Inler: "Quella notte a Villarreal non la dimenticherò mai, eravamo intrusi tra le grandi"
L’ex centrocampista azzurro, ora ds dell’Udinese: "Quella rete fu una liberazione. Il club di Allegri oggi è forte"
L’ex centrocampista azzurro, ora ds dell’Udinese: "Quella rete fu una liberazione. Il club di Allegri oggi è forte"
Antonio Giordano Collaboratore 12 ottobre - 15:07 - NAPOLI Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleC’è un tempo che passa e un tempo che resta e mentre ondeggia, sospeso, nelle proprie emozioni che «caricano» la vigilia di Torino-Udinese, Gokhan Inler viene catapultato in maniera "impertinente" ma rispettosa in ciò ch’è stato. La sua partita odierna sta per cominciare e quella che un po’ gli ha riempito la "vecchia" carriera da calciatore decollerà, invece, domani sera, in Villarreal-Napoli, che quindici anni dopo va rievocata attraverso di lui, combattuto intimisticamente da questa vigilia che sa di tante cose, d’un giocatore, d’un manager, di un uomo.
Inler tra il passato e il presente: un viaggetto si può fare...
"Diciamo che la mia priorità adesso è l’Udinese, chiamata ad affrontare una gara delicata come quella di Torino. Però accetto la distrazione, chiamiamola così, e mi lascio andare ripensando a quella serata".
Domani c’è Villarreal-Napoli e un po’ la riguarda...
"Appartiene al mio vissuto, rappresenta un momento particolarmente felice di quell’epoca in cui ero giovane. Vincemmo 2-0 in Spagna e passammo il turno, ritrovandoci agli ottavi. Un risultato clamoroso, considerata la compagnia".
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"Bayern Monaco, Manchester City e Villarreal. Chiudemmo con undici punti, lasciandoci alle spalle il City di Mancini. Perdemmo soltanto a Monaco di Baviera, e con un 3-2 dignitoso, e finimmo secondi. Tutto meritato. E poi dopo, la sorte non ci avrebbe aiutato".
Lei entra in scena, versione goleador, a Vila-real.
"In una partita già divenuta difficile di suo e poi complicatasi, perché non riuscivamo a venirne a capo. Eravamo sufficienti dentro il ruolo ma incontravamo difficoltà a sbloccarla. Svelo una curiosità: sullo 0-0, avvertivo l’ansia nostra e quella di Mazzarri, a un certo punto ho pensato che stesse per cambiarmi. E proprio in quell’istante, feci lo 0-1".
Le arriva una palla, lei la lascia scivolare, "sente" la porta e di potenza calcia.
"La indirizzammo con quel gol, al resto pensò Hamsik, chiudendola dopo una decina di minuti. Ci ritrovammo come intrusi tra le sedici più forti e la fortuna non ci diede una mano. Uscimmo ai supplementari con il Chelsea, che poi avrebbe vinto la Champions; 3-1 per noi all’andata, 3-1 per loro al ritorno: ma nella prima sfida, in quello che all’epoca si chiamava San Paolo, Ashley Cole salvò sulla linea sulla conclusione di Maggio. Sarebbe stato il 4-1. Però".
Però lei riuscì a ripetersi a Stamford Bridge, altra rete, persino più bella.
"Un pallone che controllo di petto, quasi sospeso, poi trovo l’angolo".
Uno di destro e uno di sinistra.
"Succede, diciamo".
La Champions è particolare?
"Il livello è altissimo, ovviamente. La formula attuale dà più speranze, puoi recuperare: a quel tempo, se perdevi le prime due potevi sentirti fuori. C’è una qualità elevatissima, anche una atmosfera stimolante".
Il Napoli che sensazione le dà?
"Quella di un gruppo forte, di spessore, che ha incontrato qualche difficoltà iniziale ma ne sta uscendo. E con talenti indiscutibili".
Si gioca ogni tre giorni.
"Capitava anche a noi, ma questa sosta di tre settimane ha un po’ soffocato il calendario ed ora chi sta in Europa ne fa nove in meno di un mese. Non è facile, ha ragione Lobotka. Bisogna essere bravi a gestire. Ma il Napoli farà bene, ha struttura internazionale, con giocatori-guida che si faranno sentire".
Gestirsi significa tante cose: lei è stato e rimane esemplare nella disciplina.
"Amo il calcio ma come moltissimi miei colleghi. Non sono un caso unico. Però bisogna saper riposare, mangiare bene. Io poi sono sempre stato molto casalingo, poche uscite, assai rare, e attenzione riservata alla famiglia. Ma ce ne sono".
Ora che sta dall’altra parte, come si sente?
"Ho un impegno che mi prende a 360°. Sono presente, disponibile, attivo su ogni fronte, com’è giusto faccia un dirigente. Finita una partita o un allenamento comincia il secondo tempo. Sono responsabilità diversa e, nelle società moderne, bisogna anche conoscere la gestione culturale: ci sono giocatori che arrivano da Paesi di ogni Continente, devi stargli al fianco. E poi vanno aiutati i dipartimenti".
Parlando cinque lingue, le viene più facile.
"Ci metto quello che ho, tutto. E cerco di migliorarmi sempre".
Stasera, Torino-Udinese.
"Abbiamo lavorato bene in questi ventuno giorni. Sarà una partita tosta, ma crediamo in noi stessi".
Domani, Villarreal-Napoli.
"Sarà dura, ma io il Napoli lo vedo bene".
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