Test antidoping con la madre morta nella stanza accanto: il racconto choc di Valentina Cavallar
La Gazzetta dello Sport

Test antidoping con la madre morta nella stanza accanto: il racconto choc di Valentina Cavallar

Lunedì 12 ottobre 2026
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La ciclista austriaca si è sfogata in un post: "Credo nello sport pulito. Ma credo anche che l'umanità, la compassione e il rispetto non debbano mai essere dimenticati"

La ciclista austriaca si è sfogata in un post: "Credo nello sport pulito. Ma credo anche che l'umanità, la compassione e il rispetto non debbano mai essere dimenticati"

Sergio Arcobelli Giornalista 12 ottobre - 15:40 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Valentina Cavallar al Tour de France donne

Il dolore più grande e quel controllo antidoping poche ore dopo la morte di una persona amata: "Prima di essere atleti, siamo esseri umani". È quanto accaduto a Valentina Cavallar, 25 anni, ciclista austriaca del Team SD Worx-Protime, che ha raccontato una delle esperienze più dolorose della sua vita. Poche ore dopo la morte della madre, mentre cercava di fare i conti con un vuoto impossibile da colmare, qualcuno ha bussato alla porta di casa per sottoporla a un controllo antidoping. Una richiesta prevista dalle regole dello sport professionistico, certo. Ma arrivata in un momento in cui ogni pensiero, ogni energia e ogni respiro erano rivolti altrove. "Doloroso e irrispettoso". Sono le parole con cui Valentina ha riassunto quanto accaduto, affidando ai social una testimonianza che va ben oltre il mondo del ciclismo.

il post sui social

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Nel suo messaggio, la ciclista ha ripercorso quei momenti con parole che restituiscono tutta la sofferenza vissuta. "Ho dovuto concludere la mia stagione in anticipo dopo il Tour de France di quest'anno. La perdita di mia madre, avvenuta a settembre, ha cambiato per sempre il mio modo di vedere la vita". Poi il ricordo di quelle ore terribili, quando al dolore del lutto si è aggiunta una circostanza che lei stessa ha definito profondamente fuori luogo: "Poche ore dopo la sua scomparsa, ho dovuto sottopormi a un controllo antidoping a casa, nella stanza accanto a quella in cui lei riposava. In quel momento, chiaramente, non stavo pensando al ciclismo, alla competizione o alle mie responsabilità di atleta. Ero una figlia che aveva appena perso sua madre". È forse questa la frase che più di ogni altra racchiude il senso della sua testimonianza. "Dover affrontare un controllo antidoping in quelle circostanze è stato profondamente doloroso, fuori luogo e irrispettoso nei confronti della mia famiglia", ha sottolineato. Una ferita nella ferita, in un momento in cui sarebbe bastato, forse, ricordare che anche gli atleti hanno bisogno di tempo e silenzio. "Credo nello sport pulito. Ma credo anche che l'umanità, la compassione e il rispetto non debbano mai essere dimenticati".

una vita in salita

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La storia di Valentina Cavallar, del resto, è da sempre una storia di sfide, cambiamenti e salite da affrontare. Proprio come quelle che nel 2024 l'hanno portata a misurarsi con le montagne del Tour de France, compresa la durissima ascesa dell'Alpe d'Huez. Eppure, prima di diventare una delle scalatrici più promettenti del panorama internazionale, Valentina aveva inseguito un sogno completamente diverso. Il suo primo grande amore sportivo era il canottaggio. Nel 2021 era riuscita a realizzare il sogno di partecipare ai Giochi olimpici di Tokyo, gareggiando nel doppio pesi leggeri e chiudendo al quattordicesimo posto insieme a Louisa Altenhuber. Nel 2022 aveva poi conquistato il decimo posto agli Europei di Monaco di Baviera e il diciannovesimo ai Mondiali di Račice. Ma a volte la vita porta a cambiare direzione, anche quando sembra di aver già trovato la propria strada. Così, meno di due anni dopo l'esperienza olimpica, Valentina ha lasciato il canottaggio per dedicarsi al ciclismo.

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