Cosmeticorexia, quando il beauty diventa un'ossessione per le bambine
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Cosmeticorexia, quando il beauty diventa un'ossessione per le bambine

Venerdì 9 ottobre 2026
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Skincare, social e ricerca della pelle perfetta: quando la passione per creme e sieri smette di essere un gioco. E quali sono i rischi per le più giovani

Skincare, social e ricerca della pelle perfetta: quando la passione per creme e sieri smette di essere un gioco. E quali sono i rischi per le più giovani

Anna Castiglioni 9 ottobre - 08:46 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Creme, sieri, maschere, lip oil. E poi retinolo, acidi esfolianti, vitamina C: parole che fino a qualche anno fa appartenevano soprattutto al vocabolario beauty degli adulti, oggi entrano sempre prima nella quotidianità di bambine e preadolescenti. Basta scorrere TikTok per imbattersi in giovanissime creator che mostrano davanti alla telecamera skincare routine elaborate, collezioni di prodotti e rituali in più passaggi. Un gioco, una forma di imitazione e di scoperta del proprio corpo, almeno all'inizio. Ma quando la ricerca della pelle perfetta diventa un pensiero fisso, gli esperti invitano a fare attenzione. Per descrivere questo fenomeno si sta facendo strada una parola nuova: cosmeticorexia o cosmeticoressia. Il termine non indica, almeno per ora, una patologia riconosciuta: non compare in nessun manuale diagnostico e non esistono ancora criteri diagnostici condivisi. Nel marzo 2026 Alberto Stefana e Giovanni Damiani hanno però proposto sulla rivista scientifica Dermatology and Therapy una prima cornice del fenomeno: una preoccupazione intensa per una pelle senza difetti che può accompagnarsi a un utilizzo eccessivo o compulsivo di cosmetici, a spese crescenti e a disagio quando non è possibile rispettare la propria routine.

Quanto è diffusa la cosmeticorexia?

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È proprio qui che occorre evitare facili allarmismi. Non sappiamo quante bambine soffrano di cosmeticorexia, né in Italia né a livello internazionale. Non esiste ancora una scala validata per misurarla e, di conseguenza, parlare di una percentuale di bambine “cosmeticoressiche” sarebbe scorretto. Esistono però numeri che aiutano a capire il contesto in cui il fenomeno sta emergendo. Secondo i dati HBSC Italia 2022, il 13,5% degli adolescenti presenta un uso problematico dei social media. La percentuale sale fino al 20,5% tra le ragazze di 13 anni. Nel più ampio studio coordinato dall'Organizzazione mondiale della sanità in 44 Paesi e regioni, il fenomeno riguardava l'11% dei ragazzi di 11, 13 e 15 anni, contro il 7% registrato nel 2018. Non significa che questi adolescenti abbiano un problema con i cosmetici. Il dato racconta però quanto l'ambiente digitale possa avere un peso crescente nella quotidianità dei più giovani. E proprio sui social il beauty ha conquistato uno spazio enorme. Uno studio pubblicato su Pediatrics nel 2025 ha analizzato 100 video TikTok di skincare realizzati da creator tra i 7 e i 18 anni. La routine mostrata conteneva in media sei prodotti, per un valore complessivo di circa 168 dollari. Solo il 26,2% prevedeva una protezione solare, mentre nei 25 video più visti comparivano in media 11 principi attivi potenzialmente irritanti. Un altro studio, condotto su 200 contenuti pubblicati tra TikTok, Instagram e Facebook, ha rilevato che 160 promuovevano prodotti skincare destinati ai preadolescenti. Più della metà delle promozioni era guidata da influencer e soltanto un contenuto su cinque conteneva indicazioni di cautela.

Dalla skincare al bisogno di essere perfette

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Il punto, quindi, non è demonizzare una crema o il desiderio di truccarsi. Il confine passa piuttosto dal rapporto che una bambina sviluppa con il proprio aspetto. I social possono esporre molto presto a visi levigati, filtri, tutorial e routine costruite intorno alla correzione continua di presunti difetti. E diversi studi sugli adolescenti hanno già trovato associazioni tra confronto estetico sui social, interiorizzazione di ideali di bellezza, insoddisfazione corporea, ansia per il proprio aspetto e alcuni comportamenti alimentari disfunzionali. Questo non permette di dire che TikTok, un influencer o una skincare routine provochino da soli un disturbo psicologico. Suggerisce però l'esistenza di un possibile meccanismo: più ci si confronta con un ideale difficile da raggiungere, più un normale poro, un brufolo o un rossore possono essere percepiti come qualcosa da correggere. La cura della pelle rischia così di trasformarsi in sorveglianza dell'aspetto: controllo continuo allo specchio, ricerca di rassicurazioni, paura di mostrarsi senza prodotti, acquisti sempre nuovi e ansia quando il rituale viene interrotto. 

