L'Oms è certa: "Ci sarà una nuova pandemia". Ma quando?
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L'Oms è certa: "Ci sarà una nuova pandemia". Ma quando?

Lunedì 12 ottobre 2026
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Il mondo è più preparato rispetto al 2020, ma il meccanismo chiave per condividere i patogeni non è ancora in vigore

Il mondo è più preparato rispetto al 2020, ma il meccanismo chiave per condividere i patogeni non è ancora in vigore

Daniele Particelli 12 ottobre - 14:35 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Dopo la pandemia da COVID-19, con cui stiamo facendo i conti ancora oggi, gli esperti hanno continuato a metterci un guardia dal rischio di una nuova pandemia, invitando i Paesi di tutto il mondo a farsi trovare pronti in vista in vista della prossima. Sì, perché non si tratta di se una nuova pandemia arriverà, ma di quando questo accadrà.

A ribadirlo in questi giorni è stato il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York in occasione del Meeting di alto livello sulla prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie: "L'arrivo della prossima pandemia è solo questione di tempo". E il mondo, secondo il funzionario, non è ancora abbastanza preparato ad affrontarla.

Più pronti rispetto al passato, ma c'è ancora molto da fare

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"Si è trattato della più grave crisi sanitaria globale dell'ultimo secolo, che ha causato oltre 20 milioni di morti in eccesso e ha sottratto oltre 10.000 miliardi di dollari all'economia mondiale", ha dichiarato Ghebreyesus, secondo il quale, rispetto a come ci siamo trovati di fronte al COVID-19, siamo senza dubbio un po' più pronti, anche grazie alla stessa OMS.

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Negli anni successivi alla pandemia, infatti, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato dieci iniziative in cinque aree chiave, inclusi il Fondo Pandemico, il Centro OMS per l'Intelligence su pandemie ed epidemie di Berlino, il programma Covax, il Programma di trasferimento tecnologico per l'mRNA in Sudafrica e il Corpo Globale per le Emergenze Sanitarie. Gli Stati membri hanno anche adottato un pacchetto di emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale, entrati in vigore lo scorso settembre, e durante l'ultima Assemblea Mondiale della Sanità è stato adottato l'Accordo dell'OMS sulle Pandemie, definito dal direttore generale "un traguardo storico" e una prova che "il multilateralismo funziona ancora ed è più vivo che mai".

Cosa dobbiamo fare

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Quello su cui, invece, dobbiamo ancora puntare, secondo il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, è il Sistema di Accesso ai Patogeni e di Condivisione dei Benefici (PABS), sul quale i Paesi stanno ancora negoziando. Senza di esso, ha ribadito Ghebreyesus, l'Accordo sulle Pandemie non può avviare l'iter di ratifica ed entrare in vigore come norma di diritto internazionale: "Ulteriori ritardi costeranno caro a tutti i Paesi quando arriverà la prossima pandemia".

Che Cos'è il PABS

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Il PABS è a tutti gli effetti un meccanismo pensato per regolare lo scambio rapido tra i Paesi del mondo di campioni e informazioni genetiche dei patogeni a potenziale pandemico, garantendo in cambio una distribuzione equa dei benefici generati, dai vaccini alle cure. 

Questo permetterebbe in modo più rapido il coinvolgimento di tutti gli scienziati del mondo nello studio delle nuove minacce, così come le aziende farmaceutiche e i produttori, vincolati però dall'OMS a rispettare specifiche regole di solidarietà e, non meno importante, una distribuzione gratuita o a prezzi ridotti soprattutto ai Paesi in via di sviluppo e alle aree con capacità produttive limitate, evitando accaparramenti da parte delle nazioni più ricche come invece è accaduto durante il COVID-19.

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"Non si può mai dire che il mondo sia abbastanza preparato, perché la minaccia evolve e altrettanto dobbiamo fare noi", ha concluso Tedros Adhanom Ghebreyesus, il cui secondo mandato come Direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è in scadenza nel 2027.

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