Segnalare i posti di blocco su WhatsApp: è legale?
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Segnalare i posti di blocco su WhatsApp: è legale?

Mercoledì 14 ottobre 2026
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Avvisare amici e conoscenti in chat non è reato, ma il Codice della strada non fa sconti: quali sanzioni si rischiano e cosa cambia tra segnalare posti di blocco e autovelox

Avvisare amici e conoscenti in chat non è reato, ma il Codice della strada non fa sconti: quali sanzioni si rischiano e cosa cambia tra segnalare posti di blocco e autovelox

Martin Fedrizzi 14 ottobre - 07:00 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Sempre più spesso WhatsApp viene utilizzato per segnalare la presenza delle forze dell'ordine sulle strade

Dagli storici abbaglianti sfoderati lungo le strade provinciali fino ai moderni gruppi creati su WhatsApp, la tentazione degli automobilisti di segnalarsi a vicenda la presenza di posti di blocco o posti di controllo non è mai tramontata. Negli ultimi anni, tuttavia, la solidarietà da volante ha compiuto un netto salto tecnologico e basta un rapido messaggio vocale o una nota in chat per informare istantaneamente centinaia di guidatori sulla posizione esatta di una pattuglia della Polizia o dei Carabinieri. Quella che per molti utenti della strada appare come una semplice cortesia oppure, più spesso, un modo furbo per evitare contravvenzioni e decurtazioni di punti dalla patente, rappresenta in realtà un fenomeno sotto costante osservazione da parte delle forze dell'ordine e delle autorità giudiziarie. La diffusione capillare dello smartphone ha infatti amplificato l'impatto di queste segnalazioni, trasformando quelli che una ventina di anni fa erano piccoli passaparola locali in vere e proprie reti informative in tempo reale. Ma quale confine separa un innocuo scambio di messaggi da una condotta illegale? Comprendere se avvisare gli altri guidatori della presenza di un posto di controllo costituisca un reato o una violazione del Codice della strada è oggi fondamentale per non incorrere in sanzioni o conseguenze legali.

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Sotto il profilo strettamente penale, la giurisprudenza italiana si è espressa in modo chiaro e pressoché unanime nel corso degli ultimi anni. In passato, diverse procure territoriali e comandi delle forze dell'ordine avevano denunciato creatori, amministratori e partecipanti di gruppi WhatsApp per il reato di interruzione di pubblico servizio, disciplinato dall'articolo 340 del Codice Penale. Tuttavia, una serie di pronunce adottate da svariati tribunali, tra cui i pronunciamenti dei Gip di Genova, Alghero e Agrigento, ha definitivamente escluso la rilevanza penale di tali condotte, chiarendo che segnalare la presenza di pattuglie tramite WhatsApp non costituisce reato. Secondo i magistrati, il semplice scambio di informazioni all'interno di una chat, sia essa singola o di gruppo, ma pur sempre privata, non finisce per paralizzare o alterare l'attività istituzionale delle pattuglie, che proseguono i propri controlli sul territorio in maniera regolare. Venuta meno l'ipotesi di reato, la questione si sposta sull'eventuale illecito amministrativo previsto dal Codice della strada: se la segnalazione visiva con gli abbaglianti è espressamente sanzionata dall'articolo 153 con multe da 42 a 173 euro, per i messaggi WhatsApp non esiste una sanzione diretta riferita al contenuto del testo. Permane invece l'illecito nel caso in cui il conducente digiti o consulti lo smartphone alla guida, incorrendo nelle sanzioni dell'articolo 173 del Cds, che vieta sempre l’utilizzo durante la marcia di apparecchi radiotelefonici, smartphone, computer portatili, notebook, tablet e dispositivi analoghi.

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Un discorso differente e più severo riguarda invece la segnalazione dei controlli di velocità effettuati tramite dispositivi come autovelox, telelaser o tutor. In questo ambito, è spesso invocato dalla giurisprudenza l'articolo 45 comma 9-bis del Codice della strada, che vieta tassativamente "la produzione, la commercializzazione e l’uso di dispositivi che, direttamente o indirettamente, segnalano la presenza e consentono la localizzazione delle apposite apparecchiature di rilevamento". Per i trasgressori, il successivo comma 9-ter stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 825 a 3.305 euro. Se perciò si segnala la sola presenza di un posto di controllo tramite WhatsApp, per tale comportamento non sono previste sanzioni. Al contrario, se si segnalano dispositivi di rilevamento della velocità si è passibili di una sanzione amministrativa. Risultano invece del tutto legali le principali applicazioni di navigazione satellitare, come Google Maps o Waze, che pure talvolta segnalano i controlli elettronici della velocità. Tali software si limitano infatti a condividere sulla mappa la posizione geografica ove è potenzialmente possibile un controllo elettronico della velocità e non per forza la reale presenza delle forze dell’ordine.

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