Sci, Franzoni: "Sogno la Coppa. Io come Sinner? Forse quando..."
L’argento olimpico di discesa domani debutta a Soelden e in testa ha già la sfida a Odermatt dei prossimi anni. Ma l'azzurro, in questa intervista, ci parla anche dei suoi sugli sci, quando sfidava il futuro numero uno del tennis...
L’argento olimpico di discesa domani debutta a Soelden e in testa ha già la sfida a Odermatt dei prossimi anni. Ma l'azzurro, in questa intervista, ci parla anche dei suoi sugli sci, quando sfidava il futuro numero uno del tennis...
Riccardo Crivelli Giornalista 24 ottobre - 08:36 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIl ragazzo del caffè è diventato uomo. E adesso toccherà ai compagni di squadra riverirlo con qualche gentilezza non richiesta come si fa con i campioni e come si comportava lui nei confronti dei veterani quando era una matricola. Giovanni Franzoni, da ragazzino, sognava di diventare campione tra i pali stretti dello slalom, e invece si è scoperto mago della velocità: prima il trionfo in superG a Wengen, poi il trionfo in discesa a Kitzbuehel, l’università della neve, infine l’argento olimpico sulla Stelvio di Bormio. Ma il sogno della polivalenza, e quindi di una Coppa generale da avvicinare, ora più che mai popola i suoi pensieri. E infatti domani ci sarà anche lui a Soelden, al cancelletto di partenza del gigante. La sfida è appena cominciata.
Giovanni, partendo proprio dai ricordi olimpici, che estate è stata la sua? La stagione di una nuova dimensione, immaginiamo.
"Sì, ma un po’ a due facce perché comunque mi sono ritrovato con più stress da gestire, con gli impegni extrasci, gli eventi, le interviste e tutte queste cose. Devo ancora un po’ adattarmi a questa dimensione, soprattutto nel periodo tra fine maggio e inizio giugno incastrare gli allenamenti in mezzo a tutti gli impegni è stato un po’ complicato: a me piace molto allenarmi con la testa libera e programmare le settimane di preparazione in base a come sto in funzione del recupero, ma dall’altro lato è stato molto bello perché arrivare in estate con delle grandi soddisfazioni come quelle della scorsa stagione ti dà una carica molto forte".
Come ha gestito il post Olimpiade?
"Ero anche abbastanza stanco a livello di testa, quindi ho preso tutto il mese di maggio di pausa, è stata la prima volta in cui ci sono riuscito, sono andato a fare sci estremo in Alaska e poi a surfare in Indonesia: mi è servito molto per uscire dagli standard di iper competitività a cui sono sempre stato abituato e che, intendiamoci, mi piace tantissimo. Però oggettivamente era importante passare un po’ di tempo con gli amici per sentirmi un po’ più libero e un po’ più sollevato. E in questo senso le vacanze mi hanno dato tanta carica".
Le servirà, anche perché le aspettative adesso si sono alzate di molto...
"Io vivo di aspettative e ambizioni: sono il primo a fissare l’asticella molto in alto. Sono soddisfatto perché sono riuscito ad allenarmi bene tutta l’estate e abbiamo fatto un buon lavoro in Sud America; ovviamente i giorni di sci al momento non sono ancora tantissimi perché come l’anno scorso non ho sciato durante il periodo estivo e ho preferito concentrarmi sulla preparazione atletica".
Durante i festeggiamenti dell’argento olimpico, il suo responsabile tecnico Max Carca ci diceva che gli restava solamente un ultimo sogno da realizzare: portare un proprio atleta a vincere la Coppa del Mondo. Siamo su quella strada?
"È un grande sogno nel senso che anche per me sarebbe il risultato più straordinario della carriera, più ancora di un oro olimpico. La strada però è ancora lunga perché ovviamente c’è un fenomeno come Odermatt che vince la classifica con il doppio dei punti degli altri e quindi può contare ancora su un gap abissale. Io lavoro ogni giorno per migliorarmi e per sognare, la Coppa generale non è ancora un obiettivo concreto, ma i grandi progetti partono con anni di anticipo, non si diventa ultra competitivi da una stagione all’altra, quindi mettiamo dentro tanto lavoro e poi negli anni prossimi vedremo a quale livello sarò arrivato".
VIDEO: Ronaldinho, il Ravenna annuncia la data del ritorno in campo del brasilianoUna strategia a lungo termine che però parte da subito: domani sarà in gara nel gigante inaugurale di Soelden.
"In gigante non ho fatto tantissimi passaggi nelle ultime settimane, però gli anni scorsi in allenamento, quando ho avuto il tempo di affrontarlo con un po’ più di continuità, la sciata c’era. Intanto posso partire con il numero 31 e cercherò di sfruttare l’opportunità rispetto ai pettorali alti che avevo prima, disputerò i primi tre della stagione, poi cercherò di gestirmi perché sarà un’annata ricca di impegni e di gare, quindi anche il piano di mantenimento del fisico diventa un aspetto importante".
Già: il 2027 sarà anche l’anno dei Mondiali e la pista di Crans Montana, scorrevole e con pochi tratti tecnici, non è tra le sue preferite. Però dopo i Giochi aveva messo tra gli obiettivi quello di crescere anche sui tracciati a lei meno favorevoli.
"Lo confermo: io credo assolutamente di poter lavorare sui dettagli nei quali magari sono un po’ carente. L’ho già dimostrato l’anno scorso, in Gardena la pista era trasformata perché aveva piovuto, sulla Saslong avevo sempre fatto fatica e invece ho raggiunto il mio primo podio, in superG, e quindi sono convinto che con la voglia, la determinazione e l’allenamento posso colmare quel gap che mi manca sulla fase di scorrevolezza. Quest’estate qualche passo in avanti l’ho fatto soprattutto sulla neve un po’ più morbida. Devo lavorare ancora un po’ a basse velocità anche in vista dei Mondiali, Crans non mi si addice ma voglio mettere tutto me stesso in gioco".
Il suo amico Sinner, a cui spesso ha detto di ispirarsi, ripete sempre che la pressione è un privilegio: dalla prossima gara, toccherà pure a lei...
"Intanto mi auguro di rivederlo presto in campo. E poi condivido in pieno la sua frase, me la sono ripetuta spesso la stagione scorsa: penso che se si riesce a utilizzare la pressione come energia per affrontare le gare nel modo corretto ti arrivi una spinta formidabile. Ma non bisogna mescolare le ambizioni con le troppe responsabilità: io gareggio in primis perché mi piace e mi diverte, e poi perché comunque amo far divertire anche le persone che si appassionano al nostro sport. Voglio dire che bisogna sempre tenersi una parte di divertimento, il viaggio è bello quando si godono i risultati".
A proposito: ricorda ancora le sue due gare di sci da junior contro Jannik?
"Sarò sincero, se non le avessero riproposte i giornali dopo le mie prime vittorie, non mi sarebbero mai venute in mente. Non ho una grande memoria, e poi a quell’epoca ero veramente scarso e quindi più che agli avversari dovevo pensare a me stesso. Ma quando la storia è uscita di nuovo, ci siamo messi in contatto su Instagram".
Franzoni e Odermatt come Sinner e Alcaraz?
"Magari quando avrò vinto tanto come lui... Però poter pensare di avvicinarlo mi rende molto orgoglioso".
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