I calciatori forti e i campioni, il "problemetto"... Spalletti, quante frecciate alla squadra
Dopo la partita con il Rennes il tecnico bianconero sembra aver cambiato registro comunicativo: non più difesa della squadra e assunzione totale di responsabilità da parte sua, ma sottolineatura di errori e di un atteggiamento sbagliato che viene da lontano...
Dopo la partita con il Rennes il tecnico bianconero sembra aver cambiato registro comunicativo: non più difesa della squadra e assunzione totale di responsabilità da parte sua, ma sottolineatura di errori e di un atteggiamento sbagliato che viene da lontano...
Fabio Russo Giornalista 23 ottobre - 19:40 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleQuando c'è stato bisogno, si è messo in prima fila, attirando su di sé tutte le critiche per l'obiettivo fallito. Altre volte ha difeso a spada tratta il suo gruppo, palesando le difficoltà nell'onorare la maglia juventina e la storia che il club porta con sé ogni volta che scende in campo. In ulteriori occasioni, ha provato a spronare i calciatori con frecciate e critiche dirette (Jonathan David e Kolo Muani i bersagli più diretti) non sempre ottenendo i risultati sperati. Dopo la partita contro il Rennes, però, Spalletti sembra aver cambiato registro comunicativo. E ha messo il gruppo di fronte alle sue responsabilità, complice il tracollo, ancora fresco, con la Lazio in campionato e il successivo confronto nello spogliatoio che ha portato al cambio di modulo e di atteggiamento mostrato coi francesi.
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—Il primo riferimento a una squadra che fatica a cambiare registro da troppi anni a questa parte l'allenatore della Juve lo fa parlando delle indicazioni che dalla panchina cercava di dare ai suoi difensori: "salite", urlava. Ma i calciatori tendevano ad abbassarsi, rinunciando a quel pressing che era stato una delle armi migliori della squadra che l'ex ct della Nazionale aveva trasformato tra dicembre e febbraio scorso. "È un problemetto di fondo che viene da lontano: non non ci si sente a nostro agio a prendere campo, a montare addosso ai metri tutte le volte che la palla torna indietro", ha detto Spalletti dopo il match contro il Rennes, come a voler sottolineare la paura intrinseca di questo gruppo di giocatori, piuttosto refrattari ai cambiamenti o , comunque, tendenti a voler rischiare il meno possibile quando le cose si complicano. Non è un caso, d'altronde, che la Juve abbia cambiato atteggiamento già l'anno scorso dopo il febbraio "nero", rinunciando via via a quella riaggressione che era stato uno dei principi della rinascita spallettiana. E neanche che, nel colloquio di lunedì scorso alla Continassa, il gruppo abbia chiesto al tecnico di adottare uno schieramento più guardingo.
spalletti, i calciatori forti e i campioni
—Un'altra strigliata al gruppo, ancora più netta, è arrivata in risposta alla sottolineatura dell'ex centrocampista juventino Giancarlo Marocchi, che aveva evidenziato come la squadra si sentisse protetta dal cambio di modulo, ma la maggior parte dei calciatori continuasse a giocare sotto il proprio livello. "Non mi tiro indietro", ha inizialmente replicato Spalletti, prima di sottolineare: "Il primo gol si può evitare, sul secondo abbiamo noi la palla, si poteva girare dietro e siamo in anticipo, invece si va a fare calcio d'angolo: il risultato della partita viene fatto da delle scelte individuali. Sono questi fatti qui che fanno la differenza fra il calciatore forte e il campione. Il campione è quello che anticipa tutto, poi conta anche la tecnica, ma contano gli occhi, conta la testa". Insomma, Spalletti, seduto su una "panchina che scotta", non vuole più fare il parafulmine: è tempo che alla Juve ognuno si prenda le sue responsabilità.
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