Inter, linea verde per Chivu: da Lavelli a Jakirovic, c'è un poker di giovani pronti per Venezia
"El Pocho" ha già lasciato il segno, mentre Bovio e Mosconi restano nel progetto nerazzurro senza passare dai prestiti. Occhi anche su Leon, arrivato dalla Dinamo Zagabria dopo l’esordio in Champions con Cannavaro
"El Pocho" ha già lasciato il segno, mentre Bovio e Mosconi restano nel progetto nerazzurro senza passare dai prestiti. Occhi anche su Leon, arrivato dalla Dinamo Zagabria dopo l’esordio in Champions con Cannavaro
Guendalina Galdi Giornalista 28 ottobre - 13:36 - MILANO Italiano Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleDa San Siro alla Laguna, l’Inter che deve continuare a rispondere a una Lazio sempre prima lo fa (anche) con i giovani. In tempi di calendario fitto e con qualche assenza che limita determinate scelte, Cristian Chivu si gioca le carte più verdi della sua rosa che in questo modo si allunga a dismisura. L’ultimo gioiellino visto all’opera è stato Matteo Lavelli. L’uomo degli ultimi minuti. Il suo 2026 era iniziato così, subentrando il 4 gennaio (giorno dell’esordio) a Marcus Thuram per la prima volta in assoluto. Domenica scorsa non ha preso il posto del francese ma – entrato sempre al fotofinish in quel complicato Inter-Fiorentina – proprio con Tikus ha confezionato il 2-1 e l’azione che ha portato al rigore procurato dal numero 9 e realizzato da Zielinski. La foto della sua partita è la sua espressione sorridente e fiera per aver avuto un impatto notevole, vista la sua età e visto il contesto. Un plauso al coraggio di Chivu (di lanciare un 2006 in una situazione tutt’altro che comoda) è stato fatto nel post gara, occasione in cui l’allenatore ha tenuto a ribadire quanto non guardi le carte d’identità dei suoi giocatori. Da un Mkhitaryan a un Lavelli.
VIDEO: Derby Milan-Inter, chi sono gli allenatori con più presenze?PATRIMONIO GIOVANE
—Lavelli – attaccante nato nell’anno dell’Italia Mondiale – sarà anche oggi in panchina, pronto eventualmente a dare una mano in corsa. "El Pocho", come viene chiamato per l’assonanza del suo cognome con quello dell’argentino Ezequiel così soprannominato, avrà accanto a sé Leonardo Bovio, Mattia Mosconi e Leon Jakirovic. Il primo è un "regalo" del mondo del judo al calcio. Bovio, di professione difensore, infatti aveva iniziato sul tatami ma poi è piombato su un campo da calcio e non l’ha più lasciato. Sfiora il metro e 90, gioca a sinistra col piede invertito. Qualcuno lo paragona a Barzagli, mentre lui si ispira a Bastoni. L’idolo di Mattia Mosconi invece è Lautaro Martinez. Cambia il ruolo, cambiano i riferimenti. Lui, così come Bovio e Lavelli, ha fatto tutta la preparazione estiva insieme all’Inter "dei grandi" per volontà di Chivu. Dai dieci giorni in Germania alla tournée in Oriente, loro tre sono stati un punto fermo della rosa estiva che si preparava alla stagione post Double. Tutto parte del disegno che la società aveva per loro: di lasciarli partire non se ne parlava minimamente. Niente prestiti, ma nemmeno cessioni. Parte del patrimonio dell’Inter era lì e il club ha fatto in modo che non venisse toccato in una sessione estiva in cui comunque non sono mancate richieste per loro. Il risultato? Sia Lavelli sia Bovio sia Mosconi continuano a fare la spola tra Under 23 e prima squadra con la testa sulle spalle e tante ambizioni.
MANDA PAPà (E CANNAVARO)
—Infine Jakirovic. Il difensore croato è stato convocato per la prima volta contro la Fiorentina e ora ritroverà di nuovo posto a bordo campo contro i veneti. A differenza degli altri tre del gruppetto di oggi, Jakirovic è arrivato lo scorso gennaio (e ufficialmente è stato il primo rinforzo dell’ultimo mercato invernale dei nerazzurri), preso dalla Dinamo Zagabria per 2,5 milioni di euro più altri due di bonus e un 10 per cento sulla sua futura rivendita da riconoscere alla società croata. Il 2008 era stato inizialmente aggregato alla Primavera ma poi ci è voluto poco per essere promosso in Under 23. Con la Dinamo aveva esordito nel maggio del 2024, quando sulla panchina di quella squadra sedeva suo padre, Sergej, che ora allena l’Hull City. Quasi un anno più tardi, nel gennaio del 2025, invece è stato Fabio Cannavaro (allora tecnico a Zagabria) che gli ha regalato un indimenticabile esordio in Champions League nella vittoria per 2-1 contro il Milan. Figlio d’arte col calcio nel sangue, è un altro croato che ha percorso la tratta Zagabria-Milano come prima di lui avevano fatto Kovacic, Brozovic e Sucic. In Croazia si è parlato subito di una cessione "a basso costo", di un colpaccio dell’Inter per quel ragazzino che tuttavia in patria non riusciva a trovare lo spazio che chiedeva e (secondo i più) meritava. Lui si definisce un buon centrale palla al piede e in grado di giocare tra le linee, gli insegnamenti di Cannavaro ancora li applica ma ora in Italia sa che può migliorare ancora e tanto. "Penso sia il passo più grande della mia carriera – disse Jakirovic appena arrivato in Italia -. Quando l’Inter ti chiama non ti fai troppe domande, vuoi soltanto arrivare qui". E restarci.
Leggi anche Come sarà il nuovo San Siro? Dalle curve a 37 gradi al tunnel trasparente: cosa sarà svelato...Venezia-Inter, probabili formazioni: novità in attacco per i nerazzurri© RIPRODUZIONE RISERVATA