Quando anche la pelle paga il prezzo

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C'è poi un rischio molto più concreto e immediato: quello dermatologico. La pelle di una preadolescente sana non ha bisogno di una routine anti-age. Sovrapporre molti prodotti, soprattutto se contenenti retinoidi, acidi esfolianti, profumi o altri ingredienti irritanti, può provocare rossore, bruciore, desquamazione, dermatiti e alterazioni della barriera cutanea. Per questo l'American Academy of Dermatology suggerisce ai “tween” senza particolari problemi dermatologici una routine decisamente meno spettacolare di quelle che spopolano online: detergente delicato, crema idratante senza profumo e protezione solare SPF 30 o superiore. Retinolo, vitamina C e acidi esfolianti non dovrebbero invece entrare automaticamente nella beauty routine dei più piccoli e, quando servono per un problema specifico, è preferibile affidarsi al dermatologo. Non significa che i cosmetici venduti regolarmente siano di per sé pericolosi. Nell'Unione europea, ad esempio, i prodotti devono rispettare precise norme di sicurezza. Il problema nasce piuttosto dall'utilizzo di prodotti non necessari per l'età, dalla combinazione di molti principi attivi e dall'uso scorretto o troppo frequente.

Potere delle influencer

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A rendere il fenomeno più complesso è la difficoltà, soprattutto per i più piccoli, di distinguere intrattenimento, consiglio personale e pubblicità. Il linguaggio del beauty sui social è costruito per essere coinvolgente: packaging colorati, prodotti da collezionare, tutorial, “get ready with me”, routine personalizzate. Nello studio sui contenuti social dedicati alla skincare dei preadolescenti, il 74,8% delle promozioni utilizzava confezioni colorate e, su TikTok, quasi il 95% dei post promozionali analizzati proveniva da influencer. La questione è arrivata anche all'attenzione delle autorità italiane. Nel marzo 2026 l'Antitrust ha aperto istruttorie nei confronti di Sephora, Benefit Cosmetics e LVMH Profumi e Cosmetici Italia per possibili pratiche scorrette legate, tra le altre cose, all'uso precoce di cosmetici destinati agli adulti da parte di minori, anche sotto i 10-12 anni. Le istruttorie sono ancora contestazioni in fase di accertamento e non equivalgono a una dichiarazione di responsabilità delle aziende.

I segnali da non ignorare

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Come capire allora quando una passione sta superando il confine? Non è il numero di creme nel bagno, preso da solo, a fare una diagnosi. A preoccupare dovrebbe essere soprattutto il cambiamento del comportamento: una routine che diventa sempre più lunga e rigida, la necessità continua di comprare nuovi prodotti, un'attenzione sproporzionata a piccoli difetti, ansia o rabbia quando non è possibile utilizzare i cosmetici, il controllo ripetuto allo specchio. E, soprattutto, quando l'aspetto fisico comincia a interferire con scuola, amicizie e vita familiare. Anche continuare a usare prodotti nonostante irritazioni e dermatiti può essere un campanello d'allarme. Per i genitori, la risposta più utile non sembra essere vietare in blocco il beauty. Può essere più efficace insegnare a distinguere la cura della pelle dalla ricerca della perfezione: leggere insieme etichette e precauzioni, spiegare che un influencer può essere pagato per mostrare un prodotto, ridimensionare routine inutilmente complesse e riportare l'attenzione dalla correzione dei “difetti” alla salute della pelle. Perché forse il dato più importante sulla cosmeticorexia è proprio quello che ancora manca: non sappiamo quanto sia diffusa. Sappiamo però che bambine e adolescenti crescono in un ambiente in cui il confine tra gioco, bellezza, consumo e costruzione dell'identità è diventato molto più sottile. Una crema può restare semplicemente una crema. Il problema comincia quando sentirsi bene nella propria pelle sembra dipendere dal prossimo prodotto da comprare.

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