Limiti evidenti e uomini al top in panchina: Juve e Milan non sono pronti per stare lassù. La Lazio invece sì
I problemi di Spalletti e Amorim hanno fatto capolino anche dopo la sosta: perché Zhegrova e Cisse in panchina? Gattuso viene dipinto sempre come quello che lavora sul carattere e sul gruppo ed è vero, ma la sua Lazio è anche calcio moderno
Juve e Milan non sono pronte per stare lassù. Hanno avuto un sussulto prima della pausa per le nazionali, hanno ottenuto una vittoria a testa che ha permesso loro di passare in serenità la sosta più lunga di sempre, ma i limiti (tecnici) sono riemersi non appena il campionato è ricominciato, così come sono sembrate di nuovo discutibili certe scelte (dei tecnici). Per dire: se Zhegrova è il trequartista bianconero più in forma, perché non gioca dall’inizio e dobbiamo aspettare il secondo tempo per vederlo dribblare, inventare, calciare in porta? E ancora: se Cisse è stato uno tra gli azzurrini più brillanti, e in rossonero è già stato decisivo, come può entrare solo al 78’? Spalletti e Amorim sembrano percorrere la stessa strada, virtuosa solo a sprazzi. Stavolta a dividerli sono stati soltanto i loro discussi centravanti: la Juve (che è sembrata più viva del Milan), ha finalmente beneficiato del gol di Kolo Muani, mentre Gonçalo Ramos non riesce a trasferire in campionato i fluidi positivi che lo spingono nel Portogallo. Ma il risultato alla fine è lo stesso: uno a uno. Così il distacco dalla vetta torna ad allargarsi, e Cagliari e Sassuolo si godono un’altra giornata di meritata gioia.