Devo guardare il presente e il futuro, mai indietro”.
Giochiamo un po’: quale giocatore l’ha ispirata, e quale ritiene il più forte con cui ha giocato?
“Devo dirti per forza Ronaldo. Calcisticamente sono cresciuto con lui come idolo, la sua forza mentale mi ha sempre impressionato. Poi ho avuto anche la fortuna di conoscerlo e di allenarmi con lui alla Juve, un’emozione incredibile. A livello di campo e di similitudine, mi è sempre piaciuto Dries Mertens del Napoli, un giocatore incredibile a cui mi sono ispirato”.
Cosa direbbe al Matteo Stoppa bambino?
“Al me bambino direi di portare un po’ di spensieratezza e quel brivido di quando sei piccolo, che quando sei in campo non pensi a quello che fai, ma devi solo divertirti e basta. Per il resto nulla, sono contento di quello che sono diventato e di quello che sogno di fare”.
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