Sommer: "Bici, mare e Tresoldi bomber di lusso: il mio Bruges. Inter, ti ho amato ma a un certo punto..."
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Sommer: "Bici, mare e Tresoldi bomber di lusso: il mio Bruges. Inter, ti ho amato ma a un certo punto..."

Lunedì 12 ottobre 2026
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L'ex portiere dell'Inter torna a San Siro da avversario: "Mi sembrerà di essere a casa, qui sono stato benissimo. L'addio l'abbiamo deciso insieme. Giù le mani da Josep, merita di essere titolare"

L'ex portiere dell'Inter torna a San Siro da avversario: "Mi sembrerà di essere a casa, qui sono stato benissimo. L'addio l'abbiamo deciso insieme. Giù le mani da Josep, merita di essere titolare"

Filippo Conticello Giornalista 12 ottobre - 08:05 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Il destino non ha fatto solo le pentole e i coperchi, stavolta ha pure cucito i guanti: Yann Sommer li indosserà domani a San Siro per un squadra con il blu e il nero come colori sociali. Al Bruges, nuova casa dopo l’addio a parametro zero e curioso rivale dell’Inter in Champions, continua a sfidare il tempo tiranno, ma nei tre anni a Milano sulle montagne russe ha vinto due scudetti, più di tanti portieri passati prima di lui.

Bentornato Sommer, come sono andati i primi mesi a Bruges?

"Sto bene, sono felice. Abito a Knokke, sul mare. Posso andare in bici in spiaggia e al centro sportivo. Mi godo la nuova vita, diversa da Milano. Qui c’è tranquillità, mi ricorda la Svizzera".

E il Bruges è davvero un laboratorio unico per giovani talenti?

"È un progetto diverso rispetto all’Inter, un differente modello di business. Qui danno fiducia ai giovani, che possono crescere in campionato e fare esperienza in Champions. Abbiamo strutture paragonabili a quelle dei grandi club europei. È un ambiente ottimo per i giovani, ma anche per quelli meno giovani come me".

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Lei ha 37 anni. Per quanto pensa di competere ancora al top?

"Mi sento bene e ho ancora una grandissima motivazione. Voglio migliorare, allenarmi, dare tutto. Finché sarà così, continuerò. E poi amo giocare in porta. Perché dovrei pensare di smettere?".

Stankovic lì è esploso, ma a Milano non trova ancora spazio, mentre in Italia guardiamo con interesse Tresoldi. 

"Con Stankovic ci siamo solo sfiorati, ma si dice un gran bene di lui. Tresoldi, invece, può diventare un grande attaccante europeo, al 100%. È umile, professionale e ha le qualità per giocare in un grande club".

Con lui pratica l’italiano?

"Ma anche tedesco... Non chiedetemi quale nazionale sceglierà, dipende da lui. A proposito di giocatori tra due nazioni, anche Romano è davvero bravo. Ha un grande talento. L’Italia ha fatto un gran colpo, peccato che non giocherà per la Svizzera".

Si aspettava di rimanere più a lungo all’Inter con una proposta di rinnovo? È rimasto deluso?

"No, assolutamente. Ne abbiamo parlato insieme e sia il club sia io abbiamo deciso che fosse il momento giusto per separarci. È stato tutto perfetto, il rapporto con il club è ancora ottimo. Ho amato la maglia dell’Inter e ho amato San Siro. È stato un capitolo importante della mia carriera". 

Il suo top si è visto a Milano?

"Difficile dirlo. Sono felice di quello che abbiamo fatto come squadra e io come portiere. In quei tre anni siamo stati i migliori d’Italia e penso che l’Inter lo sia ancora. Mi piaceva poi il nostro calcio, la costruzione dal basso. All’Inter ci sono tante partite con poco lavoro, però devi prendere comunque decisioni importanti che molti non vedono. Non sono necessariamente grandi parate, ma contano. Io ho sempre cercato di essere costante".

Nel terzo anno sono arrivate critiche per alcuni errori.

"Fa parte del lavoro del portiere. Ci sono abituato, mi è capitato anche adesso al Bruges. Ho la forza per accettarle e andare oltre".

Il suo ricordo felice dell’Inter e il rimpianto più grande? 

"La notte incredibile e folle contro il Barça. E le due feste sul pullman a Milano, circondati da un amore infinito. Quanto ai rimpianti, cerco di non averne. Perdere una finale di Champions è una delusione enorme, ma non fa più male come allora. Il Psg era molto più riposato di noi. Nulla ci toglierà l’orgoglio".

Con quali ex compagni nerazzurri è in contatto?

"Con Akanji ho giocato tanti anni in nazionale. Ogni tanto sento Calha, Pavard, lo staff dei portieri. L’Inter sarà sempre casa e non sembra di giocare in trasferta".

Josep Martinez, il suo erede, ha sbagliato qualcosina. Pensa sia pronto? Che consigli darebbe?

"Non ha bisogno dei miei consigli. È un ottimo portiere, con potenziale, e poi un bravissimo ragazzo: avevamo un gran bel rapporto a Milano. Ho visto alcune partite e non sono d’accordo con i giudizi: sta facendo bene, ma giocare nell’Inter è difficile, c’è pressione. Sono felice che abbia questa possibilità e sia andato in nazionale: lo meritava, l’Inter ha investito su di lui".

C’è qualcuno tra i suoi ex compagni che la sta stupendo? 

"Io adoro Pio Esposito. È umile, un bravissimo ragazzo. Ha tanta potenza, è molto fisico. Rappresenta la nuova generazione dell’Italia. All’Inter ci sono Lautaro e Thuram, due top, ma sono giocatori diversi. Sono convinto che Pio giocherà tante partite. In certe situazioni hai bisogno di uno così".

Quanto questa Inter è diversa dalla sua?

"Sono arrivati giocatori nuovi, di qualità ed esperienza, ma è più o meno la stessa squadra aggressiva, europea. L’Inter ha la qualità per vincere la Champions. Sarà speciale ed emozionante affrontarla, uscire dal tunnel e vedere San Siro spalancarsi: è un’immagine che ho ancora in mente, ma io e i miei compagni cercheremo di rendere la serata difficile".

Come?

"Abbiamo grande potenziale, giovani di qualità anche se con meno esperienza. Tanti nazionali e un gruppo forte caratterialmente. In Champions contano i dettagli e per battere una big serve la giornata giusta, ma il Bruges può stupire anche in Europa".

Un messaggio agli ex tifosi prima della partita del cuore? 

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"Grazie. Grazie ancora per questi tre anni meravigliosi. Errori, trionfi, notti indimenticabili, ci metto dentro tutto. I tifosi nerazzurri sono speciali. Come è speciale l’Inter. Ma, perdonatemi, adesso difendo il Bruges e voglio vincere a San Siro".

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