Non togliete le magliette ai ragazzi: insegnate loro a tifare
In Francia un preside vieta le maglie delle squadre dopo un episodio di bullismo. Ma la scuola dovrebbe insegnare a rispettare le diversità, non cancellarle
In Francia un preside vieta le maglie delle squadre dopo un episodio di bullismo. Ma la scuola dovrebbe insegnare a rispettare le diversità, non cancellarle
Luigi Garlando Giornalista 14 ottobre - 07:13 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleÈ successo a Nemours, comune a un’ora di auto da Parigi, culla di Rudi Garcia. Nella scuola media “Honoré de Balzac”, un ragazzino tifoso dell’Auxerre, intrepido al punto da sostenere anche l’Italia, è stato bullizzato da compagni sostenitori del Psg e della Francia. Dalle parole, si è passati alle mani. Da qui la decisione del preside di vietare l’ingresso a scuola con le maglie delle squadre, anzi, il sindaco di Nemours ha esteso il provvedimento alle elementari. Emergenza, ok, ma se un ragazzo non impara a scuola a convivere con la diversità, di qualsiasi tipo, dove lo impara? Educare non è reprimere. Ammainare quelle magliette è una resa. In Francia poi, dove Voltaire insegnava (anche se la frase non è sua): "Io combatterò la tua idea, diversa dalla mia, ma sono pronto a morire perché tu sia libero di esprimerla". Con quanto orgoglio i bambini indossano le magliette dei loro idoli? Proibirglielo è sforbiciare la loro "liberté".
VIDEO: Panico in Germania: tifoso sfonda il vetro del settore ospiti durante la partitaNell’educazione sentimentale di cui si parla tanto, dovrebbe rientrare anche quella al tifo. Ospitare atleti che educano; insegnare la storia e magari gli inni dei vari club per renderli più empatici, meno ostili. Pensate se, invece di proibire, quel preside avesse ordinato a tutti gli studenti e anche ai prof di presentarsi il giorno dopo con la maglia del loro club. I bulli si sarebbero sentiti umiliati da quell’esibizione di diversità e di orgoglio e il ragazzino dell’Auxerre legittimato nel suo diritto di tifo che invece ha perso. Abitiamo stadi in cui si insultano i morti. La scuola è la cantera in cui confidiamo per avere un domani tifosi migliori di noi.
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