MotoGP, riunione segreta dei piloti: non vogliono correre in Qatar
La Gazzetta dello Sport

MotoGP, riunione segreta dei piloti: non vogliono correre in Qatar

Venerdì 23 ottobre 2026
4 visualizzazioni

La situazione in Medio Oriente preoccupa i piloti, che avrebbero discusso il futuro del GP di Lusail. Torna anche l'ipotesi di un sindacato per avere più voce in capitolo sulle decisioni

La situazione in Medio Oriente preoccupa i piloti, che avrebbero discusso il futuro del GP di Lusail. Torna anche l'ipotesi di un sindacato per avere più voce in capitolo sulle decisioni

Giorgio Burreddu Collaboratore 23 ottobre - 22:16 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Non sono burattini mossi dai fili dello show. E adesso anche loro vogliono avere una voce. Con un sindacato dei piloti, un’idea antica eppure attualissima, che sta trovando spazio in queste ore. Tutto nasce da una riunione (segreta, secondo il sito specializzato The Race) in cui i piloti della MotoGP avrebbero discusso l’orizzonte del GP in Qatar in programma a novembre. La situazione geopolitica e le tensioni che non accennano a diminuire in Medio Oriente rendono quell’appuntamento quantomeno incerto. E i piloti lo sanno. Durante l’incontro si sarebbe votato sull’opportunità di gareggiare a Lusail, visti i recenti e crescenti timori di una significativa escalation del conflitto nella regione. Sembra che due terzi dei partecipanti abbiano votato contro la gara.

anche la f1

—  

Anche la F1 si sta interrogando sulla questione dei GP in Qatar e Abu Dhabi. Mentre il presidente della Fia, Mohammed Ben Sulayem, ha dichiarato che “si faranno” perché “non c’è pericolo”, tirando anche in ballo la sua famiglia (“Ho i miei figli lì. Pensate davvero che li lascerei laggiù mentre io sono qui con voi?”), c’è anche chi ha espresso qualche dubbio. “Credo che sembrino molto convinti che si farà”, ha dichiarato Carlos Sainz, precisando di parlare a titolo personale. “Personalmente credo sia molto difficile esserne convinti in questo momento, perché ci sono ancora cose che accadono in Medio Oriente, e ovviamente ci sono le elezioni negli Stati Uniti e dinamiche sul fronte politico mondiale che potrebbero influenzare improvvisamente il prossimo mese, mese e mezzo. Quindi, penso che sia relativamente prematuro esserne così sicuri”. Il pilota della Williams ha poi corretto il tiro: “Allo stato attuale, andremmo in Qatar e ad Abu Dhabi. Se la Fia e la Formula 1 decidono che è ancora uno scenario sicuro e positivo, credo che noi piloti dobbiamo attenerci a ciò che dicono”.

questione politica

—  

La questione non è più solo sportiva, non lo è mai stata. E’ politica nella sua totalità. Tocca il tema della sicurezza, certo. Ma riguarda anche la possibilità, per i piloti di F1 e MotoGP, di far valere la propria voce sulle condizioni in cui sono chiamati a correre. La riunione dei piloti di MotoGP ha fatto emergere diverse questioni e ora si ipotizza, sempre secondo The Race, che i campioni delle due ruote stiano valutando la possibilità di avvalersi di una rappresentanza legale congiunta per opporsi a un eventuale obbligo di partecipazione imposto dalle squadre o, in ultima analisi, dal campionato. “Abbiamo parlato", ha spiegato in seguito Enea Bastianini, pilota del team Tech3 Ktm, "ed è importante che tutti parlino tra loro. E’ importante per il nostro futuro. Abbiamo iniziato due anni fa con questo progetto, ma non lo abbiamo portato a termine, e penso che sia importante avere un po' di potere. I team hanno potere, Dorna ha potere, ma noi non abbiamo nulla”. 

un sindacato

—  

Il progetto sindacale era nato nel 2023 ma non si è mai concretizzato fino in fondo. Un nodo decisivo, che riguarda la sicurezza e, come dimostra il caso del Qatar, anche la possibilità stessa di disputare un GP. E’ giusto che i piloti possano esercitare questo potere. Anche perché, come ha detto Bastianini, non averlo “non è normale, perché il nostro mondo non esisterebbe senza di noi, anche se noi non esisteremmo senza il mondo della MotoGP, quindi è necessario un compromesso”. Carlos Ezpeleta, Ceo della MotoGP, pochi giorni fa aveva spiegato ai media, dopo l'introduzione di un nuovo e controverso formato per i weekend di gara del 2027, che non spetta al campionato, bensì ai team, raccogliere il parere dei piloti sulle scelte della serie. "Non abbiamo alcun contratto con i corridori", aveva detto Ezpeleta quando gli è stato chiesto perché i corridori non fossero stati consultati direttamente sull'introduzione di un formato di qualificazione ad alta intensità.

Non perderti tutti i Gran Premi di Formula 1® e MotoGP™ in esclusiva streaming su NOW! Attiva il Pass Sport da 19,99€ al mese.

un avvocato?

—  

 Oggi la questione è ancora più delicata. “Penso che un'associazione di piloti sia importantissima e utilissima”, ha spiegato il due volte campione del mondo di MotoGP Pecco Bagnaia. “Ed è il momento giusto per farlo”. Il progetto del 2023 si era in parte concretizzato e in parte no: la gestione era stata affidata a Sylvain Guintoli, pilota francese. "Dobbiamo solo nominare una persona che possa lottare per noi. Meglio ancora se fosse qualcuno di straordinario, qualcuno che non abbia preferenze, che lavori in un'unica direzione: per la sicurezza e per noi”, ha detto Pecco Bagnaia. E ancora: “Per me non deve essere necessariamente un pilota, non deve essere per forza qualcuno del paddock. Come un avvocato”.

Leggi anche GP Australia, wallaby in pista: pre-qualifiche interrotte per l'animale che poi salta viaPhillip Island, ultimo giro di MotoGP: da Rossi in volata a canguri e gabbiani in pista a...

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo