Donadoni: "Milan, troppi alti e bassi. Io mai tecnico dei rossoneri? Colpa della Cina..."
L’ex stella del Milan e tecnico del Bologna, che si affrontano oggi: "Si gioca più Amorim di Palladino. Ramos ha tante qualità. E occhio a Bernardeschi"
L’ex stella del Milan e tecnico del Bologna, che si affrontano oggi: "Si gioca più Amorim di Palladino. Ramos ha tante qualità. E occhio a Bernardeschi"
Matteo Dalla Vite Giornalista 28 ottobre - 11:58 - BOLOGNA Italiano Scegli Gazzetta come fonte preferita su GooglePerché poi guardi il curriculum, la "statura", il passato, il biennio in Nazionale e ti chiedi: ma perché non è mai diventato allenatore del Milan? "In verità ci fu qualcosa un po’ di anni fa, ma si trattò di mantenere una promessa, una parola. Dopo le spiego…". Roberto Donadoni davanti a Milan-Bologna: ha vissuto entrambe, una da giocatore-simbolo fra i simboli e l’altra da allenatore, quando seppe dire no anche alla nazionale per restare in rossoblù. Il tutto per una parola data, perché la parola deve sempre avere sostanza e peso. Storie e capitoli: mischiati con l’attualità di due squadre che cercano a loro modo una svolta. Il Milan l’impennata decisiva, il Bologna - finora vincente solo in trasferta (a Lecce e Cagliari) - l’uscita definitiva da una zona tangenziale alla paura.
Donadoni, ha visto qualcosa di nuovo in Amorim?
"Sinceramente no ma sia chiara una cosa: non necessariamente un allenatore deve avere qualcosa di nuovo da proporre. Certamente Amorim ha idee sue, anche con variazioni di modulo, che deve portare avanti e per le quali il tempo è inevitabilmente necessario".
Diciotto punti in classifica: sorprendenti visto l’inizio?
"È quello che poi il club si attendeva… Io mi auguro che il Milan continui a progredire e che possa vivere il resto della stagione con meno alti e bassi. Dei risultati raccolti fino a qui, insomma, non ci si può certo lamentare, ma per ora la squadra di Amorim ha palesato un po’ di discontinuità, cosa sulla quale lavorare. Se troverà anche la linearità di risultati, allora la crescita diverrà più completa".
E Palladino cos’ha portato di nuovo? Certamente ha fatto capire che l'"elmetto", nella situazione in cui era il Bologna, serviva eccome.
"Ha portato una reazione. E non è certo poco. Raffaele è un ragazzo intelligente, mi sembra di aver capito che sia entrato con la giusta cautela dentro un sistema che negli ultimi anni aveva fatto cose super egregie fra Champions, Europa League e vittoria della Coppa Italia ma che quest’anno era partito male, anche con un esonero, perché la pazienza viene sempre meno in questo calcio. Un Bologna che però, in tutto questo, ha ceduto 4 cardini rispetto allo scorso anno, da Castro a Lucumi, da Freuler a Rowe: perdere gente così dà per forza di cose una necessità di riassestamento, i molti sensi. Palladino è un allenatore giovane ma che ha già accumulato esperienze formative e importanti fra Monza, Fiorentina ed Atalanta. Questo può fare la differenza nella gestione di un periodo importante e delicato".
Bernardeschi ha qualità, ma anche condizione
Roberto DonadoniAnche lei, a Bologna, subentrò: qual è la parola-chiave da utilizzare in quel caso?
"Ha detto bene: la parola. Credo che il dialogo, conoscitivo sotto ogni punto di vista, quindi dei giocatori, di chi frequenta l’ambiente, di tutti, sia davvero alla base di una partenza o ripartenza. Si comincia dal parlarsi, dal capirsi".
Lei a Bologna, era il 2015, subentrò e fece talmente bene che la chiamò la Nazionale: ma disse no.
"Avevo cominciato un percorso e avevo dato la mia parola al Bologna. Chiamai Carlo Tavecchio (ex numero uno Figc, ndr) davanti a Claudio Fenucci (ora vicepresidente del Bologna, ndr), nel suo ufficio di Casteldebole: a posteriori si può giudicare quel no alla Nazionale come si vuole, per carità, ma in quel momento fu la decisione giusta. L’ho sempre pensato".
Andiamo dentro al match. Scelta secca, un giocatore solo: se oggi potesse, chi porterebbe di Milan e Bologna nella sua ipotetica squadra?
"Orsolini da una parte, perché mi pare abbia raggiunto una notevole maturità, anche realizzativa. E Rabiot dall’altra".
Ecco: peserà più l’assenza del primo per Palladino o del secondo per Amorim?
"Direi quella del francese per Amorim: Rabiot ha ormai acquisito con evidenza uno spessore e una personalità uniche dentro a tutte le zone che va ad occupare".
Cisse le piace? E Ramos?
"Cisse mi piace molto sì: fa tante cose e le fa bene. Quanto a Ramos ho letto e sentito che attorno a lui sono proliferate tante critiche: sì, vero, l’attaccante deve fare gol, ma a me lui non dispiace, non sarà preciso a volte ma è un partecipativo, nel senso che si tratta di un giocatore che lavora anche per gli altri. Quindi va apprezzato in attesa che si sblocchi definitivamente, perché le qualità le ha".
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"Qualità e personalità ma anche condizione atletica: sta facendo belle cose, non ci sono dubbi su questo e anche sulla sua capacità di incidere. Mi rifaccia la domanda sul giocatore che sceglierei: bel ballottaggio fra lui e Orsolini...". Sorride.
Con le dovute differenze di "rosa", è un test importante più per Amorim o per Palladino?
"Credo lo sia di più per il Milan, che poi avrà il derby: arrivarci con una vittoria è il contesto ideale per vivere vigilia e gara. Per il Bologna sarà importante vedere se può tornare a battere una grande dopo la sconfitta interna contro l’Inter: nella sua storia recente è evidentemente successo e vedremo se ricapiterà. Diciamo che affrontare il Milan a San Siro è sempre scomodo ma oggi anche il Bologna che sta trovando una quadratura. Comunque vada, però, siamo solo fine ottobre...".
Chiudiamo con l’incipit della chiacchierata: insomma, il Milan in passato la cercò e lei cosa disse? Come andò realmente?
"Parliamo del periodo pre-Cina: col Milan ci furono contatti, l’affetto c’era sicuramente, il desiderio di vivere un’altra avventura in rossonero pure, ma in quel momento avevo già preso quell’impegno (con lo Shenzhen, ndr) e credo che la serietà e la parola abbiano ancora un senso, un peso specifico forte. Se non aver mai allenato i rossoneri è un cruccio? No, no…".
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