Piganzoli: "Lombardia senza Pogacar, sfida aperta. Io, Finn e Pellizzari: l'Italia è in mani sicure"
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Piganzoli: "Lombardia senza Pogacar, sfida aperta. Io, Finn e Pellizzari: l'Italia è in mani sicure"

Venerdì 9 ottobre 2026
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Domani l'ultima classica Monumento dell’anno. Il 24enne della Visma: "Evenepoel, Seixas e Del Toro favoriti. Proveremo a farci valere"

Domani l'ultima classica Monumento dell’anno. Il 24enne della Visma: "Evenepoel, Seixas e Del Toro favoriti. Proveremo a farci valere"

Ciro Scognamiglio Giornalista 9 ottobre - 09:52 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Avere fatto un passo avanti non rende bene l’idea di ciò che è stato il 2026 di Davide Piganzoli: perché la crescita del valtellinese, sbarcato nel World Tour con la Visma di Vingegaard e Van Aert, è stata impetuosa. A cominciare dall’essere stato il migliore dei nostri sia al Giro (8°), sia al Tour (14°), pur non partendo da capitano. E nel frattempo vincere due brevi corse a tappe, a giugno e settembre, debuttare al Mondiale dei grandi senza sfigurare (anzi), firmare sabato scorso il Giro dell’Emilia... Tutto questo non basta per fare di Piganzoli uno dei primi favoriti del Lombardia, domani, ma è abbastanza per iniziare a seguirlo più da vicino. 

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Davide, cominciamo proprio dal Lombardia: con quali ambizioni sarà al via? 

"Sto bene. E la squadra sta molto bene. All’Emilia ne abbiamo piazzati tre nei primi cinque, con Tulett quarto e Jorgenson quinto. Proveremo a farci valere". 

Allarghiamo lo sguardo: si aspettava di crescere così tanto nel 2026? 

"No, mi sono sorpreso. L’attesa era quella di una crescita, ma graduale. Invece, si è trattato di un salto di qualità molto importante. Non solo in termini di prestazioni, di risultati, ma a livello fisico". 

Il team ha avuto una rilevanza fondamentale in questo processo? 

"Non c’è dubbio. Nutrizione, materiali, allenamenti: sono cambiato parecchio. In meglio". 

Il fattore principale, tra i tanti, quale è stato? 

"Già il fatto di correre in un team così importante, circondato da campioni, ti fa affrontare ogni giorno con un’altra mentalità. Parti con un obiettivo come vincere il Giro, vincere il Tour. E sai che poche persone possono essere in quella posizione. In tanti lo sperano, ma in concreto il discorso cambia". 

I suoi compagni di riferimento sono Vingegaard e Van Aert, nel suo caso soprattutto Vingegaard. 

"Decisamente sì. È curioso che la prima corsa che ho fatto con Van Aert sia stata... il Mondiale canadese, dunque siamo stati rivali. Eppure avevamo fatto un ritiro assieme in altura. Parliamo di due campioni e di due persone genuine, altruiste. Jonas ha anche speso belle parole per me". 

Vi siete sentiti, di recente, dopo aver condiviso il Giro d’Italia che lui ha vinto? 

"Mi ha scritto che mi stava guardando durante il Giro del Lussemburgo. Mi ha fatto effetto. Per me è un modello, una ispirazione". 

Nello specifico? 

"Jonas è molto tranquillo in gruppo fino a quando non arriva il momento chiave della competizione. Poi, anche se succede qualcosa di negativo, non smette di credere in se stesso, nel team, e in ciò che ha fatto per arrivare a quel punto". 

L’Italia cerca da 10 anni un vincitore di un grande giro, da Nibali trionfatore del Giro 2016. Chi sarà il primo? Lei, Pellizzari o magari Lorenzo Finn? 

"Domanda difficile. Con Pellizzari, non è un segreto, siamo grandi amici. Finn l’ho conosciuto in Canada, è un bravissimo ragazzo. Non possiamo deciderlo noi, ma si può dire che l’Italia sia in buone mani. La cosa sbagliata è caricarci di pressioni, però sono convinto che tutti e tre cresceremo ancora". 

Lorenzo Finn, 19 anni

Quando non va in bici, che cosa fa? 

"A San Marino, dove abito, c’è un bel gruppo di ciclisti e ora credo sia in arrivo anche Finn. Condividiamo il ciclismo, ma non solo. Il nostro sport è tanto basato sull’allenamento e sul recupero, sul riposare e mangiare bene, difficile coltivare altre passioni. Io sono felice già per un gelato, o per una cena con gli amici. A proposito…". 

Sì? 

"Pellizzari ha comprato un barbecue, noi viviamo nello stesso condominio e capita di fare delle grigliate insieme. Anzi, quella fatta prima del Giro del Lussemburgo ha portato bene". 

Capitano in un grande giro nel 2027: presto? 

"No. Ma ne dovremo parlare con il team, capire i piani che avranno. Io ho la massima fiducia". 

Per chiudere, torniamo sul Lombardia: che corsa si immagina? 

"Senza padrone, data l’assenza di Pogacar. Ma forse meno anarchica del Mondiale, perché c’è più dislivello, il grado di difficoltà è superiore e questo restringe un po’ il pronostico. Evenepoel, Seixas, lo stesso Del Toro forse partono davanti. Ma non è detto. Confido che ci saremo anche noi, quando i giochi inizieranno a decidersi".

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