Volkswagen avvisa Bruxelles: "L’Europa sia consapevole dei propri interessi"
L’amministratore delegato Oliver Blume apre il salone di Parigi 2026 con un messaggio diretto agli altri costruttori, all’Unione europea e alla Cina
L’amministratore delegato Oliver Blume apre il salone di Parigi 2026 con un messaggio diretto agli altri costruttori, all’Unione europea e alla Cina
Gianlugi Giannetti 11 ottobre - 19:24 - PARIGI (FRANCIA) Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Oliver Blume, amministratore delegato del gruppo VolkswagenUna contraddizione in termini, almeno per chi per decenni ha immaginato l’industria dell’auto animata da una concorrenza senza esclusione di colpi. "Ora facciamo squadra" è forse l’unica espressione letterale che il Ceo del gruppo Volkswagen Oliver Blume non ha utilizzato. Il Salone di Parigi 2026 è cominciato con l’evento For Europe organizzato dal colosso tedesco non certo per svelare nuovi modelli, ma casomai per richiamare "all’unità e alla collaborazione" tutti i costruttori automobilistici europei, salvo poi passare poi al bersaglio grosso, cioè le istituzioni di Bruxelles. "Serve mettere insieme le forze, portarle più rapidamente sul mercato e utilizzarle per creare crescita, mentre i responsabili politici devono definire le condizioni adeguate per farlo". Oliver Blume è reduce dalla presentazione di un piano di ristrutturazione che potrebbe portare fino a 100 mila esuberi nel gruppo, con un esteso programma di riduzione di costi e ottimizzazione dei modelli. "Volkswagen sta attuando il più grande programma di trasformazione della propria storia, investendo in Europa nei veicoli, negli stabilimenti, nella tecnologia delle batterie, nella produzione di celle, nel software e nell’intelligenza artificiale. Stiamo facendo ciò che la politica non può fare al posto nostro, ma è lei a determinare dove vengono investiti i capitali, dove le tecnologie vengono sviluppate su larga scala e dove viene realizzata la capacità produttiva".
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L'airbus dell'auto
—La scelta del nome For Europe, per un evento che acquista anche connotati politici, non poteva che avere un ben preciso bersaglio pratico. Il ritorno ad una alleanza tra costruttori continentali, ad una sorta di "Consorzio Airbus" europeo per l’auto, significa pensare ad un nuovo rapporto con la Cina. Dopo l’intesa del 7 ottobre scorso con cui il Commercio della Commissione Maroš Šefčovič ha "convinto” il governo di Pechino a dimezzare le esportazioni di auto ibride di produzione cinese verso il mercato unico, ora Oliver Blume chiede di mantenere il punto. "Volkswagen sostiene i mercati aperti e le partnership internazionali, ma l’Europa deve coniugare la propria apertura con una chiara consapevolezza dei propri interessi, soprattutto quando altre regioni sostengono esplicitamente le proprie aziende e utilizzano la politica industriale come strumento strategico".
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Il vuoto della eCar
—Da Parigi, il Ceo del gruppo Volkswagen volutamente non cita il convitato di pietra del salone dell’Auto 2026, la nascita della nuova categoria di eCar europee, vetture elettriche ed economiche da realizzare sul territorio dei Paesi membri, ma per le quali non è stata fissata ancora nessuna regola o specifica tecnica. La lotta alle emissioni di Co2 delle nuove auto in vendita rappresenta piuttosto per Oliver Blume l’occasione di recapitare a Bruxelles una proposta fin troppo chiara: "Se nel 2028 e nel 2029 l’industria automobilistica europea riuscirò a commercializzare più veicoli elettrici di quelli richiesti, queste unità aggiuntive dovrebbero poter essere conteggiate ai fini del raggiungimento degli obiettivi previsti per il periodo 2030-2032". Potrebbe servire a limitare le multe miliardarie a cui andrebbero incontro i costruttori. Avrebbe il senso di una decisione, non di un rallentamento.
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