Via Francigena, primo via libera verso l’UNESCO. Ma rischia di essere una vittoria a metà
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Via Francigena, primo via libera verso l’UNESCO. Ma rischia di essere una vittoria a metà

Mercoledì 28 ottobre 2026
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Valutazione preliminare positiva per il più importante percorso italiano. Ma il progetto riguarda il tratto dal Gran San Bernardo a Roma ed esclude la Francigena del Sud e le sezioni inglese, francese e svizzera. Le Regioni meridionali chiedono di allargare il perimetro del riconoscimento

Valutazione preliminare positiva per il più importante percorso italiano. Ma il progetto riguarda il tratto dal Gran San Bernardo a Roma ed esclude la Francigena del Sud e le sezioni inglese, francese e svizzera. Le Regioni meridionali chiedono di allargare il perimetro del riconoscimento

Andrea Mattei Giornalista 28 ottobre - 13:55 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Un passo avanti importante - per certi versi storico - per la Via Francigena, che si avvicina all’obiettivo di entrare nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Ma il traguardo raggiunto sul piano della candidatura rischia di trasformarsi in una vittoria a metà perché riporta al centro anche una questione irrisolta: il progetto attuale, infatti, non comprende la Via Francigena del Sud e non riguarda i tratti inglese, francese e svizzero dell’itinerario europeo. Il Ministero della Cultura ha annunciato la valutazione preliminare positiva espressa da ICOMOS, l’organismo consultivo che affianca l’UNESCO nella valutazione delle candidature al Patrimonio Mondiale. Il giudizio consente di procedere alla predisposizione del dossier completo, un passaggio significativo nel percorso avviato per il riconoscimento del valore storico e culturale della Via Francigena. Non si tratta, tuttavia, di un riconoscimento UNESCO già ottenuto. La candidatura deve ancora affrontare le successive fasi di valutazione e il suo perimetro geografico, allo stato attuale, resta circoscritto alla sezione italiana compresa tra il Gran San Bernardo e Roma.

più di 3200 km

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Il progetto "Via Francigena in Italia", inserito nel gennaio 2019 nella Lista propositiva italiana (Tentative List) del Patrimonio Mondiale, coinvolge sette Regioni: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. È dunque il segmento centro-settentrionale del cammino a essere interessato dalla procedura in corso. Restano fuori la Via Francigena del Sud, che prosegue da Roma verso Santa Maria di Leuca attraversando territori del Lazio, della Campania, del Molise, della Basilicata e della Puglia, e le sezioni dell’itinerario che attraversano Inghilterra, Francia e Svizzera. È una distinzione importante, perché la Francigena è una rete di percorsi che attraversa l’Europa e collega luoghi, tradizioni e testimonianze di secoli di pellegrinaggi: oltre 3200 km che da Londra e attraverso il cuore del Vecchio Continente arrivano alla Finibus Terrae di Santa Maria di Leuca per affacciarsi verso la meta di Gerusalemme. La candidatura UNESCO attuale non coincide quindi con l’intero itinerario europeo, né con il percorso più ampio riconosciuto dal Consiglio d’Europa come Itinerario Culturale. La differenza tra i due riconoscimenti è sostanziale: la certificazione del Consiglio d’Europa, ottenuta nel 1994 e ampliata nel 2019 fino a Santa Maria di Leuca, riguarda un itinerario culturale europeo; l’eventuale iscrizione nella Lista UNESCO richiede invece una specifica candidatura, con un perimetro definito e la dimostrazione del suo Valore Universale Eccezionale.

il confronto

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L’esclusione della tratta meridionale è diventata un tema di confronto tra le Regioni interessate e l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF), che svolge un ruolo centrale nella governance dell’itinerario culturale.  Le Regioni del Sud avevano chiesto che anche il Centro-Sud fosse considerato nella prospettiva del riconoscimento UNESCO. La richiesta è stata riproposta il 23 ottobre ad Avigliana, in occasione di una nuova assemblea dell’associazione. In quella sede, le Regioni meridionali hanno sollecitato un voto di indirizzo che impegnasse formalmente l’AEVF a sostenere l’estensione della prospettiva UNESCO fino a Santa Maria di Leuca. La mozione, però, non è stata sottoposta al voto dell’assemblea. La questione resta quindi aperta proprio mentre la candidatura del tratto centro-settentrionale entra in una fase più avanzata, con la preparazione del dossier completo. 

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la storia

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L’argomento a favore di un coinvolgimento del Sud non riguarda soltanto la promozione turistica dei territori. Affonda le radici nella storia delle vie di pellegrinaggio che, per secoli, hanno collegato l’Europa occidentale a Roma e ai porti del Mediterraneo orientale. Un riferimento significativo è l’Itinerarium Burdigalense, risalente agli anni 333-334 dopo Cristo e considerato la più antica testimonianza scritta conservata di un pellegrinaggio cristiano verso la Terra Santa: su questo itinerario si è basata la definizione del tracciato della Francigena del Sud. Il testo descrive il viaggio di un pellegrino partito da Bordeaux e diretto a Gerusalemme. Nel percorso di ritorno, il viaggiatore attraversò l’Adriatico, approdò a Otranto e risalì la penisola toccando, tra le altre località, Brindisi, Bari, Benevento e Capua, fino a Roma. Si tratta di una testimonianza anteriore di oltre sei secoli al viaggio dell’arcivescovo Sigerico, compiuto intorno al 990 e divenuto uno dei riferimenti storici fondamentali per la ricostruzione della Via Francigena a nord di Roma. I due itinerari documentano la profondità storica dei collegamenti tra l’Europa, la capitale della cristianità e il Mezzogiorno, da cui i pellegrini potevano proseguire via mare verso Gerusalemme. In questo quadro, luoghi come la Basilica di San Nicola a Bari, Brindisi e Otranto rappresentano testimonianze importanti delle relazioni religiose e culturali sviluppatesi lungo le rotte terrestri e marittime. Un patrimonio che le Regioni meridionali chiedono di valorizzare anche nella prospettiva UNESCO.

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