Difesa a tre, a quattro e i dubbi di Amorim: la lunga (e tortuosa) strada verso il modulo giusto
Nelle ultime partite il tecnico rossonero ha alternato diversi sistemi di gioco, ma per ora continua a mancare un'identità precisa
Nelle ultime partite il tecnico rossonero ha alternato diversi sistemi di gioco, ma per ora continua a mancare un'identità precisa
Marco Pasotto Giornalista 12 ottobre - 18:11 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Ruben Amorim, 41 anni. LaPresseC'era una volta l'integralista dei moduli. Il fondamentalista dei sistemi di gioco. Ruben Amorim lungo la carriera è stato soprannominato in svariati modi da chi voleva sottolineare la sua propensione a non derogare mai dai propri principi tattici. E d'altra parte lui non ha mai fatto nulla per porsi in maniera diversa. A Manchester arrivò a dire, a proposito di possibili variazioni nel suo sistema, che "nessuno potrà mai convincermi, nemmeno se me lo chiedesse il Papa in persona". Poi gli anni passano, passano anche le squadre, l'esperienza aumenta e alla fine qualche compromesso può anche diventare accettabile. Al Milan il tecnico portoghese ha fatto - diciamo così - un certo scalpore quando si sono iniziate a vedere tracce sempre più evidenti e concrete di difesa a quattro: ma come, proprio lui che è sempre stato fedele alla dottrina della linea a tre?, si sono chiesti i tifosi. Detto questo, sono però utili e illuminanti anche le sue fresche riflessioni sull'argomento: "Non è questione di linea a quattro o a tre, è questione di interpretazione. Di principi di gioco. Se osservate con attenzione, i giocatori alla fine sono sempre gli stessi".
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—Il concetto è reale. Nel 2026 confinare una squadra all'interno di un unico modulo è anacronistico. Qualsiasi allenatore è in grado di confezionare svariati vestiti tattici per le proprie squadre, anche all'interno della stessa partita. Però definire il tutto una semplice questione interpretativa, può apparire riduttivo. Perché tra una linea difensiva e tre e una a quattro c'è una differenza abbastanza netta, anche se per esempio ci sono squadre che difendono con tutta evidenza a quattro e poi impostano la fase offensiva a tre. In alcuni casi l'ha fatto anche il Milan nell'era ante-Amorim. Le prime avvisaglie sulla maggiore elasticità del portoghese si sono intraviste nel secondo tempo con il Benfica e poi con il Lecce, e sono state novità buone e interessanti. Tanto che Amorim ha poi ripetuto l'esperimento nel test a Milanello contro il Padova. La squadra era ovviamente decimata dall'assenza dei quindici nazionali, ma l'intenzione a quel punto è apparsa chiara.
giro palla lento
—Ed è diventata realtà a Reggio Emilia. Milan in campo dal primo minuto col 4-4-2. Il problema è che al Mapei ha funzionato molto meno di quanto fosse lecito attendersi. Perché poi, come dice giustamente l'allenatore, a contare è anche l'interpretazione. Con la difesa a quattro si libera un uomo, che può quindi incrementare la fase offensiva, ma se il giro palla è lento, i giocatori si muovono poco e si evita l'area avversaria come fosse un campo minato, non ci sono sistemi di gioco che reggano: vincere diventa difficilissimo. Esempio pratico, osservando la partita col Sassuolo: con la difesa a quattro Chukwueze ha meno compiti incombenze difensive ed è più libero di dedicarsi alla fase offensiva, ma un'interpretazione vuota come quella di Reggio non porta benefici. Il modulo in questo caso non c'entra nulla. Prima della partita con gli emiliani Amorim era intervenuto così sull'argomento: "Difesa a 4? Cosa ho visto nelle ultime partite è stata maggiore mobilità. Cosa ho visto è che queste posizioni e questa libertà permette alla mia squadra di giocare meglio. Si è visto contro il Benfica che abbiamo avuto più possesso palla, però c'è stata una mancanza di mobilità. Era doveroso fare questo cambiamento, non per giocare meglio ma diversamente. Non so se si proseguirà con questo assetto ma è uno strumento che ci permette di vincere". Risultato: nella ripresa si è tornati al vecchio 3-4-2-1, ed è così che il Milan ha messo il naso davanti. Più di qualcuno sostiene che Amorim, pur senza arrivare a un "integralismo" eccessivo, dovrebbe scegliere un sistema e poi portarlo avanti con costanza. Ma restano discorsi vuoti, se poi si prende un gol come quello di Odenthal, a difesa schierata, su palla inattiva, con un'intera squadra ferma a osservare il percorso del pallone.
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