Giorgio Pasotti: "Pratico nuoto e pugilato, ma niente fitness, mai alzato un peso in vita mia”
Giorgio Pasotti, attore e regista del nuovo film "Sotto a chi tocca", ci racconta la sua "educazione orientale" e i suoi mantra: "Lo sport mi concentra, è qualcosa di interiore, non ha nulla a che fare con l’estetica"
Giorgio Pasotti, attore e regista del nuovo film "Sotto a chi tocca", ci racconta la sua "educazione orientale" e i suoi mantra: "Lo sport mi concentra, è qualcosa di interiore, non ha nulla a che fare con l’estetica"
Doppio impegno, davanti e dietro la macchina da presa, una sfida nella sfida, sinonimo di responsabilità e concentrazione, oltre che di grande lucidità e visione. Giorgio Pasotti, al cinema dall’8 ottobre con Sotto a chi tocca, prodotto da Wonder Film, Wonder Project, Cinefonie, con Rai Cinema in associazione con Officina della Comunicazione, Stefano Francioni Produzioni e Lime Film, presenta la sua terza esperienza nel doppio ruolo diattore e regista. Ma anche se questa non è più una novità per lui, per affrontare un progetto particolarmente complesso, non ci si abitua mai davvero a tutto quello che ne comporta la realizzazione. "Ammetto che mantenere alta la tensione emotiva, recitando e contemporaneamente dirigendo gli attori, è stato piuttosto faticoso", racconta Pasotti. Il film, che lui definisce "un thriller psicologico con venature di commedia cinica e cattiva, un po’ come la grande commedia all’italiana", lo ha messo di fronte a una sfida tutt’altro che semplice. "Da un lato, sono stato molto fortunato a lavorare con cinque attori di enorme talento, oltre che grandi amici" nello specifico Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno, Stefano Fresi, Giacomo Giorgio e Linda Messerklinger. "Avevo bisogno di essere circondato da grandi professionisti, per gestire al meglio le difficoltà di un progetto che nasce da un testo teatrale impegnativo”, El mètode Grönholm, l'opera del drammaturgo catalano Jordi Galceran. Una full immersion di quattro settimane di riprese "che ci sono sembrate una vita", commenta l’attore con ironia. Un film nel quale i personaggi, inizialmente convocati per un colloquio di lavoro, scoprono che in realtà si tratta di un crudele "gioco psicologico" a eliminazione: "Metaforicamente, l'opera racconta di quanto oggi in ogni professione, l'asticella verso la competitività si è alzata di molto, e quindi di conseguenza anche la ferocia con la quale ottenere un posto di lavoro" ci spiega Pasotti. Lo specchio di una società in cui talvolta si perde il confine tra ambizione e integrità morale perché, quando la posta in gioco è alta, ciò che si è disposti a fare per conquistarla finisce inevitabilmente per scontrarsi con il proprio sistema di valori, la sensibilità e con ciò che sarebbe più etico. Inoltre, proprio un impianto narrativo concentrato in un’unica ambientazione, apparentemente più gestibile sul piano produttivo, si è rivelato una delle insidie maggiori: "Nella mia testa pensavo fosse molto più semplice, ma mi sono scontrato con l'amara realtà" aggiunge col sorriso. E dunque, come ci si prepara per per portare a termine un progetto così laborioso? Come si conciliano la responsabilità della regia e il coinvolgimento emotivo della recitazione, mantenendo viva la tensione della storia? Noi siamo andati nel dietro le quinte per scoprirlo, con Giorgio Pasotti.
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